IPTV pirata: tribunale USA impone maxi multa da 18,75 milioni

Un tribunale federale degli Stati Uniti ha inflitto una delle condanne economiche più pesanti mai viste nel settore della pirateria IPTV. Il giudice distrettuale Sam A. Lindsay ha stabilito che l’operatore con sede a Dallas William Freemon dovrà pagare 18,75 milioni di dollari di danni per violazione del copyright a favore di Amazon, Netflix e di diversi importanti studios cinematografici di Hollywood.
La decisione arriva dopo che l’imputato non è riuscito a portare avanti una difesa legale completa. Freemon aveva inizialmente risposto alla causa presentando alcune mozioni, ma non ha mai presentato una risposta formale alla denuncia per violazione del copyright tramite un avvocato per la sua società, la Freemon Technology Industries (FTI). Questa situazione ha spinto il tribunale ad accogliere la richiesta degli studios di emettere una sentenza contumaciale.
Il caso legale era stato avviato nel marzo 2024, quando le piattaforme di streaming e le major cinematografiche hanno accusato Freemon di gestire una vasta rete di servizi IPTV non autorizzati che distribuivano film, serie TV e canali televisivi protetti da copyright.
I servizi IPTV illegali al centro della causa
Secondo i documenti presentati in tribunale, l’operatore avrebbe gestito diversi servizi di streaming illegali tra cui Streaming TV Now, TV Nitro, Instant IPTV e Cash App IPTV. A questi si aggiungeva anche una piattaforma di rivendita denominata Live TV Resellers, utilizzata per distribuire abbonamenti IPTV attraverso una rete di reseller.
Tra tutte le piattaforme, la più diffusa risultava essere Streaming TV Now. Il servizio, apparso online nel 2020, prometteva un’offerta estremamente ampia: circa 11.000 canali televisivi in diretta, oltre a un catalogo on‑demand con 27.000 film e circa 9.000 serie TV.
Gli studios hanno individuato almeno 125 opere protette da copyright disponibili attraverso questi servizi. Tra i titoli citati nella causa compare anche Oppenheimer, il celebre film distribuito da Universal, utilizzato come esempio della distribuzione non autorizzata di contenuti cinematografici recenti.

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Danni massimi e sequestro dei domini
Per determinare il risarcimento, il tribunale ha applicato il massimo previsto dalla legge statunitense per violazione intenzionale del copyright. La normativa consente infatti di richiedere fino a 150.000 dollari di danni per ogni opera violata.
Moltiplicando questa cifra per le 125 opere identificate, il tribunale ha stabilito un totale di 18.750.000 dollari. L’importo non è definitivo: alla cifra si aggiungeranno infatti interessi annuali post‑sentenza del 3,51% fino al pagamento completo, oltre alle spese legali degli studios che saranno quantificate successivamente.
Oltre al risarcimento economico, il giudice ha emesso anche una ingiunzione permanente che vieta a Freemon e alla sua azienda di riprodurre, distribuire o trasmettere contenuti protetti da copyright, oltre a impedire qualsiasi forma di collaborazione con altri servizi simili.
La sentenza colpisce direttamente anche l’infrastruttura online del servizio. Il tribunale ha ordinato il trasferimento immediato di otto nomi di dominio sotto il controllo degli studios cinematografici. I registrar hanno cinque giorni di tempo per completare l’operazione; in caso contrario i registry dei domini potranno essere obbligati a sospendere o trasferire forzatamente i siti.
La decisione rappresenta una vittoria significativa per l’industria cinematografica e per le piattaforme di streaming, sempre più impegnate nella lotta contro i servizi IPTV illegali. Resta però un interrogativo: non è ancora chiaro se l’imputato sarà effettivamente in grado di pagare una cifra superiore ai 18 milioni di dollari. Molti dei domini coinvolti risultano già offline da tempo, ma la sentenza garantisce agli studios strumenti legali più forti nel caso in cui servizi simili dovessero riapparire in futuro.
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