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Quando gli utenti creeranno app da soli: come cambieranno App Store e Google Play

Per anni abbiamo utilizzato smartphone pieni di applicazioni progettate da altre persone. Ogni volta che installiamo una nuova app dobbiamo impararne l’interfaccia, gestire notifiche spesso invasive e accettare pubblicità o abbonamenti. Ma questo modello potrebbe cambiare molto più rapidamente del previsto grazie all’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa.

Il nuovo scenario che si sta delineando è semplice ma rivoluzionario: invece di cercare un’app già pronta, l’utente potrà semplicemente spiegare all’IA cosa desidera ottenere. Sarà il sistema operativo stesso a creare uno strumento personalizzato capace di svolgere esattamente quella funzione.

La vibecoding arriva sugli smartphone

Uno dei termini tecnologici più discussi del 2025 è stato “vibecoding”, cioè la possibilità di sviluppare software descrivendo un’idea in linguaggio naturale invece di scrivere codice tradizionale. Quello che inizialmente sembrava un esperimento per sviluppatori sta iniziando a entrare direttamente nei sistemi operativi mobili.

Google ha già mostrato una delle prime applicazioni concrete durante l’Android Show 2026 con la funzione “Create My Widget”. Attraverso Gemini, gli utenti possono generare widget personalizzati semplicemente descrivendo ciò che desiderano visualizzare sullo schermo.

Si possono creare strumenti estremamente specifici, come:

  • conto alla rovescia per eventi importanti;
  • indicatori meteo personalizzati;
  • tracker per tassi di cambio;
  • dashboard minimaliste con solo le informazioni utili;
  • promemoria intelligenti basati sulla posizione.

L’idea è chiara: non adattarsi più alle app esistenti, ma creare strumenti costruiti sulle proprie esigenze personali.

Anche Nothing sta seguendo una strada simile. La società ha introdotto nella propria interfaccia un sistema chiamato Essential Apps, che consente di descrivere mini-app e automazioni in linguaggio naturale. Al momento le autorizzazioni disponibili sono limitate, ma già sufficienti per creare piccoli strumenti pratici collegati a geolocalizzazione, calendario e contatti.

Google AI Studio, invece, permette già agli utenti più esperti di sviluppare vere utility Android native, provarle tramite emulatori web ed esportarle sui dispositivi. Tuttavia il focus rimane l’utilizzo personale e non la distribuzione pubblica tramite Google Play.

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Anche Apple si prepara al cambiamento

Secondo diverse indiscrezioni, anche Apple starebbe lavorando a qualcosa di simile per iOS 27. L’app “Comandi” dovrebbe diventare molto più intelligente grazie all’integrazione con Apple Intelligence, permettendo agli utenti di generare automazioni e sequenze operative usando semplici richieste vocali o testuali.

Se queste funzioni verranno realmente implementate, gli smartphone potrebbero trasformarsi in piattaforme dove ogni persona costruisce da sola il proprio ambiente digitale.

Cosa succederà ad App Store e Google Play?

Questo nuovo trend non significa che gli store digitali spariranno nel breve periodo. Applicazioni complesse come servizi taxi, piattaforme bancarie, marketplace o streaming dipendono da infrastrutture enormi fatte di server, sistemi di pagamento, assistenza clienti e reti di utenti.

Un’app di ride sharing, per esempio, non è soltanto l’interfaccia visibile sul telefono: dietro ci sono autisti, mappe, sistemi antifrode, supporto tecnico e integrazioni finanziarie. Tutto questo non può essere generato con qualche semplice prompt.

Tuttavia il mercato delle piccole utility potrebbe cambiare radicalmente. Oggi gli store sono pieni di applicazioni quasi identiche tra loro: timer, tracker, note rapide, widget, organizer e strumenti minimalisti. Domani molte di queste funzioni potrebbero essere generate direttamente dal sistema operativo in pochi secondi.

Questo potrebbe ridurre drasticamente la necessità di scaricare decine di app diverse. Invece di adattarsi alle logiche imposte dagli sviluppatori, gli utenti avranno strumenti creati esattamente intorno alle proprie abitudini.

Lo smartphone del futuro potrebbe non essere più una vetrina di prodotti altrui, ma un ecosistema personale costruito dinamicamente dall’intelligenza artificiale.

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