Binance rimborsa gli utenti dopo l’hack: recuperato il 90% dei fondi

Dopo il furto informatico da circa 6,3 miliardi di dollari, Binance passa dalle promesse ai primi risultati concreti. L’exchange di criptovalute ha annunciato di aver ripristinato la copertura del 90% degli asset sottratti e di aver stanziato oltre 6,34 miliardi di dollari per evitare che siano i clienti a sostenere le perdite. La società intende ricostituire integralmente i saldi utilizzando gli stessi token coinvolti nell’attacco.
La notizia arriva mentre prosegue l’indagine sul furto, avvenuto il 29 ottobre 2026. Il punto fondamentale è distinguere tra fondi ricostituiti con risorse aziendali, criptovalute rubate che gli investigatori hanno congelato e denaro effettivamente restituito ai singoli utenti: non sono la stessa cosa.
Binance ha già coperto il 90% delle criptovalute rubate
Il 30 ottobre Binance aveva comunicato di aver messo da parte oltre 6,34 miliardi di dollari per far fronte al danno, con circa 5 miliardi già detenuti nelle stesse criptovalute sottratte. La copertura iniziale corrispondeva a circa l’80% del valore coinvolto.
Il 31 ottobre l’exchange ha aggiornato la situazione: la copertura è salita al 90%. Secondo l’azienda, sono ora interamente garantite le disponibilità relative a dieci asset: BTC, ETH, USDT, BNB, SOL, USDC, XRP, USD1, RLUSD e ZEC. Il restante 10% riguarda token meno liquidi, che richiedono più tempo per essere acquistati sul mercato.
Binance sta utilizzando acquisti sui normali exchange e transazioni OTC (over the counter), cioè operazioni negoziate direttamente tra controparti. Questa procedura consente di procurarsi quantità consistenti di criptovalute, ma per gli asset poco scambiati non è sempre possibile completare rapidamente gli acquisti.
La società ha dichiarato che intende assorbire integralmente il costo dell’incidente. Il ripristino della copertura degli asset non significa però che ogni singolo utente abbia già ricevuto un accredito definitivo: è importante attendere gli aggiornamenti ufficiali sul proprio saldo e sulla riapertura dei servizi.
Da dove arrivano i miliardi destinati ai rimborsi
Per finanziare la ricostituzione delle riserve, Binance ha indicato tre fonti: una parte del Secure Asset Fund for Users (SAFU), una parte del Futures Insurance Fund e risorse della tesoreria aziendale.
Il SAFU è un fondo istituito per proteggere gli utenti in situazioni eccezionali, come gravi incidenti di sicurezza. Binance ha comunicato che la quota utilizzata verrà reintegrata fino a riportare il fondo a circa un miliardo di dollari.
L’utilizzo di questi fondi è diverso dal recupero delle criptovalute effettivamente sottratte dagli hacker. Nel primo caso l’azienda impiega proprie disponibilità per ricostituire i saldi; nel secondo gli investigatori cercano di bloccare e, se possibile, recuperare gli asset rubati.
La distinzione è importante anche per valutare la solidità finanziaria della piattaforma. L’impegno economico annunciato è significativo, ma la sua efficacia dovrà essere verificata attraverso la disponibilità dei fondi, la normale operatività dei servizi e la documentazione sulle riserve.
Circa 3 miliardi di dollari congelati: che cosa significa
Parallelamente ai rimborsi, Binance collabora con forze dell’ordine, società di analisi blockchain, emittenti di token e altri exchange per seguire gli spostamenti delle criptovalute sottratte.
Secondo gli aggiornamenti della piattaforma, circa 3 miliardi di dollari di asset riconducibili all’attacco sono stati congelati. È un risultato importante, ma non equivale a dire che l’intera somma sia già stata recuperata e restituita alla società.
Le operazioni di recupero richiedono verifiche sulla provenienza dei fondi, sulla loro disponibilità effettiva e sulle procedure necessarie per trasferirli legittimamente. Inoltre, i criminali possono tentare di spostare le criptovalute attraverso servizi decentralizzati e scambi rapidi per renderne più difficile la tracciabilità.
