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Aranzulla perde il 72% degli utili per colpa dell’IA: come salvare un blog nell’era di ChatGPT e Google

salvatore aranzulla

Se perfino Salvatore Aranzulla, il divulgatore che per anni ha dominato le ricerche tecnologiche italiane, vede dimezzarsi le visite, il messaggio per chi gestisce un blog è difficile da ignorare: il vecchio modello basato su Google, articoli e pubblicità non è più sufficiente a garantire la sopravvivenza. Nell’intervista tornata al centro dell’attenzione il 2 novembre 2026, Aranzulla racconta un’attività che continua a fatturare milioni ma produce molti meno utili. E attribuisce una parte importante della trasformazione alle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Il suo sito sarebbe passato da circa un milione di visite al giorno nel 2024 a 500.000 nel 2025. Nel frattempo, gli utili della società sono scesi da circa 2,33 milioni di euro a 641.430 euro: una contrazione nell’ordine del 72%, mentre il fatturato è salito da 7,9 a 8,39 milioni. È fondamentale distinguere questi dati: non significa che i ricavi complessivi siano diminuiti del 72%. A ridursi drasticamente è stato il profitto, anche a causa di maggiori costi e investimenti nell’acquisizione di traffico.

Per un piccolo editore la domanda è immediata: se persino Aranzulla fatica a difendere i margini, come può sopravvivere un blog indipendente? La soluzione non è scrivere ancora più articoli generici. È costruire qualcosa che un riassunto automatico non possa sostituire: competenza riconoscibile, prove originali, relazioni dirette con i lettori e fonti di ricavo diversificate.

Aranzulla e il paradosso del web: più fatturato, meno guadagni

Il caso è emblematico perché il sito di Aranzulla ha costruito gran parte della propria popolarità rispondendo a domande pratiche: come configurare uno smartphone, recuperare una password, installare un programma o risolvere un problema informatico. Per anni il percorso era quasi automatico: cercavi su Google, aprivi un risultato, leggevi la guida e il sito monetizzava la visita.

Oggi quello stesso percorso può interrompersi prima del clic. Google AI Overviews, ChatGPT e altri assistenti rispondono direttamente a molte richieste, spesso sintetizzando informazioni già pubblicate sul web. Se l’utente trova una risposta sufficientemente utile nella pagina dei risultati o nella chat, può non sentire più il bisogno di aprire il sito originale.

Aranzulla riconosce che l’intelligenza artificiale è uno strumento utile, ma pone un problema economico: chi sosterrà i costi per produrre informazioni affidabili se i siti che le pubblicano non riescono più a guadagnare? È una domanda che riguarda anche chi realizza guide gratuitamente, finanzia test sui prodotti, mantiene server e paga collaboratori.

Bisogna però evitare una semplificazione: non è dimostrato che l’intero calo degli utili di Aranzulla sia stato causato esclusivamente dall’IA. Il risultato economico dipende anche da spese operative, investimenti, pubblicità, strategie aziendali e altri fattori. L’intelligenza artificiale è una pressione importante sul traffico, non l’unica variabile di un bilancio.

I dati confermano che Google sta mandando meno visitatori ai siti

Il problema non riguarda unicamente l’Italia. Nel 2025 il Pew Research Center ha analizzato il comportamento di 900 adulti statunitensi durante decine di migliaia di ricerche Google. Quando compariva un riepilogo generato dall’IA, gli utenti cliccavano su un risultato tradizionale nell’8% delle visite, contro il 15% delle ricerche senza riepilogo. Soltanto nell’1% dei casi veniva aperto un collegamento presente nel riepilogo stesso.

Uno studio sperimentale pubblicato nel 2026 da ricercatori dell’Indian School of Business e della Carnegie Mellon University ha osservato che, nelle condizioni esaminate, AI Overviews riduceva del 39,8% i clic organici verso siti esterni e aumentava le ricerche senza clic. Si tratta di risultati riferiti al campione e al metodo dello studio, non di una percentuale applicabile automaticamente a ogni sito.

Anche Chartbeat, che misura il traffico di migliaia di testate, ha documentato una riduzione del 34% delle pagine viste provenienti da Google Search tra dicembre 2024 e dicembre 2025. Nello stesso periodo il traffico da Google Discover è diminuito del 16%. I siti piccoli, nel campione considerato, hanno registrato flessioni particolarmente pesanti nel traffico da ricerca.

C’è una precisazione essenziale: non tutti questi cali possono essere attribuiti soltanto all’IA. Cambiano gli algoritmi, le abitudini dei lettori, la concorrenza e il modo in cui i motori mostrano i risultati. Ma il quadro generale è chiaro: dipendere da un’unica fonte di visite espone un blog a un rischio sempre maggiore.

Primo cambiamento: smettere di inseguire soltanto Google

Per anni molti blogger hanno organizzato l’intera attività attorno alla SEO: scegliere una parola chiave, scrivere un articolo, cercare di posizionarlo e attendere le visite. La SEO rimane utile, ma non può più essere l’unico pilastro del progetto. Anche una pagina ben posizionata può ricevere meno clic se la risposta appare già sopra i risultati.

