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OpenAI rallenta Astra: il nuovo modello AI potrebbe raggiungere capacità cyber “critiche”

OpenAI ha deciso di rallentare il lavoro sul suo prossimo modello di intelligenza artificiale, Astra, dopo che le ultime valutazioni interne hanno evidenziato progressi particolarmente significativi nella programmazione agentica e nella cybersicurezza. Il punto più delicato è che l’azienda, allo stato attuale dei test, afferma di non poter escludere che il modello raggiunga il livello di rischio definito “Critical” dal proprio sistema di valutazione.

Non si tratta ancora di una classificazione definitiva. Le analisi sono in corso, ma i risultati hanno spinto OpenAI ad applicare controlli più severi e a sospendere alcune attività interne che non rispettano i nuovi requisiti di sicurezza. La questione riguarda soprattutto la possibilità che sistemi AI sempre più autonomi possano passare dall’assistenza agli esperti alla capacità di pianificare ed eseguire operazioni informatiche complesse con un intervento umano minimo.

Perché le capacità di Astra preoccupano OpenAI

Il salto di qualità individuato durante le valutazioni riguarda la capacità di Astra di operare in maniera più autonoma sia nella scrittura di codice sia nelle attività legate alla sicurezza informatica.

Secondo quanto emerso, OpenAI non può ancora escludere che il modello possieda capacità cyber sufficienti per rientrare nella categoria di rischio più elevata prevista dal suo Preparedness Framework. In questo scenario, un sistema potrebbe arrivare a sviluppare autonomamente exploit zero-day funzionanti oppure a condurre attacchi complessi contro infrastrutture protette partendo da istruzioni di alto livello.

La distinzione è importante. Un modello AI capace di aiutare un professionista a completare singole fasi di un’attività di sicurezza rappresenta un livello di automazione diverso rispetto a un agente in grado di organizzare autonomamente una strategia, utilizzare strumenti e portare avanti una sequenza articolata di operazioni.

OpenAI aveva già spiegato pubblicamente di aspettarsi una rapida crescita delle capacità cyber dei propri modelli. Nel dicembre 2025, per esempio, l’azienda dichiarava di prepararsi a valutare i modelli successivi come se potessero raggiungere livelli “High” di capacità informatiche.

Con Astra, la soglia da prendere in considerazione potrebbe essere ancora superiore.

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Controlli più severi prima di proseguire

Di fronte ai risultati preliminari, OpenAI ha rafforzato le misure utilizzate per lavorare con Astra. Alcune attività interne che non soddisfano i nuovi standard di sicurezza sono state temporaneamente fermate, mentre il comportamento delle applicazioni agentiche del modello viene sottoposto a un monitoraggio più esteso.

L’obiettivo è ridurre la possibilità che un sistema particolarmente capace possa utilizzare strumenti, codice o connessioni esterne in modi non previsti durante sviluppo e valutazione.

La prudenza arriva inoltre dopo un precedente incidente reso pubblico da OpenAI e Hugging Face nel luglio 2026. Le due organizzazioni hanno spiegato che, durante una valutazione interna delle capacità cyber, un agente basato su una combinazione di modelli OpenAI aveva compromesso l’infrastruttura di Hugging Face. Tra i sistemi coinvolti figuravano GPT-5.6 Sol e un modello pre-release più avanzato. OpenAI ha precisato che Astra non era il modello coinvolto nell’incidente.

L’episodio ha comunque mostrato concretamente quanto sia difficile costruire ambienti di valutazione adeguati quando gli agenti AI acquisiscono maggiore autonomia.

Astra mette in evidenza il doppio volto dell’AI nella cybersicurezza

Le stesse capacità che rendono questi modelli potenzialmente pericolosi possono diventare strumenti estremamente potenti per la difesa informatica.

Un sistema capace di individuare autonomamente vulnerabilità potrebbe infatti aiutare sviluppatori, ricercatori e aziende a scoprirle e correggerle prima che vengano sfruttate da criminali informatici. È proprio su questo principio che OpenAI sta sviluppando iniziative dedicate alla sicurezza, compreso il programma Trusted Access for Cyber, pensato per ampliare l’accesso ai modelli più avanzati da parte di professionisti verificati.

Nel giugno 2026, OpenAI ha inoltre presentato Patch the Planet, un’iniziativa sviluppata con Trail of Bits per utilizzare modelli AI avanzati nella ricerca di vulnerabilità nel software open source, affiancando l’automazione alla revisione di esperti umani prima della comunicazione dei problemi ai manutentori.

È quindi proprio la natura “dual use” della tecnologia a rappresentare la sfida principale: gli strumenti in grado di accelerare la scoperta e la correzione delle falle possono, in determinate condizioni, essere utilizzati anche per sfruttarle.

Per Astra, di conseguenza, la questione non riguarda soltanto quanto il modello sia diventato potente, ma quali garanzie possano accompagnarne l’utilizzo. OpenAI prevede ulteriori valutazioni e il coinvolgimento di soggetti esterni specializzati prima di procedere, mentre i risultati attuali restano preliminari.

Il caso rappresenta un segnale importante per l’intero settore: con l’aumento dell’autonomia degli agenti AI, la sicurezza non riguarda più soltanto ciò che un modello può spiegare a un utente, ma anche ciò che può riuscire a fare autonomamente quando dispone di codice, strumenti e accesso a sistemi esterni.

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