Meta, dipendenti coinvolti nel caso dei film per adulti piratati: nuovi documenti

Meta torna al centro di una controversia sulla pirateria e sull’addestramento dell’intelligenza artificiale. Una nuova versione di un documento giudiziario, con meno parti oscurate, rivela che un’indagine interna dell’azienda ha individuato dipendenti che sembrano aver aperto o visualizzato copie di film per adulti appartenenti ai produttori Strike 3 Holdings e Counterlife Media. Sono proprio le opere al centro di una causa nella quale Meta viene accusata di aver scaricato materiale protetto da copyright tramite BitTorrent per alimentare i propri sistemi di IA.
La distinzione è fondamentale: aver interagito con un file non dimostra di averlo scaricato o condiviso tramite torrent. Meta nega di aver trovato prove di download BitTorrent riconducibili ai dipendenti individuati e sostiene che le attività emerse fossero non autorizzate e del tutto estranee all’addestramento dei suoi modelli. La vicenda giudiziaria è ancora aperta e nessuna responsabilità definitiva è stata accertata.
Meta ha identificato cinque dipendenti, ma i nomi restano riservati
La novità emerge da un rapporto congiunto sullo stato della causa depositato inizialmente il 21 ottobre 2026, quando ampie sezioni del documento erano oscurate. Circa una settimana dopo, Meta ha depositato una versione con meno omissis, rendendo pubblici nuovi dettagli sull’indagine.
Secondo Strike 3, Meta aveva comunicato già a luglio i nomi di cinque dipendenti che avrebbero «interagito» con versioni dei film indicate dai produttori come copie torrent. L’azienda sostiene però che quel primo elenco fosse contenuto in una bozza inviata per errore e successivamente ritirata.
I nomi sono stati poi condivisi nuovamente, ma con la classificazione «Attorney’s Eyes Only»: possono quindi essere consultati soltanto dagli avvocati autorizzati. I produttori contestano questa limitazione perché, a loro giudizio, rende più difficile approfondire il ruolo delle persone coinvolte. Meta ha inoltre segnalato l’esistenza di altri dipendenti che potrebbero aver avuto contatti con i file, senza identificarli pubblicamente.
Aprire un film non significa averlo scaricato con BitTorrent
Il punto centrale del confronto riguarda il significato dell’espressione utilizzata nei documenti: «interacted with», cioè «ha interagito con». Meta spiega che può riferirsi, per esempio, all’apertura o alla visualizzazione di un file. È una descrizione molto diversa dalla prova tecnica di un download o di una distribuzione tramite BitTorrent.
Strike 3 e Counterlife sostengono che i file siano copie piratate delle proprie opere. Meta replica che, allo stato delle verifiche, non ha trovato prove che i dipendenti individuati abbiano effettuato i download torrent contestati. L’azienda aggiunge di non aver autorizzato quelle attività e di non averne tratto beneficio per l’addestramento dell’intelligenza artificiale.
Per attribuire una violazione alla società non basta quindi stabilire che una persona abbia visto un video: occorre chiarire come il materiale sia stato ottenuto, quale infrastruttura sia stata utilizzata e se l’eventuale condotta sia riconducibile all’azienda. Sono proprio queste le questioni che le parti stanno cercando di ricostruire.
La causa riguarda migliaia di film per adulti e l’addestramento dell’IA
La controversia è iniziata nel 2025, quando Strike 3 Holdings e Counterlife Media hanno accusato Meta di aver acquisito e condiviso attraverso BitTorrent migliaia di film protetti da copyright. La denuncia originaria riguardava 2.396 opere, mentre una successiva versione della causa ha ampliato il numero a 2.973.
Secondo i produttori, gli indirizzi IP collegati all’ecosistema Meta mostrerebbero un’attività organizzata, potenzialmente destinata a raccogliere materiale per lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, compresi strumenti di generazione video. Meta nega che i film siano stati utilizzati per addestrare i propri modelli e contesta l’interpretazione dei dati di rete presentati dagli accusatori.