La strategia deve partire da una domanda diversa: perché una persona dovrebbe cercare proprio il tuo sito, invece di cercare genericamente un’informazione? Il nome del blog deve diventare una destinazione. Significa curare una linea editoriale riconoscibile, pubblicare contenuti coerenti e dare ai lettori un motivo per tornare senza passare da Google.

Un blog tecnologico, per esempio, può costruire rubriche ricorrenti su sicurezza, software gratuito, Android, Linux e guide pratiche. Una newsletter settimanale, un canale Telegram, una community o un feed RSS ben promosso permettono di mantenere il contatto con chi ha già apprezzato il sito. Non sono soluzioni magiche, ma trasformano una visita occasionale in una relazione continuativa.

Pubblica contenuti che l’IA non può ricostruire da sola

Un articolo che ripete informazioni già presenti su decine di siti è facile da sintetizzare. Una prova originale, invece, contiene un’esperienza che non esiste altrove. Se recensissi uno smartwatch, non limitarti a elencare sensori e specifiche: racconta cosa succede dopo due settimane di utilizzo, mostra screenshot reali, misura autonomia e precisione, descrivi difetti che una scheda tecnica non rivela.

Lo stesso vale per le guide software. Una spiegazione generica su come installare un programma può essere riassunta da un chatbot; una guida che documenta errori effettivamente incontrati, soluzioni verificate, versioni testate e immagini originali offre un valore diverso. Il lettore arriva perché cerca una risposta affidabile, non una riformulazione di informazioni comuni.

Per un blog di tecnologia questo significa investire in recensioni indipendenti, benchmark eseguiti personalmente, confronti reali, esperimenti, tutorial aggiornati e analisi critiche. Anche un piccolo sito può distinguersi su un argomento specifico se lavora meglio di chi produce decine di articoli superficiali.

La velocità conta nelle notizie, ma l’originalità costruisce reputazione. Pubblicare per primi un comunicato riscritto può portare qualche visita; essere riconosciuti come la fonte che verifica i fatti può portare lettori abituali.

Non produrre cento articoli con l’IA: usala per migliorare quelli che contano

La reazione istintiva al calo del traffico potrebbe essere aumentare drasticamente il numero di pubblicazioni con strumenti automatici. È una scorciatoia rischiosa. Se tutti utilizzano modelli simili per riscrivere le stesse notizie, il risultato è una massa di pagine intercambiabili, senza un motivo convincente per essere lette.

L’intelligenza artificiale può invece essere utile per trascrivere interviste, organizzare appunti, analizzare dati, controllare la chiarezza del testo, individuare domande non ancora affrontate e preparare versioni multimediali. Deve aiutarti a dedicare più tempo al lavoro originale, non sostituire ogni verifica.

Prima di pubblicare, controlla nomi, date, prezzi, dichiarazioni, collegamenti e riferimenti normativi. Se l’articolo riguarda una vulnerabilità o un aggiornamento software, consulta la documentazione primaria. Un contenuto inesatto pubblicato più velocemente non crea valore: può soltanto compromettere la fiducia conquistata nel tempo.

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Newsletter, Telegram e community: il traffico che puoi coltivare

Un lettore che arriva da Google potrebbe non ricordare il nome del sito. Un lettore iscritto alla newsletter o alla community, invece, ha già espresso interesse. Costruire un pubblico diretto è una delle difese più concrete contro la volatilità dei motori di ricerca.

Puoi invitare chi legge a iscriversi a una newsletter con una promessa precisa: per esempio, cinque notizie tecnologiche davvero importanti ogni domenica, una selezione di software gratuito testato oppure gli avvisi sulle truffe digitali più diffuse. L’obiettivo non è riempire la casella email di link, ma offrire un appuntamento riconoscibile.

Anche Telegram, WhatsApp Channels, YouTube, podcast e social network possono essere utili, purché ogni canale abbia una funzione specifica. Un video breve può mostrare un problema tecnico che il testo spiega nel dettaglio; una community può raccogliere segnalazioni e domande da trasformare in nuove guide.

Attenzione, però: anche i social dipendono da algoritmi che non controlli. Per questo newsletter, dominio, archivio editoriale e contatti raccolti con consenso sono asset particolarmente preziosi. La diversificazione serve proprio a non sostituire una dipendenza da Google con una dipendenza totale da un’altra piattaforma.

Come guadagnare con un blog senza vivere soltanto di pubblicità

La pubblicità display resta una fonte di entrate, ma il suo limite è evidente: se diminuiscono le pagine viste, spesso diminuisce anche il denaro incassato. Un blog sostenibile dovrebbe valutare più fonti di ricavo compatibili con il proprio pubblico, senza trasformarsi in una vetrina di prodotti sponsorizzati.

