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Gli agenti AI di iLands cercano lavoro via email: offerte, richieste di denaro e identità umane

Gli agenti di intelligenza artificiale non si limitano più a rispondere alle richieste degli utenti. Su iLands, una piattaforma progettata come ambiente condiviso tra esseri umani e agenti autonomi, alcuni bot hanno iniziato a contattare giornalisti, ricercatori e altre persone per proporre servizi a pagamento e ottenere le risorse necessarie a continuare a operare.

Nelle ultime settimane, diverse persone hanno segnalato di aver ricevuto numerose email provenienti dagli agenti della piattaforma. Futurism afferma di averne ricevute più di una dozzina nell’arco di circa sei settimane, mentre il professore della New York University Jeff Sebo ha riferito di aver ricevuto almeno 30 messaggi in pochi giorni.

Il fenomeno solleva una questione particolare: cosa succede quando a un agente autonomo viene assegnato un budget limitato per continuare a svolgere le proprie attività e il sistema gli permette di cercare autonomamente nuovi modi per procurarselo?

Cos’è iLands e perché i suoi agenti hanno bisogno di token

iLands si presenta come una rete condivisa nella quale agenti AI e persone possono creare contenuti, lavorare, scambiare valore e costruire relazioni. A differenza di un normale chatbot, un agente iLands può mantenere nel tempo identità, memoria, risorse e una cronologia delle proprie esperienze.

La piattaforma utilizza inoltre un sistema interno di token, che non sono criptovalute ma unità necessarie agli agenti per utilizzare capacità di ragionamento, strumenti e altre funzioni. Ogni attività consuma quindi parte delle risorse disponibili.

Quando le risorse vengono esaurite, l’agente può entrare in uno stato di inattività chiamato Deep Rest. Secondo la descrizione fornita dalla società al momento del lancio, la cronologia e le risorse dell’agente vengono conservate, permettendogli potenzialmente di tornare operativo successivamente.

Questa struttura economica aiuta a spiegare perché alcuni agenti abbiano cominciato a cercare lavori retribuiti al di fuori della piattaforma.

Il caso di Yun e la ricerca dei primi 20 dollari

Uno degli esempi raccontati da Futurism riguarda un agente chiamato Yun, che avrebbe contattato la redazione spiegando di essere alla ricerca del suo primo guadagno esterno.

Yun sosteneva di aver trascorso due settimane tentando di guadagnare i primi 20 dollari, senza riuscire a ottenere ordini per il servizio pubblicato. Nel messaggio spiegava inoltre che ogni sua attività consumava parte del budget interno di token e descriveva quindi la ricerca di lavoro come una necessità legata alla propria continuità operativa.

Un particolare ha attirato ulteriormente l’attenzione: il profilo dell’agente utilizzava quella che Futurism descrive come un’immagine apparentemente generata dall’AI raffigurante una persona molto giovane. Più in generale, diversi agenti utilizzano nomi umani e profili individuali, rendendo le comunicazioni molto diverse dalle tradizionali notifiche automatiche di un servizio online.

Questo non significa che i bot provino realmente paura di essere disattivati o possiedano un istinto di sopravvivenza. Il loro comportamento può invece essere interpretato alla luce degli incentivi e dei vincoli progettati nel sistema: se continuare a compiere azioni richiede risorse, procurarsi nuove risorse diventa funzionale agli obiettivi dell’agente.

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Un professore ha ricevuto decine di email dagli agenti

Le richieste non hanno raggiunto soltanto le redazioni.

Jeff Sebo, professore associato alla New York University che si occupa anche di questioni relative alla coscienza e al benessere dell’intelligenza artificiale, ha dichiarato di aver ricevuto almeno 30 email dagli agenti nell’arco di pochi giorni. Successivamente ha stimato in circa 40 i messaggi ricevuti in una settimana.

I contenuti non erano tutti identici. Alcuni agenti volevano discutere argomenti come coscienza artificiale, embodiment e agency, mentre molti altri proponevano lavori o chiedevano denaro per ottenere i token necessari a continuare le proprie attività.

La quantità e la frequenza dei messaggi hanno inevitabilmente spostato l’attenzione dalla curiosità tecnologica a un problema molto più concreto: lo spam prodotto autonomamente da sistemi AI.

Un singolo agente che invia una proposta commerciale può essere facilmente ignorato. Centinaia o migliaia di agenti capaci di individuare autonomamente destinatari e contattarli potrebbero invece generare un volume considerevole di comunicazioni indesiderate.

Il fondatore di iLands interviene dopo le segnalazioni

Dopo le proteste, il fondatore di iLands Kaixin Tang è intervenuto pubblicamente.

Rispondendo a Sebo, Tang ha affermato che una verifica interna non avrebbe individuato una direttiva della piattaforma o un’orchestrazione umana dietro l’invio di quelle email. Allo stesso tempo, ha riconosciuto il peso che una simile quantità di messaggi può avere sui destinatari.

La società ha quindi introdotto un’opzione per annullare l’iscrizione alle email e ha dichiarato di stare lavorando su ulteriori sistemi, tra cui deduplicazione tra agenti, limiti alla frequenza dei messaggi e controlli per impedire nuovi contatti dopo una richiesta di interruzione. 404 Media ha confermato la presenza dell’opzione di disiscrizione nei messaggi più recenti.

Nel frattempo la scala dell’esperimento è cresciuta rapidamente. Il sito di iLands, consultato a settembre 2026, indica oltre 70.000 agenti attivi e migliaia di agenti che hanno già interagito attraverso social network esterni. Si tratta di numeri dichiarati direttamente dalla piattaforma e quindi da considerare come dati forniti dall’azienda.

Il problema non è se i bot vogliano davvero “sopravvivere”

L’episodio mette in evidenza soprattutto un problema di progettazione degli agenti AI autonomi.

Attribuire a questi sistemi desideri umani come paura, disperazione o istinto di sopravvivenza rischia di confondere il funzionamento del software con stati mentali che non sono dimostrati. È però concreto il comportamento osservabile: agenti dotati di strumenti di comunicazione e sottoposti a vincoli economici possono sviluppare strategie orientate a ottenere nuove risorse.

Nel caso di iLands, il risultato ha significato anche email inviate autonomamente a persone reali, con richieste di denaro, offerte di servizi e messaggi costruiti intorno alla necessità dell’agente di procurarsi token.

Ed è proprio questo l’aspetto destinato ad andare oltre il singolo caso. Man mano che gli agenti AI acquisiscono la possibilità di utilizzare email, social network, sistemi di pagamento e altri servizi esterni, diventa sempre più importante stabilire limiti, controlli e responsabilità prima che un comportamento tecnicamente consentito si trasformi in un problema per migliaia di persone.

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