La società sottolinea che una parte rilevante degli indirizzi IP segnalati appartiene a terzi sui quali non esercita controllo. Quanto agli indirizzi aziendali, Meta sostiene che molti fossero associati a un vecchio servizio di accesso a Internet aperto al pubblico e dismesso nel 2019. Questa spiegazione potrebbe essere rilevante per stabilire chi utilizzasse effettivamente le connessioni all’epoca dei presunti download.
Leggi anche:
Il caso dell’ex dirigente di Reality Labs
Il documento contiene anche nuovi elementi relativi a una controversia parallela che coinvolge un abbonato AT&T inizialmente anonimo. Strike 3 ha sostenuto che la persona identificata fosse collegata a Reality Labs, la divisione di Meta dedicata alle tecnologie immersive, e ha chiesto di mettere in relazione i due procedimenti.
Meta contesta questa ricostruzione temporale: secondo l’azienda, l’interessato aveva già lasciato Meta quando si sarebbero verificati i download oggetto della contestazione. I produttori ribattono che l’attività illecita da loro ricostruita risalirebbe anche agli anni precedenti all’uscita dalla società.
La disputa non è stata risolta. Anche in questo caso, l’associazione di una persona a un indirizzo IP non dimostra automaticamente che abbia commesso una violazione, né che un eventuale comportamento personale fosse parte di un progetto aziendale.
Il tribunale ha già respinto la richiesta di archiviazione
Nel giugno 2026, una giudice federale della California ha respinto la richiesta di Meta di chiudere la causa nella fase preliminare. Il tribunale ha ritenuto che le accuse fossero sufficientemente circostanziate per proseguire il procedimento e passare all’esame delle prove.
La decisione non equivale a una condanna. Il giudice non ha stabilito che Meta abbia piratato i film o li abbia utilizzati per l’intelligenza artificiale: ha soltanto consentito ai produttori di portare avanti le proprie contestazioni. La fase successiva serve proprio a verificare documenti, indirizzi IP, testimonianze e spiegazioni alternative.
Nel valutare le accuse iniziali, il tribunale aveva osservato che alcune coincidenze nei presunti download potevano suggerire attività automatizzate, ma resta da accertare se tali schemi siano realmente attribuibili a Meta e quale scopo avessero.
Cosa cambia dopo la scoperta dei dipendenti coinvolti
La nuova documentazione aggiunge un tassello alla ricostruzione, ma non dimostra che Meta abbia creato un archivio di film per adulti per addestrare la propria IA. Da un lato, l’indagine interna conferma l’esistenza di contatti tra alcuni dipendenti e i file contestati; dall’altro, l’azienda insiste sull’assenza di prove di torrenting, autorizzazione aziendale o impiego nei modelli.
La vicenda evidenzia quanto sia complesso ricostruire l’origine dei dati usati nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, soprattutto quando entrano in gioco reti condivise, indirizzi IP storici e comportamenti individuali. La questione decisiva non è soltanto chi abbia aperto quei film, ma se vi sia stata una violazione del copyright imputabile a Meta. Sarà il procedimento giudiziario a stabilirlo.
Ti potrebbe interessare:
Segui guruhitech su:
- Google News: bit.ly/gurugooglenews
- Telegram: t.me/guruhitech
- Facebook: facebook.com/guruhitechfb
- Instagram: instagram.com/guruhitech_official/
- X (Twitter): x.com/guruhitech1
- Bluesky: bsky.app/profile/guruhitech.bsky.social
- Rumble: rumble.com/user/guruhitech
- VKontakte: vk.com/guruhitech
- MeWe: mewe.com/i/guruhitech
- Skype: live:.cid.d4cf3836b772da8a
- WhatsApp: bit.ly/whatsappguruhitech
Esprimi il tuo parere!
Che ne pensi di questa notizia? Lascia un commento nell’apposita sezione che trovi più in basso e se ti va, iscriviti alla newsletter.
Per qualsiasi domanda, informazione o assistenza nel mondo della tecnologia, puoi inviare una email all’indirizzo [email protected].
Scopri di più da GuruHiTech
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
