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DeepSeek, alcune chat degli utenti finiscono nei risultati di Google: cosa è successo e quali rischi ci sono

Una parte delle conversazioni degli utenti di DeepSeek, il chatbot basato sull’intelligen artificiale sviluppato in Cina, è stata temporaneamente resa accessibile attraverso Google. L’episodio ha sollevato interrogativi sulla tutela della privacy, dopo che alcune chat condivise sono state indicizzate dal motore di ricerca e sono risultate consultabili anche da utenti esterni alla piattaforma.

Secondo quanto riportato da RBC, il problema non sarebbe stato provocato da un attacco informatico, bensì dal funzionamento di uno degli strumenti integrati nel chatbot. La funzione consente infatti di creare un collegamento pubblico per condividere l’intera conversazione o una parte di essa.

Come alcune conversazioni sono finite su Google

Quando un utente utilizza il pulsante di condivisione, DeepSeek genera un link accessibile anche senza effettuare l’accesso al servizio. Non è ancora stato chiarito come questi URL siano stati successivamente indicizzati da Google, permettendo così la loro comparsa nei risultati di ricerca.

L’azienda, almeno finora, non ha fornito spiegazioni dettagliate sul meccanismo che ha portato i collegamenti all’interno dell’indice del motore di ricerca.

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Come verificare se una chat è pubblica

Gli utenti possono controllare l’eventuale presenza di conversazioni condivise accedendo alle impostazioni del proprio account DeepSeek. In questa sezione è possibile verificare i link pubblici eventualmente creati in passato.

Fino a quando non saranno introdotte eventuali modifiche al sistema di condivisione, la misura più prudente consiste nel non condividere chat contenenti dati personali, informazioni riservate o contenuti sensibili.

Un precedente aveva già acceso i riflettori sulla sicurezza

L’episodio richiama un caso emerso nel gennaio 2025, quando i ricercatori di Wiz Research individuarono una vulnerabilità che aveva esposto pubblicamente oltre un milione di righe di dati appartenenti a DeepSeek.

Tra le informazioni accessibili figuravano cronologie delle conversazioni, frammenti di codice e alcune chiavi segrete. La falla venne corretta rapidamente dopo la segnalazione, ma l’episodio contribuì ad aumentare l’attenzione sulle pratiche di sicurezza adottate dalla piattaforma.

Privacy e strumenti di condivisione: perché serve cautela

Il caso dimostra come anche funzioni pensate per facilitare la condivisione possano trasformarsi in un potenziale rischio per la privacy se utilizzate senza la dovuta attenzione. Prima di rendere pubblico qualsiasi contenuto generato da un chatbot è consigliabile verificare le impostazioni di visibilità ed evitare di condividere conversazioni che includano dati personali o informazioni riservate.

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