Apple incassa il 50% dei ricavi mondiali degli smartphone: Samsung vende di più

Apple vende meno smartphone di Samsung, eppure incassa da sola quanto tutti gli altri produttori messi insieme. Non è un’esagerazione pubblicitaria: secondo l’ultima analisi di Counterpoint Research, nel terzo trimestre del 2026 l’azienda di Cupertino ha conquistato il 50% dei ricavi mondiali del mercato smartphone, un record per il periodo luglio-settembre. La quota è ancora più sorprendente se confrontata con il numero di telefoni spediti: Apple rappresenta il 21% del mercato in unità, mentre Samsung resta prima con il 22%.
Dietro questo risultato non c’è un’esplosione delle vendite, ma un cambiamento che riguarda tutto il settore: gli smartphone venduti sono sempre meno, mentre il loro prezzo medio continua a salire. Il mercato globale ha perso il 19% delle spedizioni rispetto a un anno prima, ma ha generato ricavi per 114 miliardi di dollari, il 3% in più. In questo scenario Apple riesce a trasformare il proprio posizionamento premium in una quota di fatturato che nessun concorrente si avvicina a raggiungere.
Apple prende il 50% dei ricavi, Samsung resta prima per smartphone venduti
La classifica di Counterpoint cambia radicalmente a seconda del parametro osservato. Se conti gli smartphone spediti, Samsung è ancora il primo produttore mondiale con il 22%, seguita da Apple al 21%. Ma se guardi i soldi generati dalla vendita dei dispositivi, la distanza diventa enorme: Apple conquista il 50% dei ricavi, Samsung soltanto il 19%.
Più indietro ci sono Xiaomi con il 6%, OPPO con il 5% e vivo con il 4%. Il restante 16% è distribuito tra tutti gli altri marchi. In altre parole, nel trimestre considerato Apple ha raccolto tanti ricavi quanti ne hanno generati insieme Samsung, Xiaomi, OPPO, vivo e il resto del mercato.
È fondamentale non confondere ricavi e profitti. Il 50% non significa che Apple trattenga metà degli utili dell’intero settore: il dato misura il valore economico delle vendite di smartphone, non il guadagno netto dopo costi di produzione, distribuzione, ricerca e tasse. Anche le quote di spedizione non sono necessariamente identiche alle vendite effettive ai consumatori.
Un iPhone costa in media 1.031 dollari: ecco perché Apple domina
Il numero che spiega meglio la situazione è 1.031 dollari: secondo Counterpoint, è il prezzo medio all’ingrosso di un iPhone nel terzo trimestre 2026, il valore più alto mai raggiunto dal marchio. Rispetto allo stesso periodo del 2025 è cresciuto del 19%. Non si tratta del prezzo che paghi necessariamente in negozio, perché la rilevazione utilizza i valori medi wholesale.
A spingere il dato sono stati la domanda ancora sostenuta per gli iPhone 17 e i primi risultati commerciali della gamma iPhone 18 Pro. Secondo gli analisti, hanno contribuito anche i prezzi di lancio più elevati dei modelli Pro, l’assenza dell’iPhone 18 standard dal lancio di settembre e gli aumenti applicati ad alcuni modelli precedenti.
Le spedizioni di Apple sono rimaste quasi stabili rispetto all’anno precedente, ma i suoi ricavi sono cresciuti del 17%. È il segnale di una strategia molto precisa: non è necessario vendere molti più telefoni se una quota maggiore degli acquirenti sceglie modelli costosi o accetta listini più alti.
Il mercato perde il 19% delle spedizioni, ma incassa il 3% in più
Il fenomeno va oltre Apple. Nel terzo trimestre 2026 il mercato mondiale degli smartphone ha generato 114 miliardi di dollari, in aumento del 3% su base annua, mentre il numero di dispositivi spediti è diminuito del 19%. Significa che il settore ha compensato il forte calo dei volumi con prezzi medi decisamente più elevati.