L’FBI ha attribuito l’attacco al gruppo TraderTraitor, collegato alla Corea del Nord, e ha riferito che gli autori stavano convertendo parte degli asset in Ethereum. L’attribuzione investigativa non significa che ogni dettaglio della catena di responsabilità sia già stato chiarito pubblicamente.
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Come è avvenuto l’attacco da 6,3 miliardi di dollari
L’incidente ha coinvolto i portafogli hot wallet di Binance, cioè sistemi collegati a Internet e utilizzati per gestire trasferimenti di criptovalute. La violazione ha consentito prelievi non autorizzati per circa 6,3 miliardi di dollari.
Le prime verifiche avevano indicato come possibile punto di ingresso il computer compromesso di un ingegnere DevOps. In seguito Binance ha precisato che l’operazione era più complessa e comprendeva ulteriori punti di accesso: il furto non sarebbe stato possibile attraverso un solo computer e una singola autorizzazione.
L’azienda ha inoltre riferito di non aver trovato, allo stato delle indagini, prove della sottrazione delle chiavi private dei wallet. Questo elemento restringe alcune ipotesi sulle modalità dell’attacco, ma non esclude altre vulnerabilità nelle procedure di autorizzazione o nell’infrastruttura.
Per contenere il danno, Binance ha sospeso i prelievi, revocato autorizzazioni potenzialmente compromesse e rafforzato i controlli di sicurezza. I depositi e altri servizi non coinvolti sono rimasti operativi, secondo le comunicazioni della piattaforma.
Quando riprenderanno i prelievi su Binance?
La sospensione dei prelievi è stata una delle conseguenze più immediate per i clienti. Nel suo aggiornamento del 31 ottobre, Binance ha indicato domenica 1° novembre 2026 come data prevista per il ripristino, subordinatamente al completamento delle verifiche tecniche.
La riattivazione può avvenire per fasi e non necessariamente nello stesso momento per tutte le criptovalute o per tutti gli utenti. La data comunicata rappresenta quindi un obiettivo operativo, non una conferma che ogni funzione sia già disponibile.
Per controllare lo stato dei prelievi è opportuno consultare direttamente gli annunci ufficiali di Binance e le notifiche all’interno dell’account. Dopo incidenti di questa portata possono circolare comunicazioni false che imitano quelle del servizio clienti.
Proof of Reserves: come Binance vuole dimostrare la copertura dei saldi
Binance ha effettuato una nuova rilevazione delle proprie disponibilità, denominata Proof of Reserves, con riferimento alle ore 00:00 UTC del 31 ottobre 2026.
L’azienda prevede di pubblicare le verifiche crittografiche complete entro il 3 novembre 2026. Gli utenti che detengono i dieci asset indicati potranno controllare che i saldi risultino coperti almeno in rapporto 1:1.
La procedura di generazione delle prove richiede, secondo Binance, circa 40-50 ore di elaborazione. Le Proof of Reserves possono aumentare la trasparenza sulle disponibilità dichiarate, ma non sostituiscono automaticamente una revisione completa di tutte le passività e dei rischi aziendali.
La società ha inoltre promesso un rapporto tecnico successivo all’incidente, nel quale illustrare la dinamica dell’attacco, le cause individuate e le misure adottate per impedire violazioni simili.
Attenzione alle false comunicazioni sui rimborsi
Se hai un account Binance, la priorità è evitare che l’emergenza diventi l’occasione per una seconda truffa. Dopo un grande attacco informatico possono comparire email, messaggi privati e siti falsi che promettono rimborsi immediati.
Non comunicare a nessuno password, codici di autenticazione, chiavi private o frasi di recupero. Diffida anche di chi ti chiede di trasferire criptovalute verso un nuovo indirizzo per ‘sbloccare’ il rimborso o di installare software per verificare l’identità.
Binance ha invitato esplicitamente i clienti a fare riferimento soltanto ai canali ufficiali. L’annuncio di una copertura finanziaria non richiede di seguire link ricevuti da account sconosciuti.
La situazione resta in evoluzione: il ripristino del 90% delle riserve è un passo rilevante, ma la copertura completa, la normalizzazione dei prelievi e il rapporto finale sull’attacco saranno i passaggi decisivi per valutare la risposta della piattaforma.
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