Claude risolve in 30 minuti un mistero della NSA rimasto irrisolto per 25 anni

Un mistero che ha resistito per 25 anni agli esperti di crittografia è stato chiarito da Claude, il modello di intelligenza artificiale di Anthropic, in meno di 30 minuti. L’enigma riguardava alcuni numeri utilizzati negli standard crittografici americani e forniti originariamente dalla NSA, l’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale. Per decenni nessuno era riuscito a dimostrare come fossero stati generati, alimentando il sospetto che potessero nascondere una porta di accesso segreta. Il risultato è sorprendente, ma non significa che Claude abbia violato la crittografia: al contrario, la scoperta riduce i timori su possibili manipolazioni deliberate.
Il caso risale al 2000, quando il NIST, l’ente statunitense che definisce numerosi standard tecnologici, adottò diverse curve ellittiche per le firme digitali. Queste strutture matematiche sono alla base di sistemi che verificano l’autenticità di messaggi, software e comunicazioni. La NSA aveva fornito alcuni valori iniziali, chiamati seed, senza documentare in modo convincente la procedura usata per sceglierli. Il problema non era soltanto accademico: quando un parametro crittografico viene deciso da qualcuno senza una spiegazione verificabile, resta aperta la domanda se sia stato selezionato per favorire chi ne conosce eventuali proprietà nascoste.
Per anni si è cercata una frase segreta che avrebbe potuto essere trasformata nei numeri pubblicati. L’ipotesi nasceva anche dai ricordi di Jerry Solinas, ex dipendente della NSA, che aveva accennato a una battuta tra colleghi come possibile origine dei valori. Ma nessuno aveva trovato la frase né ricostruito il processo. Nel 2023 il crittografo Filippo Valsorda aveva persino contribuito a organizzare una ricompensa per chi fosse riuscito a risolvere l’enigma.
Il mistero delle curve crittografiche fornite dalla NSA
Nell’ottobre 2026, un dipendente di Anthropic ha affidato la questione a un modello interno di ricerca di Claude, senza indirizzarlo verso la vecchia teoria della frase nascosta. L’IA ha seguito un percorso diverso: ha cercato di capire quale programma degli anni Novanta avrebbe potuto produrre quelle sequenze. Dopo aver analizzato 34 combinazioni di generatori e rappresentazioni dei dati, ha individuato una caratteristica nei bit più significativi di alcuni seed: comparivano sistematicamente degli zeri.
Quell’anomalia era compatibile con lrand48, un comune generatore di numeri pseudocasuali presente nelle vecchie librerie del linguaggio C. Claude ha quindi scritto e utilizzato procedure matematiche per ricostruire lo stato interno del generatore, risalendo ai valori iniziali. Per le curve principali ha impiegato anche il metodo Lenstra-Lenstra-Lovász (LLL), utilizzato per risolvere problemi legati ai reticoli matematici. Non si è trattato di una semplice intuizione: il modello ha riprodotto esattamente le sequenze pubblicate.
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Come Claude ha trovato la soluzione in meno di mezz’ora
La verifica più convincente riguarda le cinque curve P-192, P-224, P-256, P-384 e P-521. I seed corrispondevano a sequenze prodotte da lrand48 inizializzato con timestamp Unix, cioè numeri che rappresentano date e orari, compresi tra maggio 1997 e aprile 1998. Per la curva P-256, ancora ampiamente utilizzata, il modello ha ricostruito un’esecuzione avviata il 16 agosto 1997: il valore standardizzato appariva al 1.842° candidato. Il risultato può essere verificato ripetendo i calcoli.
La soluzione ha un significato preciso per la sicurezza. Un generatore come lrand48 non sarebbe adatto a creare chiavi segrete moderne, perché è prevedibile. Ma qui non è stato usato per generare la chiave privata di un utente: ha contribuito a produrre parametri pubblici di alcune curve standardizzate. Sono due situazioni molto diverse. Il fatto che l’origine dei seed sia ora riproducibile rende meno plausibile che quei numeri fossero stati scelti per introdurre una debolezza nascosta.
La scoperta non indebolisce la crittografia né Bitcoin
Anthropic sottolinea infatti che non è stato scoperto un attacco contro ECDSA e che gli utenti non devono modificare le proprie impostazioni di sicurezza a causa di questa ricerca. Restano comunque alcuni interrogativi: non è stato ricostruito completamente il procedimento di scelta di tutti i parametri e non è chiaro perché il programma originale abbia saltato alcuni candidati che avrebbero soddisfatto i requisiti matematici. La scoperta chiarisce una parte fondamentale della storia, ma non dimostra in modo assoluto ogni decisione presa durante la progettazione degli standard.
Il caso ha attirato attenzione anche nel mondo delle criptovalute, ma è importante distinguere le tecnologie. Bitcoin utilizza la curva secp256k1, diversa dalle curve NIST al centro dell’indagine. Di conseguenza, questa scoperta non compromette Bitcoin e non introduce un nuovo rischio per i portafogli. Le eventuali minacce future derivanti da computer quantistici sufficientemente potenti sono un tema separato, che non dipende dai seed individuati da Claude.
Alla ricerca era associata una ricompensa che ha raggiunto 36.864 dollari. Il premio è stato destinato all’Internet Security Research Group, l’organizzazione senza scopo di lucro che gestisce anche Let’s Encrypt, il servizio che contribuisce a rendere sicure milioni di connessioni web. È un epilogo significativo per un enigma nato dalla necessità di fidarsi della matematica utilizzata su Internet.
Una ricompensa da 36.864 dollari e una lezione sull’IA
Più che dimostrare che un’IA possa magicamente violare sistemi impenetrabili, il risultato mostra la sua capacità di combinare ipotesi, programmazione e strumenti matematici per affrontare problemi rimasti aperti a lungo. In meno di mezz’ora, Claude ha trovato un collegamento che generazioni di ricercatori non avevano identificato. E la conclusione è quasi ironica: dietro uno dei misteri più discussi della crittografia moderna non c’era necessariamente un sofisticato piano di spionaggio, ma un vecchio generatore di numeri e l’orologio di un computer degli anni Novanta.
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