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Il 57% degli americani boccia l’IA: crescono le paure per lavoro e sicurezza

L’intelligenza artificiale è sempre più presente nella vita quotidiana, ma la sua diffusione non si traduce automaticamente in fiducia. Negli Stati Uniti, il 57% degli adulti considera l’IA una cosa negativa per la società, contro il 42% che la giudica positiva. È il risultato di un sondaggio ABC News/Washington Post/Ipsos che mette in evidenza un paradosso: molte persone riconoscono l’utilità personale degli strumenti intelligenti, ma temono le conseguenze collettive della loro crescita.

La ricerca è stata condotta dal 9 al 13 ottobre 2026 su 2.545 adulti statunitensi, attraverso il panel probabilistico KnowledgePanel di Ipsos. Il margine d’errore complessivo è di circa due punti percentuali. Non si tratta quindi di una rilevazione globale: i dati descrivono le opinioni degli intervistati negli Stati Uniti.

Il 57% vede l’IA come un problema per la società

La maggioranza degli intervistati esprime una valutazione negativa dell’intelligenza artificiale. Il 57% la considera dannosa per la società, mentre il 42% ne dà un giudizio positivo. A colpire è anche l’intensità delle risposte: il 17% la definisce estremamente negativa, contro appena il 2% che la considera estremamente positiva.

La diffidenza non coincide però con un rifiuto completo della tecnologia. Quando la domanda riguarda gli effetti sulla propria vita, le risposte cambiano: il 50% afferma che l’IA è positiva per sé e il 49% la giudica negativa. In altre parole, puoi trovare comodo un assistente per scrivere, cercare informazioni o organizzare attività e, allo stesso tempo, temere ciò che l’automazione potrebbe produrre su lavoro, informazione e sicurezza.

Il contrasto tra vantaggio individuale e preoccupazione collettiva è uno dei risultati più significativi del sondaggio. Non dimostra che l’IA sia oggettivamente buona o cattiva, ma segnala una distanza tra l’esperienza d’uso personale e le aspettative sul futuro della società.

Hacker, perdita di posti di lavoro e dipendenza dall’IA: le paure principali

La preoccupazione più diffusa riguarda la sicurezza informatica: il 73% degli intervistati ritiene elevato il rischio che l’intelligenza artificiale venga utilizzata per violare sistemi informatici protetti. L’automazione può infatti rendere più rapide alcune attività di analisi e ricerca delle vulnerabilità, pur potendo essere impiegata anche a scopo difensivo.

Segue il timore per l’occupazione. Il 65% vede un rischio elevato di eliminazione di molti posti di lavoro, mentre il 62% teme che le persone perdano progressivamente la capacità di prendere decisioni senza affidarsi all’IA. Un altro 54% considera elevato il rischio di un aumento delle disuguaglianze economiche.

Il sondaggio ha misurato anche una preoccupazione più estrema: il 33% ritiene elevato il rischio che lo sviluppo dell’IA possa portare all’estinzione dell’umanità. È importante interpretare correttamente questa percentuale: rappresenta una percezione del rischio, non una previsione scientifica della probabilità che tale evento si verifichi.

Questi risultati suggeriscono che le preoccupazioni non si concentrano su un solo aspetto della tecnologia. Si estendono dalla sicurezza dei dati alla stabilità economica, fino all’autonomia personale e alle conseguenze di lungo periodo.

I vantaggi convincono meno dei rischi

Quando gli intervistati sono stati invitati a valutare i possibili benefici dell’IA, le risposte sono risultate più prudenti. Solo il 34% ritiene che esista una grande possibilità che renda più semplici le attività quotidiane. Il 20% vede una grande possibilità di aumento della produttività, mentre appena il 13% pensa che possa creare molti nuovi posti di lavoro.

Il 30% considera elevata la possibilità che gli Stati Uniti rafforzino la propria leadership tecnologica grazie all’IA. Queste percentuali non sono direttamente sovrapponibili a quelle relative ai rischi, perché le domande riguardano eventi differenti. Mostrano tuttavia che l’ottimismo verso le opportunità economiche e pratiche non è maggioritario.

Un altro dato rende evidente la prudenza: il 52% ritiene che vi siano poche o nessuna possibilità che l’IA generi molti nuovi impieghi. L’automazione viene quindi percepita più spesso come una minaccia per alcuni lavori esistenti che come una fonte sicura di nuove opportunità.

