L’olio di palma potrebbe raffreddare i data center del futuro

L’olio di palma potrebbe trovare un impiego decisamente insolito: raffreddare i server dei data center, comprese le infrastrutture ad alta densità utilizzate per l’intelligenza artificiale. In Malesia, il Malaysian Palm Oil Board (MPOB) ha sviluppato Sawit EcoTherm, un fluido dielettrico di origine vegetale pensato per i sistemi di raffreddamento a immersione.
L’obiettivo è affrontare uno dei problemi più importanti legati alla crescita dei data center: la quantità di energia e acqua necessaria per dissipare il calore prodotto da server sempre più potenti. Secondo i ricercatori, la nuova soluzione potrebbe ridurre sensibilmente questi consumi, anche se la tecnologia dovrà dimostrare affidabilità e convenienza su larga scala.
Come funziona Sawit EcoTherm
Il principio alla base di Sawit EcoTherm è molto diverso da quello dei tradizionali sistemi di raffreddamento ad aria. I componenti dei server vengono immersi direttamente in un liquido dielettrico non conduttivo, capace di assorbire il calore senza provocare cortocircuiti.
Il fluido circola all’interno di un sistema a circuito chiuso e trasferisce continuamente il calore lontano dall’hardware. Questa configurazione permette inoltre di eliminare le ventole presenti nei server e di fare a meno delle tradizionali torri di raffreddamento che consumano acqua attraverso l’evaporazione.
La particolarità della soluzione malese riguarda soprattutto la sua composizione. Secondo MPOB, fino al 95% delle materie prime utilizzate è rinnovabile e di origine palmare. Il fluido viene inoltre descritto come privo di PFAS, facilmente biodegradabile e caratterizzato da una bassa ecotossicità.
L’impiego di materie prime vegetali punta quindi anche a ridurre la dipendenza dai fluidi di raffreddamento di origine petrolifera o sintetica.

Leggi anche:
Meno acqua ed energia per raffreddare i server
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il possibile risparmio energetico. Secondo le stime comunicate da MPOB, il raffreddamento diretto dei componenti e l’eliminazione delle ventole potrebbero consentire una riduzione del consumo energetico dedicato al raffreddamento nell’ordine del 30-50%.
Ancora più importante potrebbe essere l’impatto sull’utilizzo dell’acqua. MPOB ha indicato che i tradizionali sistemi di raffreddamento ad acqua dei data center in Malesia potrebbero arrivare a richiedere 876 milioni di litri al giorno, una quantità paragonabile al fabbisogno quotidiano di quasi quattro milioni di persone. Si tratta però di una proiezione, non del consumo attuale effettivo dell’intero settore.
Il raffreddamento a immersione proposto con Sawit EcoTherm punta invece a eliminare il consumo d’acqua associato direttamente alle torri evaporative del sistema di raffreddamento.
La questione è particolarmente rilevante per l’intelligenza artificiale. Secondo la ricercatrice MPOB Noor Khairin Mohd, i server destinati all’AI possono produrre da tre a cinque volte più calore rispetto ai server convenzionali. Raffreddare direttamente l’hardware attraverso un liquido consente di gestire carichi termici più elevati e, potenzialmente, installare una maggiore capacità di calcolo nello stesso spazio.
Prima dei data center su larga scala serviranno altre verifiche
Sawit EcoTherm non è ancora una soluzione pronta a sostituire improvvisamente i sistemi di raffreddamento utilizzati nei data center di tutto il mondo. La tecnologia è stata sottoposta a test e MPOB punta sulla collaborazione con produttori di server, operatori di data center, fornitori tecnologici e specialisti dei sistemi a immersione per portarla verso una diffusione commerciale più ampia. (BERNAMA)
Saranno importanti soprattutto progetti pilota, validazioni tecniche e test in condizioni operative, necessari per verificare prestazioni, affidabilità e costi nel lungo periodo. Fonti più recenti indicano che la tecnologia si sta avvicinando alla commercializzazione e che sarebbe in fase di definizione un accordo di licenza con un produttore locale.
Resta inoltre il tema della sostenibilità della materia prima. La produzione di olio di palma può essere realizzata secondo criteri più sostenibili, ma storicamente la sua espansione è stata associata anche a deforestazione e perdita di habitat nel Sud-est asiatico. Un’eventuale adozione su vasta scala renderebbe quindi importante valutare non soltanto l’efficienza del fluido nei server, ma anche l’origine e la sostenibilità della filiera utilizzata per produrlo.
L’idea di raffreddare potenti infrastrutture AI con un derivato dell’olio di palma può sembrare insolita, ma evidenzia quanto rapidamente stia cambiando il settore. Con l’aumento della potenza dei chip e della densità dei server, raffreddare l’hardware in modo efficiente sta diventando una delle sfide centrali dei data center di nuova generazione.
Ti potrebbe interessare:
Segui guruhitech su:
- Google News: bit.ly/gurugooglenews
- Telegram: t.me/guruhitech
- Facebook: facebook.com/guruhitechfb
- Instagram: instagram.com/guruhitech_official/
- X (Twitter): x.com/guruhitech1
- Bluesky: bsky.app/profile/guruhitech.bsky.social
- Rumble: rumble.com/user/guruhitech
- VKontakte: vk.com/guruhitech
- MeWe: mewe.com/i/guruhitech
- Skype: live:.cid.d4cf3836b772da8a
- WhatsApp: bit.ly/whatsappguruhitech
Esprimi il tuo parere!
Che ne pensi di questa notizia? Lascia un commento nell’apposita sezione che trovi più in basso e se ti va, iscriviti alla newsletter.
Per qualsiasi domanda, informazione o assistenza nel mondo della tecnologia, puoi inviare una email all’indirizzo [email protected].
Scopri di più da GuruHiTech
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
