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Gli Stati Uniti vietano DeepSeek nelle agenzie federali: obbligo di rimozione anche per le app di terze parti

Gli Stati Uniti hanno ordinato alle agenzie federali civili di rimuovere DeepSeek dai propri sistemi informatici e di interrompere l’acquisto di prodotti e servizi sviluppati dalla società cinese. La decisione non riguarda soltanto il chatbot che ha attirato l’attenzione del mondo tecnologico: il provvedimento comprende anche le soluzioni delle aziende affiliate e determinati prodotti di terze parti realizzati utilizzando implementazioni della tecnologia DeepSeek.

La misura è stata resa pubblica dal Dipartimento della Sicurezza Interna statunitense (DHS) attraverso un avviso destinato al Federal Register del 20 ottobre 2026. L’obiettivo dichiarato è intervenire sui rischi legati alla catena di fornitura informatica del governo. Si tratta di un ordine rivolto alle amministrazioni federali civili, non di un divieto generalizzato che impedisce ai cittadini americani di usare DeepSeek sui propri dispositivi.

DeepSeek fuori dai sistemi informatici delle agenzie federali

Il provvedimento identifica esplicitamente Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence Co., Ltd., la società cinese che sviluppa i modelli di intelligenza artificiale DeepSeek. Le agenzie federali civili interessate non possono acquistare prodotti e servizi informatici dell’azienda o delle entità affiliate comprese nell’ordine.

La parte più significativa riguarda però la rimozione delle tecnologie già presenti nelle infrastrutture governative. L’obbligo non si limita alle applicazioni distribuite direttamente da DeepSeek: coinvolge anche prodotti e servizi di sviluppatori esterni costruiti utilizzando implementazioni DeepSeek. Per gli uffici pubblici, quindi, non basta verificare quali chatbot siano installati sui computer: può essere necessario controllare anche gli strumenti che incorporano questi modelli.

La distinzione è importante perché i modelli di intelligenza artificiale possono essere integrati in software per la produttività, strumenti di analisi documentale, sistemi di programmazione e applicazioni interne. Un servizio può utilizzare DeepSeek senza mostrare necessariamente quel nome nella propria interfaccia.

Perché Washington considera DeepSeek un rischio

Il DHS ha adottato la misura facendo riferimento al Federal Acquisition Supply Chain Security Act del 2018, la normativa statunitense che consente di escludere determinati fornitori o tecnologie dagli acquisti federali per ragioni di sicurezza della catena di approvvigionamento. L’ordine segue l’esame di una raccomandazione del Federal Acquisition Security Council e della documentazione collegata.

Al centro delle preoccupazioni americane ci sono i possibili rischi per i dati sensibili trattati dalle amministrazioni pubbliche e la sicurezza delle tecnologie impiegate nei loro sistemi. Il timore è che informazioni riservate possano essere esposte o trasferite a soggetti non autorizzati e che l’integrazione di software non adeguatamente verificato introduca vulnerabilità.

Questi rischi non equivalgono, da soli, alla dimostrazione che ogni prodotto DeepSeek contenga malware o che ogni utilizzo comporti una fuga di dati. La decisione è una misura preventiva e regolatoria applicata a un ambito specifico: l’informatica delle agenzie federali civili.

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Il divieto comprende anche software sviluppati da altre aziende

Una delle novità più rilevanti è l’estensione dell’obbligo di rimozione ai prodotti e servizi di terze parti sviluppati utilizzando implementazioni DeepSeek. Per le amministrazioni questo significa dover valutare non soltanto il fornitore diretto, ma anche alcune delle tecnologie sottostanti impiegate dai programmi.

È un aspetto particolarmente delicato nel settore dell’intelligenza artificiale, dove gli sviluppatori possono utilizzare modelli creati da altre aziende per costruire assistenti, automatizzare processi o analizzare documenti. Le organizzazioni interessate dovranno quindi verificare se le soluzioni presenti nei propri sistemi rientrino nel perimetro dell’ordine.

Il provvedimento non afferma che tutti i programmi che utilizzano qualsiasi componente di origine cinese siano vietati. Il suo oggetto è specifico: i prodotti DeepSeek e delle entità affiliate, oltre alle categorie di implementazioni di terze parti espressamente richiamate.

Cosa cambia per chi utilizza DeepSeek a casa o in azienda

Se utilizzi DeepSeek privatamente negli Stati Uniti, la notizia non significa che il servizio sia diventato automaticamente illegale. L’ordine riguarda gli acquisti e i sistemi informatici delle agenzie federali civili, non introduce un blocco nazionale generalizzato dell’applicazione per tutti gli utenti.

Anche le imprese private non sono direttamente equiparate alle amministrazioni federali civili dal solo testo di questo provvedimento. Tuttavia, le aziende che forniscono software o servizi a uffici governativi dovranno prestare particolare attenzione alle condizioni dei contratti e alle tecnologie incorporate nelle proprie soluzioni.

Sul piano pratico, la vicenda ricorda l’importanza di verificare dove vengano elaborati i dati e quali fornitori intervengano quando si utilizza un assistente basato sull’intelligenza artificiale, soprattutto se si trattano documenti riservati.

La sfida tra Stati Uniti e Cina si sposta sull’intelligenza artificiale

DeepSeek è diventata uno dei simboli della competizione tecnologica tra Washington e Pechino. I suoi modelli hanno dimostrato che anche aziende esterne ai grandi gruppi americani possono sviluppare sistemi linguistici competitivi, contribuendo ad alimentare il dibattito su costi, infrastrutture e disponibilità dei modelli.

La decisione del DHS mostra però che, per il settore pubblico, le prestazioni di un modello non sono l’unico criterio di scelta. Provenienza del fornitore, sicurezza della catena software, gestione dei dati e conformità alle regole sugli acquisti possono diventare fattori determinanti.

Per DeepSeek il provvedimento rappresenta un ostacolo concreto nel mercato federale civile statunitense. Per il resto del settore è un segnale: quando l’intelligenza artificiale entra nelle infrastrutture pubbliche, la questione non è soltanto quanto bene risponde un modello, ma anche chi lo sviluppa e quali rischi comporta integrarlo nei sistemi.

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