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I giovani sono tra i più preoccupati

La diffidenza non riguarda soltanto chi ha meno familiarità con gli strumenti digitali. Tra gli americani con meno di 30 anni, il 65% considera l’IA negativa per la società. La percentuale è del 59% nella fascia tra 30 e 39 anni e del 53% tra gli adulti di almeno 40 anni.

Questo andamento è interessante perché mette in discussione l’idea secondo cui le nuove generazioni accetterebbero automaticamente ogni innovazione tecnologica. Essere abituati a utilizzare strumenti digitali non significa necessariamente essere favorevoli alle loro conseguenze economiche e sociali.

Un’altra indagine del Pew Research Center, pubblicata nel giugno 2026, aveva già rilevato che il 63% degli adulti statunitensi riteneva l’IA in sviluppo troppo rapido. Nello stesso studio, il 40% prevedeva un impatto negativo sulla società nei vent’anni successivi, contro il 16% che prevedeva un impatto positivo. Le due ricerche utilizzano domande differenti, quindi le percentuali non vanno trattate come una serie direttamente confrontabile.

Data center: il 72% non ne vuole uno vicino a casa

Il sondaggio non si limita ai chatbot. Il 66% degli americani si oppone alla costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti, e l’opposizione sale al 72% quando il progetto riguarda la propria comunità.

I data center sono le infrastrutture che ospitano server, acceleratori e sistemi di rete necessari a eseguire i servizi digitali, compresi quelli di intelligenza artificiale. La loro espansione può richiedere grandi quantità di energia, sistemi di raffreddamento e investimenti nelle reti elettriche.

L’opposizione locale attraversa diversi gruppi: nel sondaggio si dichiara contrario a nuovi data center nella propria comunità l’81% dei democratici, il 76% degli indipendenti e il 58% dei repubblicani. Anche tra gli adulti sotto i 30 anni l’opposizione raggiunge l’80%.

Un’indagine YouGov pubblicata a settembre aveva individuato un orientamento simile, con il 63% contrario a nuovi data center nella propria comunità. In quel sondaggio il 60% riteneva che un nuovo impianto avrebbe fatto aumentare il costo dell’elettricità. Sono ricerche distinte, ma indicano che le conseguenze locali delle infrastrutture sono una parte importante del dibattito.

Regole sull’IA: la maggioranza chiede più controlli

La sfiducia si riflette anche nelle aspettative verso le istituzioni. Circa due terzi degli intervistati ritengono che il governo federale statunitense non stia facendo abbastanza per regolamentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Solo il 22% considera adeguato l’attuale livello di intervento.

La richiesta di maggiore regolamentazione è presente tra gruppi politici differenti: riguarda l’80% dei democratici, il 66% degli indipendenti e il 54% dei repubblicani. Questi dati descrivono l’opinione degli intervistati, non stabiliscono quali specifiche norme sarebbero più efficaci.

La regolamentazione dell’IA comprende questioni molto diverse: trasparenza sui contenuti generati artificialmente, protezione dei dati, responsabilità in caso di errori, sicurezza dei modelli e autorizzazioni per gli impieghi più delicati. La difficoltà è definire regole che affrontino rischi concreti senza impedire applicazioni utili.

Che cosa raccontano davvero questi numeri

Il sondaggio non dimostra che l’intelligenza artificiale sia dannosa per definizione, né che gli americani vogliano rinunciare a tutti i suoi strumenti. Descrive invece una società nella quale l’utilità percepita a livello personale convive con forti timori per gli effetti collettivi.

Per chi sviluppa prodotti basati sull’IA, il messaggio è rilevante: migliorare le prestazioni dei modelli non basta a costruire fiducia. Gli utenti e le comunità chiedono anche risposte su sicurezza, lavoro, costi energetici, trasparenza e possibilità di mantenere il controllo sulle decisioni.

Il dato del 57% è una fotografia delle opinioni statunitensi nell’ottobre 2026, non una previsione di come si evolverà il rapporto tra persone e tecnologia. Ma segnala che, mentre gli investimenti nell’IA accelerano, l’accettazione sociale non procede necessariamente alla stessa velocità.

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