Media: Hollywood minimizza l’uso reale dell’intelligenza artificiale

L’industria cinematografica sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante del processo produttivo, eppure – secondo diverse voci interne – il suo utilizzo sarebbe molto più esteso di quanto gli studi ammettano pubblicamente.
A sollevare il tema è stata Janice Min, ex direttrice dell’Hollywood Reporter, che in un’intervista a Business Insider ha dichiarato che gli studi cinematografici tenderebbero a minimizzare la reale portata dell’uso delle reti neurali nelle produzioni.
L’intelligenza artificiale è già ovunque nei set
Secondo Min, oggi è difficile trovare uno sceneggiatore che non utilizzi strumenti come ChatGPT o Claude durante la fase di scrittura. Le piattaforme basate su reti neurali sarebbero diventate strumenti quotidiani per generare idee, rivedere dialoghi o affinare la struttura narrativa.
Ma l’impiego dell’AI non si limita alla scrittura. Gli algoritmi vengono utilizzati anche nella post-produzione, negli effetti visivi e nei processi di ottimizzazione tecnica delle riprese. Non si tratta solo di sistemi generativi, ma anche di tecnologie più tradizionali basate su apprendimento automatico, ormai radicate nel workflow degli studi.

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Il caso de «Il brutalista»
Un esempio emblematico è il film «Il brutalista». Il regista Brady Corbet ha confermato pubblicamente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare l’accento ungherese degli attori Adrien Brody e Felicity Jones, dimostrando come l’AI possa intervenire direttamente sulle performance linguistiche senza alterare l’interpretazione artistica.
Secondo Min, questo episodio non rappresenterebbe affatto un’eccezione. Anzi, sostiene che quasi tutti i film candidati agli Oscar quest’anno abbiano fatto ricorso all’intelligenza artificiale in diverse fasi della produzione.
Una rivoluzione che divide
La crescente integrazione dell’AI nel cinema solleva interrogativi importanti sul futuro della creatività, sulla trasparenza verso il pubblico e sul ruolo degli artisti. Se da un lato le nuove tecnologie consentono di ridurre costi e tempi di produzione, dall’altro alimentano timori legati alla sostituzione del lavoro umano e alla perdita di autenticità.
Quello che appare certo è che Hollywood sta già vivendo una nuova era tecnologica. E, secondo alcune fonti interne, il cambiamento è molto più avanzato di quanto l’industria sia disposta ad ammettere ufficialmente.
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