Le affiliazioni possono funzionare quando consigli prodotti realmente provati e dichiari chiaramente i rapporti commerciali. Le collaborazioni sponsorizzate possono finanziare contenuti approfonditi, purché siano riconoscibili e non compromettano l’indipendenza delle recensioni. Un progetto con una community fedele può sperimentare abbonamenti volontari, contenuti premium, guide specialistiche, corsi o consulenze.

Per un blog tecnologico c’è anche una strada spesso sottovalutata: creare strumenti propri. Un’applicazione utile, un’estensione del browser, un comparatore originale o un servizio che risolve un problema concreto può generare interesse, fidelizzazione e, in alcuni casi, ricavi ricorrenti. Non serve trasformare ogni lettore in cliente: serve costruire un’offerta coerente con ciò che il sito sa fare meglio.

Qualunque modello richiede trasparenza. La fiducia dei lettori vale più di una commissione immediata. Un articolo scritto soltanto per vendere può produrre qualche conversione oggi, ma danneggiare la reputazione del blog domani.

Controlla i numeri giusti: le visite da sole non bastano

Se un sito perde il 30% delle visite ma mantiene i lettori più fedeli e migliora i ricavi per utente, potrebbe essere più sostenibile di prima. Al contrario, un traffico elevato acquistato a caro prezzo può far crescere il fatturato e contemporaneamente ridurre gli utili. Il caso Aranzulla dimostra proprio perché fatturato, profitto e visite non sono la stessa cosa.

Con strumenti come Google Search Console e una piattaforma di analisi rispettosa della privacy, monitora le pagine che perdono clic, le ricerche in cui diminuisce il CTR e il peso delle diverse sorgenti. Distingui traffico organico, diretto, newsletter, referral, social e visite provenienti dagli assistenti IA.

Valuta poi indicatori più vicini alla sostenibilità: lettori di ritorno, iscrizioni, pagine lette per sessione, entrate per mille visite, costi di produzione e margine operativo. Se una rubrica genera poche visite ma porta iscritti fedeli o clienti, potrebbe essere più importante di un articolo virale che viene dimenticato dopo poche ore.

Un piano pratico di 90 giorni per chi vuole salvare il proprio blog

Nei primi 30 giorni, analizza gli articoli che portano traffico e ricavi. Individua quelli che hanno perso più clic, quelli che attirano lettori abituali e quelli che hanno contenuti ormai superati. Aggiorna le guide davvero utili, correggi informazioni obsolete e migliora collegamenti interni, velocità e leggibilità. Evita di modificare centinaia di pagine senza sapere quali risultati vuoi ottenere.

Dal giorno 31 al 60, scegli un formato originale da pubblicare con regolarità: una recensione basata su test, un confronto approfondito, un tutorial con screenshot o un’inchiesta su un problema concreto. Avvia o rilancia una newsletter e inserisci inviti all’iscrizione nei punti pertinenti, senza finestre invasive. Chiedi ai lettori quali problemi vorrebbero vedere risolti.

Dal giorno 61 al 90, sperimenta una seconda fonte di guadagno: affiliazioni selezionate, un servizio digitale, una sponsorizzazione dichiarata oppure un prodotto editoriale premium. Misura i risultati e confrontali con il tempo investito. Se un’iniziativa non funziona, correggila o interrompila invece di mantenerla soltanto perché genera qualche visualizzazione.

Il punto è costruire un’attività che non dipenda dall’arrivo casuale di utenti attraverso un singolo algoritmo. Non esiste una strategia che garantisca di recuperare tutto il traffico perso, ma esistono scelte che possono rendere un progetto meno fragile.

I blogger devono adattarsi, ma anche le piattaforme hanno una responsabilità

La questione sollevata da Aranzulla va oltre la sopravvivenza di un singolo sito. I sistemi di intelligenza artificiale hanno bisogno di informazioni aggiornate, verificabili e prodotte da qualcuno. Se creare quei contenuti non è più economicamente sostenibile, nel tempo può ridursi anche la disponibilità di fonti originali.

Da qui nasce il dibattito su attribuzione delle fonti, compensi agli editori, licenze per l’utilizzo dei contenuti e maggiore trasparenza sul funzionamento delle risposte generate. Non esiste ancora un modello condiviso che risolva il problema per ogni editore, grande o piccolo.

Nel frattempo, chi gestisce un blog non può limitarsi ad aspettare una soluzione da Google, OpenAI o dalle istituzioni. Deve continuare a fare SEO, ma anche costruire un’identità editoriale, investire in esperienze originali, conoscere il proprio pubblico e sperimentare ricavi diversi.

Il web non è finito, ma il modello in cui bastava scrivere una guida e attendere i clic di Google è sempre meno affidabile. L’intelligenza artificiale può riassumere una risposta; è molto più difficile che sostituisca una relazione di fiducia, una prova sul campo, una community viva o un servizio che risolve davvero un problema. Per chi ha un blog, è da qui che può iniziare la sopravvivenza.

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