Browser con intelligenza artificiale sotto esame: ecco quali espongono maggiormente i dati degli utenti

I browser dotati di intelligenza artificiale integrata promettono di rivoluzionare la navigazione sul web grazie ad assistenti capaci di svolgere attività complesse in autonomia. Tuttavia, secondo una recente ricerca riportata da Live Science, queste funzionalità avanzate potrebbero comportare rischi significativi per la sicurezza e la privacy degli utenti.
Gli esperti hanno analizzato sette tra i browser AI più diffusi, evidenziando come le soluzioni più evolute offrano anche una superficie d’attacco più ampia rispetto ai browser tradizionali.
Gli assistenti IA richiedono un accesso molto più esteso
A differenza dei browser classici, gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale possono leggere il contenuto delle pagine, raccogliere informazioni da più siti contemporaneamente e svolgere operazioni per conto dell’utente.
Tra le attività supportate figurano la compilazione automatica di moduli, la ricerca di dati, gli acquisti online e l’elaborazione di informazioni provenienti da diverse schede aperte.
Per offrire queste funzionalità, però, gli agenti IA necessitano di privilegi molto più estesi rispetto ai tradizionali meccanismi di navigazione. Questo riduce l’efficacia della cosiddetta Same-Origin Policy, il sistema di isolamento che normalmente impedisce ai siti web di accedere ai dati appartenenti ad altri domini.
I rischi nascosti delle istruzioni invisibili
Uno degli aspetti che ha destato maggiore preoccupazione riguarda le cosiddette istruzioni nascoste.
Secondo i ricercatori, un sito web potrebbe incorporare comandi invisibili progettati per essere interpretati direttamente dall’assistente di intelligenza artificiale. In determinati scenari, l’agente potrebbe considerarli richieste legittime ed eseguirli senza che l’utente ne sia consapevole.
Questo tipo di attacco potrebbe favorire la divulgazione di informazioni sensibili, compresi dati personali o credenziali utilizzate per l’accesso ai servizi bancari.

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Anche la memoria degli agenti può rappresentare un problema
Lo studio ha evidenziato un ulteriore elemento critico: la gestione della memoria degli assistenti IA.
Durante i test, alcuni browser hanno raccolto informazioni provenienti da differenti siti web, conservandole temporaneamente per elaborazioni successive. Sebbene questa tecnica migliori l’efficienza dell’intelligenza artificiale, aumenta anche il rischio che tali dati possano essere esposti nel caso in cui il sistema venga compromesso.
Secondo gli autori della ricerca, la presenza di una memoria condivisa rappresenta una nuova sfida per la sicurezza informatica e richiederà standard specifici per limitare possibili fughe di dati.
Brave tra i più sicuri secondo lo studio
L’analisi ha preso in esame diversi browser dotati di funzionalità AI, tra cui Atlas, Claude per Chrome, Brave Leo AI, Google Chrome con Gemini, Microsoft Edge con Copilot, la modalità AI di Firefox e Comet di Perplexity.
I ricercatori hanno rilevato che non esiste ancora un approccio uniforme alla protezione degli utenti e che ogni sviluppatore gestisce in modo diverso l’accesso dell’intelligenza artificiale alle schede del browser, ai contenuti di terze parti e alle operazioni eseguibili sulle pagine web.
Tra le soluzioni considerate più sicure figurano Brave, insieme alle versioni di Microsoft Edge e Firefox in cui le funzionalità dell’intelligenza artificiale risultano maggiormente limitate.
Gli esperti raccomandano quindi di utilizzare con particolare prudenza i browser AI quando si gestiscono dati sensibili o informazioni riservate, almeno fino all’introduzione di standard condivisi per la sicurezza di questa nuova generazione di strumenti.
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