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In Bulgaria il blocco dei siti pirata è ancora senza base legale

La Bulgaria continua a trovarsi in una posizione particolare sul fronte della lotta alla pirateria online. A quasi vent’anni dai primi tentativi di oscurare i portali di file sharing, la Corte Suprema di Cassazione ha stabilito che l’attuale normativa nazionale sul diritto d’autore non offre una base giuridica sufficiente per imporre il blocco permanente dei siti pirata attraverso i normali procedimenti civili.

La decisione rappresenta una battuta d’arresto importante per l’industria musicale e per i titolari dei diritti, che puntavano a ottenere un precedente capace di aprire la strada a ingiunzioni simili a quelle già utilizzate in numerosi altri Paesi dell’Unione europea.

Il tema non è nuovo per la Bulgaria. Già nel 2007, durante un’operazione contro alcuni tracker torrent locali, le autorità avevano chiesto ai fornitori di connettività di impedire l’accesso ad ArenaBG. L’iniziativa provocò proteste pubbliche e forti contestazioni da parte di alcuni operatori, che misero in dubbio la legittimità delle richieste. Le disposizioni furono infine ritirate, lasciando irrisolto il problema.

La causa per bloccare The Pirate Bay e Zamunda

Nel febbraio 2020, l’Associazione bulgara dei produttori musicali, nota come BAMP, e IFPI avviarono un’azione civile contro tre provider Internet. L’obiettivo era ottenere un ordine giudiziario che obbligasse gli operatori a bloccare The Pirate Bay e Zamunda, quest’ultimo considerato uno dei portali torrent più frequentati del Paese.

Due dei provider contestarono duramente la richiesta, definendola priva di fondamento e non ammissibile. Uno degli operatori, indicato nei documenti soltanto come “N.1”, sostenne che la legislazione bulgara non prevedesse una specifica azione per imporre l’oscuramento di un sito Internet. Secondo la difesa, inoltre, le norme europee sulle ingiunzioni contro gli intermediari non potevano essere applicate direttamente, poiché non erano state recepite in modo completo nel diritto nazionale.

Il Tribunale della città di Sofia adottò inizialmente una posizione diversa. Nel maggio 2023 ordinò ai tre ISP di impedire l’accesso ai due portali, includendo anche mirror e proxy, entro un periodo di sei mesi. BAMP accolse il provvedimento come un passaggio storico nella lotta alla pirateria musicale, mentre l’allora amministratore delegato di IFPI, Frances Moore, espresse soddisfazione per il risultato.

La vittoria, tuttavia, non era definitiva. I fornitori di accesso presentarono ricorso e la controversia arrivò davanti alla Corte Suprema di Cassazione.

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La Corte Suprema dà ragione ai provider Internet

Con la decisione conclusiva, la Corte Suprema si è schierata dalla parte degli ISP. I giudici hanno ritenuto che la legge bulgara sul copyright, nella sua formulazione attuale, non consenta ai titolari dei diritti di ottenere ingiunzioni definitive per il blocco dei siti nell’ambito di un procedimento civile ordinario.

La normativa dell’Unione europea, e in particolare la direttiva sull’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale, richiede agli Stati membri di mettere a disposizione strumenti che consentano di intervenire contro gli intermediari. Secondo la Corte, però, la Bulgaria non avrebbe recepito pienamente queste disposizioni nella propria legislazione sul diritto d’autore, almeno non in una forma capace di rendere possibile un ordine permanente di oscuramento.

I provider vengono inoltre considerati semplici canali di trasmissione. In assenza di regole nazionali chiare, in grado di bilanciare la tutela del copyright con la libertà di informazione e il principio di proporzionalità, i tribunali non possono colmare autonomamente il vuoto normativo.

La conseguenza è significativa: prima che il blocco giudiziario dei siti pirata possa diventare uno strumento effettivamente disponibile, il Parlamento bulgaro dovrà intervenire con una nuova disciplina o modificare quella esistente.

BAMP chiede un’applicazione più rigorosa delle norme UE

La pronuncia è rimasta a lungo lontana dall’attenzione pubblica. La stampa locale non le ha dato particolare risalto e una delle poche ricostruzioni disponibili è comparsa in un breve aggiornamento dello studio legale di Sofia Dimitrov, Petrov & Co., rivolto principalmente alla clientela aziendale.

Il caso è tornato in primo piano dopo che BAMP ha risposto alla consultazione della Commissione europea dedicata alla creazione di un ambiente più efficace per la tutela del copyright. Secondo l’associazione, la sentenza dimostrerebbe la necessità di assicurare che tutti gli Stati membri recepiscano integralmente e correttamente le direttive europee già in vigore, prima di valutare ulteriori iniziative legislative.

Nella propria posizione, BAMP sottolinea che la Corte ha individuato una vera e propria lacuna normativa: le disposizioni attuali non offrirebbero un fondamento adeguato per concedere, nel merito, ingiunzioni definitive contro gli intermediari. Una carenza che, secondo i giudici, può essere risolta soltanto attraverso un intervento del legislatore.

La lotta alla pirateria in Bulgaria non si ferma

La decisione non significa che il Paese abbia interrotto le attività di contrasto alla pirateria. Con il supporto degli Stati Uniti, le autorità bulgare hanno chiuso alcuni dei maggiori tracker torrent nazionali, tra cui ArenaBG, Zamunda e Zelka. Poco tempo dopo, l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha rimosso la Bulgaria dalla categoria “Watch List” del rapporto annuale Special 301, riconoscendo anche i progressi compiuti nelle operazioni di enforcement.

Per i titolari dei diritti, tuttavia, la sentenza resta un ostacolo concreto. Lo studio Dimitrov, Petrov & Co. ha evidenziato che la Corte Suprema avrebbe lasciato aperta un’altra possibile strada: i soggetti danneggiati dal mancato recepimento completo degli obblighi europei potrebbero valutare un’azione contro lo Stato per ottenere un risarcimento.

Nel frattempo, i legislatori bulgari stanno lavorando a una modifica della legge sul diritto d’autore e sui diritti connessi che potrebbe colmare le lacune individuate. Il progetto risulta in preparazione almeno dal 2022, ma non è ancora stato approvato.

La vicenda mostra quindi una situazione in evoluzione: da un lato, la Bulgaria ha intensificato le operazioni contro le grandi piattaforme torrent; dall’altro, manca ancora uno strumento legislativo chiaro per imporre agli ISP il blocco permanente dei siti attraverso ingiunzioni civili. Fino a un intervento del Parlamento, questa possibilità resterà fuori dalla portata dei titolari dei diritti.

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