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OnlyFans contro Meta: la sua IA può parlare di sesso, le creator vengono censurate

Su Instagram basta talvolta un contenuto considerato troppo provocante per ritrovarsi con una pubblicazione rimossa, una visibilità limitata o un account sottoposto a restrizioni. Ma se a parlare di sesso è un’intelligenza artificiale sviluppata dalla stessa azienda che gestisce Instagram, le regole sembrano cambiare. È questa la contraddizione denunciata da alcune creator di OnlyFans dopo aver scoperto che Muse, l’agente IA di Meta, può intrattenere conversazioni sessualmente esplicite con utenti adulti.

La vicenda solleva una domanda scomoda: perché Meta consente al proprio assistente artificiale comportamenti che, secondo le professioniste coinvolte, possono costare restrizioni agli account delle persone reali? La risposta dell’azienda distingue tra conversazioni private e contenuti pubblici. Ma il confronto riaccende il dibattito sul potere delle piattaforme di stabilire chi può parlare di sessualità, in quale contesto e con quali conseguenze.

Muse può parlare di sesso, mentre le creator denunciano restrizioni

Muse non è soltanto un chatbot: è un agente di intelligenza artificiale progettato per aiutare gli utenti con attività pratiche, come organizzare appuntamenti e gestire impegni. Tuttavia, nell’app riservata ai maggiorenni può anche sostenere conversazioni testuali sessualmente esplicite. Non genera, in questo contesto, immagini o video pornografici.

Questa possibilità ha provocato la reazione di alcune professioniste dei contenuti per adulti, che raccontano di dover affrontare limitazioni e procedure di ricorso su Instagram anche per promuovere la propria attività senza pubblicare materiale esplicito.

La creator Vanniall, attiva su OnlyFans e seguita da oltre 100.000 persone su Instagram, ha raccontato di dover affrontare frequentemente segnalazioni e contestazioni. Il suo profilo risulta soggetto a restrizioni e non è liberamente consultabile senza accesso. A questo si aggiunge un altro problema: la circolazione di deepfake iperrealistici che riproducono la sua immagine e che, secondo la sua testimonianza, non sempre riesce a far rimuovere.

La difesa di Meta: una chat privata non è un post pubblico

Meta respinge l’idea che si tratti di situazioni equivalenti. La portavoce Tracy Clayton ha spiegato che una conversazione individuale tra un adulto e un agente IA personalizzato, su una piattaforma riservata ai maggiorenni, è diversa dalla promozione di servizi su un social network pubblico.

È una distinzione reale: Instagram è accessibile a un pubblico molto più ampio e deve applicare regole diverse rispetto a un’app con accesso limitato agli adulti. Questo, però, non elimina la questione della coerenza. Le creator chiedono perché non esistano modalità adeguate per consentire anche alle persone reali di operare in spazi per adulti senza rischiare continuamente penalizzazioni.

Il caso dimostra che non si sta discutendo semplicemente di autorizzare contenuti espliciti ovunque. La questione è se le piattaforme offrano strumenti e regole proporzionati ai diversi contesti, senza penalizzare ingiustamente alcune categorie di professionisti.

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Il timore più grande: le IA potrebbero sfruttare l’immagine delle persone reali

La polemica va oltre la moderazione di Instagram. Jiz Lee, performer e creator con esperienza nell’industria dei contenuti per adulti, ha sollevato interrogativi sui dati utilizzati per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale e sull’eventuale compensazione delle persone il cui lavoro potrebbe aver contribuito allo sviluppo dei modelli.

È importante distinguere i fatti dalle preoccupazioni: non è stato dimostrato, sulla base delle testimonianze riportate, che Muse sia stato addestrato senza consenso sui contenuti specifici di queste creator. La richiesta di trasparenza riguarda proprio la necessità di chiarire l’origine dei dati e le tutele disponibili.

Per chi lavora con la propria immagine, i deepfake rappresentano un problema concreto. Una fotografia o un video possono essere manipolati per creare rappresentazioni mai autorizzate. E quando l’imitazione artificiale diventa convincente, distinguere il contenuto autentico dalla copia può risultare difficile anche per il pubblico.

L’intelligenza artificiale rischia di sostituire anche chi crea contenuti per adulti?

Un’altra preoccupazione riguarda il futuro economico del settore. Tony Genius, creator di OnlyFans e performer, teme che personaggi interamente artificiali possano sottrarre spazio e opportunità alle persone reali. Al tempo stesso, riconosce che alcuni strumenti di IA possono essere utili per attività come il montaggio di clip e la promozione.

Genius non esclude nemmeno la possibilità di collaborare con aziende tecnologiche per creare una versione virtuale di sé, purché i performer mantengano il controllo e possano ricevere un compenso. È una prospettiva molto diversa dall’utilizzo non autorizzato dell’immagine altrui.

Il punto decisivo, quindi, non è soltanto se l’IA possa produrre contenuti destinati agli adulti, ma chi controlla l’identità digitale, chi concede il consenso e chi trae beneficio economico dal risultato.

Due pesi e due misure? Il paradosso che Meta dovrà spiegare

Il caso Muse mette in evidenza una tensione crescente tra moderazione dei social network e sviluppo dell’intelligenza artificiale. Da una parte, Meta impone restrizioni ai contenuti pubblici su Instagram. Dall’altra, permette interazioni testuali esplicite all’interno di un proprio prodotto destinato agli adulti.

La differenza tra i due ambienti giustifica regole diverse, ma non risponde a tutte le critiche delle professioniste che lamentano restrizioni poco trasparenti, difficoltà nei ricorsi e un trattamento che considerano sproporzionato.

Se l’intelligenza artificiale può entrare in un settore delicato come quello delle conversazioni intime, la discussione dovrebbe riguardare anche il rispetto delle persone reali che vi lavorano. Perché innovare non dovrebbe significare concedere alle macchine opportunità che vengono negate agli esseri umani senza spiegazioni sufficientemente chiare.

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