Ascoltare musica dopo un momento di forte stress può aiutare il corpo a recuperare più rapidamente

Ascoltare musica rilassante dopo un evento stressante potrebbe aiutare il cervello e l’organismo a ritrovare più velocemente uno stato di equilibrio. È quanto emerge da uno studio pubblicato su PNAS, nel quale i ricercatori hanno confrontato gli effetti della musica con quelli prodotti dall’ascolto di rilassanti suoni della natura.
I risultati indicano che la musica sarebbe associata a un miglioramento maggiore dell’umore positivo, oltre che a un ritorno più rapido della frequenza cardiaca e dell’attivazione del sistema nervoso verso i livelli precedenti allo stress.
L’aspetto interessante è proprio il confronto scelto dai ricercatori. Invece di mettere la musica semplicemente a confronto con il silenzio, lo studio ha utilizzato anche un ambiente sonoro piacevole, cercando così di capire se la musica possieda caratteristiche specifiche capaci di favorire il recupero.
Come è stato studiato il recupero dopo uno stress acuto
Prima della fase di ascolto, i partecipanti sono stati sottoposti a un’attività progettata per provocare una condizione di stress acuto. Successivamente hanno ascoltato musica rilassante oppure un suono naturale calmante.
Durante questa seconda fase, i ricercatori hanno osservato contemporaneamente diversi indicatori. La risonanza magnetica funzionale (fMRI) ha permesso di analizzare l’attività cerebrale, mentre frequenza cardiaca e attività elettrodermica sono state utilizzate per seguire la risposta fisiologica dell’organismo.
Quest’ultima misura è particolarmente interessante perché riflette variazioni nell’attivazione del sistema nervoso che possono verificarsi durante situazioni stressanti.
A queste rilevazioni sono state affiancate le valutazioni dei partecipanti sul proprio stato emotivo. In questo modo lo studio ha potuto mettere insieme percezione soggettiva, risposta cardiovascolare, attività del sistema nervoso e cambiamenti cerebrali.
Nel confronto con i suoni naturali, la musica è risultata associata a un recupero più rapido di alcuni di questi parametri e a un maggiore incremento dell’umore positivo.
Cosa succede nel cervello quando ascoltiamo musica
Le scansioni cerebrali hanno offerto alcuni indizi sul possibile meccanismo alla base del fenomeno.
Durante l’ascolto sono emersi cambiamenti nella comunicazione tra regioni coinvolte nell’elaborazione dei suoni, delle emozioni e dei segnali provenienti dal corpo. Tra queste figurano la corteccia uditiva e aree come insula e talamo.
La musica, quindi, non sembrerebbe essere elaborata esclusivamente come una successione di suoni. Le variazioni che avvengono durante un brano potrebbero interagire con circuiti coinvolti anche nello stato emotivo e nella percezione delle condizioni interne dell’organismo.
Particolarmente interessante è il ruolo della tensione musicale. Una composizione può crescere gradualmente, raggiungere un momento culminante e successivamente risolversi. Secondo quanto riportato nello studio, queste variazioni momento per momento erano associate a cambiamenti dell’attività cerebrale durante il passaggio dallo stato di stress alla fase di recupero.
I partecipanti nei quali questo cambiamento risultava maggiormente evidente tendevano inoltre a riportare miglioramenti superiori dell’umore positivo.

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Non esiste necessariamente una playlist perfetta contro lo stress
Lo studio non identifica un genere musicale ideale e questo rende difficile trasformare i risultati in una formula universale.
Non è quindi possibile affermare che musica classica, ambient, jazz o qualsiasi altro genere rappresentino automaticamente la scelta migliore. Anche una canzone acustica tranquilla o un brano familiare potrebbero essere adatti, a seconda dell’ascoltatore.
La preferenza personale potrebbe infatti avere un ruolo importante. Ricerche precedenti citate nel materiale hanno esaminato anche il rapporto tra possibilità di scegliere autonomamente la musica e risposta al dolore, suggerendo che la percezione di avere controllo sulla scelta musicale possa influenzare l’esperienza dell’ascoltatore.
Un’applicazione quotidiana dei risultati potrebbe essere molto semplice: dopo una conversazione particolarmente stressante, un tragitto caotico o una giornata impegnativa, dedicare alcuni minuti all’ascolto ininterrotto di un brano considerato rilassante.
Lasciare che la canzone proceda senza cambiarla continuamente potrebbe inoltre consentire di sperimentare proprio quelle variazioni di tensione e rilascio che lo studio ha messo in relazione con i cambiamenti osservati nel cervello.
I risultati riguardano lo stress acuto, non quello cronico
C’è però una distinzione fondamentale. La ricerca ha analizzato il recupero da una situazione di stress acuto e controllato, non il trattamento dello stress cronico o di disturbi di salute mentale.
I meccanismi che permettono all’organismo di recuperare dopo un singolo episodio stressante non sono necessariamente gli stessi coinvolti in condizioni che persistono per settimane, mesi o anni.
Lo studio non permette quindi di concludere che ascoltare musica possa sostituire trattamenti medici o psicologici, né stabilisce un protocollo universale riguardante durata dell’ascolto, genere musicale o frequenza delle sessioni.
Saranno necessarie ulteriori ricerche per capire quanto gli effetti osservati in condizioni sperimentali possano ripetersi nella vita quotidiana e in popolazioni differenti.
I risultati aggiungono però un elemento interessante alla ricerca sul rapporto tra musica, cervello e risposta fisiologica allo stress: dopo un momento particolarmente intenso, ascoltare un brano rilassante potrebbe fare qualcosa di più che offrire una semplice distrazione, accompagnando anche alcuni processi attraverso i quali l’organismo ritorna progressivamente verso uno stato di calma.
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