Il prezzo medio globale ha raggiunto 442 dollari, con un balzo del 27% rispetto al terzo trimestre 2025. A influire sono stati il maggior peso dei modelli premium e l’aumento dei costi dei componenti, in particolare delle memorie. I produttori stanno reagendo alzando i prezzi, riducendo le varianti meno redditizie e concentrandosi sui dispositivi che generano più valore.
C’è però un problema per chi compra: se gli smartphone diventano più costosi mentre le spedizioni calano, il rischio è che la fascia economica venga progressivamente penalizzata. Secondo Counterpoint, i modelli di ingresso sono quelli con meno margine per assorbire i rincari senza tagliare caratteristiche o aumentare i listini.

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Samsung non sta attraversando un trimestre negativo sul fronte dei ricavi. Anzi, il suo fatturato da smartphone è aumentato del 14% rispetto all’anno precedente, mentre il prezzo medio dei suoi dispositivi è salito del 21%, raggiungendo 367 dollari.
Il contributo arriva sia dagli aumenti di prezzo nella serie Galaxy A sia dalle vendite dei modelli più costosi, come Galaxy S26 Ultra e Galaxy Z Fold8. Ma Samsung continua a presidiare tutte le fasce di mercato, dai telefoni economici ai pieghevoli premium. Questa strategia le permette di mantenere il primato nelle spedizioni, ma abbassa il valore medio rispetto a quello di Apple.
Il confronto tra 1.031 dollari per iPhone e 367 dollari per Samsung aiuta a capire perché due aziende con quote di spedizione quasi uguali possano generare ricavi tanto differenti. Non significa che ogni iPhone sia venduto a più di mille dollari o che ogni Galaxy ne costi meno di quattrocento: sono medie calcolate su portafogli di prodotti molto diversi.
Xiaomi resiste, OPPO e vivo perdono terreno
Tra gli altri produttori, Xiaomi ha mantenuto ricavi sostanzialmente stabili nonostante la contrazione delle spedizioni. L’azienda ha compensato parte del calo con prezzi medi più alti e con una maggiore presenza di modelli di fascia media e medio-alta, tra cui Redmi Note 15 e Xiaomi 17T.
Più difficile il trimestre per OPPO e vivo, che hanno registrato una diminuzione dei ricavi rispettivamente del 26% e del 22%. Anche questi marchi hanno aumentato i prezzi medi, ma non abbastanza da compensare il calo delle unità distribuite.
Il risultato complessivo mostra che alzare i prezzi non basta per tutti. Per sostenere il fatturato servono domanda, forza del marchio e un’offerta che convinca gli utenti a spendere di più. Apple, almeno nel trimestre esaminato, ha dimostrato di possedere tutti e tre questi vantaggi.
Nel 2027 gli smartphone potrebbero costare ancora di più
La prospettiva per i prossimi mesi non è particolarmente rassicurante. Counterpoint prevede che nel quarto trimestre 2026 il calo delle spedizioni possa superare l’effetto positivo dei prezzi più alti, provocando una contrazione dei ricavi globali. Nonostante ciò, l’intero 2026 potrebbe chiudersi con un fatturato superiore a quello del 2025 grazie ai risultati dei primi tre trimestri.
Per il 2027 gli analisti prevedono ancora pressioni sui prezzi dovute al costo delle memorie. Le spedizioni potrebbero diminuire nuovamente, sebbene a un ritmo meno intenso, mentre i ricavi potrebbero crescere grazie a ulteriori rincari. Un alleggerimento significativo dei costi dei componenti è atteso soltanto nel 2028.
Il dato che resta è difficile da ignorare: Apple non ha bisogno di vendere metà degli smartphone del mondo per conquistare metà dei ricavi. Finché gli acquirenti continueranno a preferire i modelli premium e ad accettare prezzi crescenti, il vantaggio economico dell’iPhone potrebbe restare molto più ampio della sua quota di mercato in unità.
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