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Google smantella la più grande rete globale di proxy residenziali usata per attività criminali

Google ha annunciato di aver disattivato la più grande rete globale di proxy residenziali mai individuata, un’infrastruttura ampiamente utilizzata per attività criminali informatiche. L’operazione, condotta dal team di Threat Intelligence, ha preso di mira IPIDEA, un framework poco noto al grande pubblico ma centrale per il mascheramento di operazioni illegali online.

I proxy residenziali rappresentano una minaccia particolarmente insidiosa perché sfruttano indirizzi IP domestici invece di server nei data center, rendendo il traffico difficile da distinguere da quello degli utenti reali.

Cosa sono i proxy residenziali e perché sono pericolosi

A differenza dei proxy tradizionali, quelli residenziali utilizzano dispositivi comuni come smartphone, router, smart TV e set‑top box. Il software proxy viene installato sugli apparati degli utenti, spesso a loro insaputa, permettendo ai criminali di camuffare attività illegali come se provenissero da normali abitazioni.

Questo approccio rende estremamente complesso il rilevamento da parte delle autorità e delle aziende di sicurezza informatica, poiché le connessioni appaiono legittime e affidabili.

IPIDEA e il coinvolgimento di oltre 600 app Android

Secondo Google, oltre 600 applicazioni Android integravano codice collegato all’infrastruttura IPIDEA. Queste app, che spaziavano da utility a giochi e piattaforme di contenuti, trasformavano i dispositivi degli utenti in nodi della rete proxy.

In alcuni casi, gli utenti venivano ingannati con promesse di guadagni in cambio della condivisione della propria larghezza di banda. In altri, il software proxy era nascosto all’interno delle applicazioni, senza un consenso realmente informato.

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Attività criminali e attori coinvolti

L’analisi di Google ha rilevato che, in una sola settimana di gennaio 2026, oltre 550 minacce informatiche facevano uso di indirizzi IP riconducibili a IPIDEA. Tra gli attori individuati figurano gruppi legati a Cina, Corea del Nord, Iran e Russia.

Le attività illecite includevano accessi non autorizzati a sistemi cloud aziendali, attacchi di forza bruta contro gestori di password e altre operazioni di cyber‑spionaggio e criminalità digitale.

Servizi proxy e VPN collegati a IPIDEA

Google ha scoperto che numerosi servizi proxy e VPN apparentemente indipendenti facevano in realtà parte dello stesso ecosistema IPIDEA. Tra i nomi emersi figurano Proxy 922, Moon Proxy, Cherry Proxy e servizi VPN come Galleon VPN e Radish VPN.

Gli operatori gestivano anche SDK dedicati da integrare nelle app di terze parti, pagando gli sviluppatori per ogni installazione e ampliando così la rete su scala globale.

Rischi per gli utenti e raccomandazioni di sicurezza

Gli utenti coinvolti in queste reti rischiano conseguenze serie. I loro dispositivi possono essere usati come base per attività illegali, con possibili implicazioni legali, rallentamenti della rete e nuove vulnerabilità di sicurezza.

Google invita a diffidare delle applicazioni che promettono compensi per la condivisione della “larghezza di banda inutilizzata” o di “internet condivisa”. Per i dispositivi connessi, la raccomandazione è di acquistare solo prodotti di produttori affidabili ed evitare app non verificate.

Un colpo duro alla criminalità informatica globale

Lo smantellamento, seppur parziale, della rete IPIDEA rappresenta una pietra miliare nella lotta alla criminalità informatica. Milioni di dispositivi non sono più disponibili per queste operazioni, riducendo drasticamente la capacità dei gruppi criminali di agire indisturbati.

Allo stesso tempo, l’operazione evidenzia l’importanza della prevenzione e dell’educazione digitale, elementi fondamentali per evitare che i dispositivi domestici continuino a essere sfruttati come strumenti invisibili di crimini su scala globale.

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