Cloudflare vince in Francia: DNS 1.1.1.1 fuori dai blocchi antipirateria

Una decisione del Tribunale giudiziario di Parigi consente a Cloudflare di mantenere il suo DNS pubblico 1.1.1.1 fuori dai blocchi antipirateria previsti in due controversie relative allo streaming sportivo. I giudici hanno respinto la richiesta di Canal+ di imporre sanzioni da 50.000 euro al giorno per ciascun sito rimasto accessibile. La società continuerà quindi a intervenire attraverso la propria rete CDN, senza modificare le risposte del resolver DNS per i domini coinvolti.
Canal+ chiedeva 50.000 euro al giorno per ogni sito
La vicenda nasce da provvedimenti emessi ad aprile contro domini utilizzati per trasmettere illegalmente eventi di Formula 1 e MotoGP. Gli ordini riguardavano 21 domini associati alla Formula 1 e 16 alla MotoGP e imponevano a Cloudflare di impedire l’accesso dalla Francia, lasciando però all’azienda la scelta delle modalità tecniche più efficaci.
Canal+ ha sostenuto che il blocco attuato esclusivamente tramite CDN fosse insufficiente: nella propria ricostruzione, soltanto tre domini su 21 nel caso Formula 1 e tre su 16 in quello MotoGP risultavano bloccati. A maggio ha quindi chiesto al tribunale una penalità di 50.000 euro al giorno per ogni sito ancora raggiungibile, estendendo la richiesta ai nuovi domini segnalati dall’autorità francese Arcom.
Perché il tribunale ha dato ragione a Cloudflare
Con due decisioni del 17 settembre 2026, il tribunale ha rifiutato le penalità. I giudici hanno riconosciuto che Cloudflare applica le misure ai siti che utilizzano la sua CDN e hanno ritenuto che gli ordini non imponessero un metodo specifico, purché venissero adottate iniziative ragionevoli contro le violazioni.
Cloudflare ha spiegato che bloccare il traffico tramite CDN è più efficace del filtraggio DNS in determinate circostanze e che l’architettura del resolver pubblico non è progettata per effettuare tali blocchi. Il tribunale ha inoltre valorizzato un dato presentato da Canal+ stessa, secondo cui Cloudflare aveva bloccato il 72,6% dei nomi di dominio oggetto dei provvedimenti. La sentenza non chiarisce come questa percentuale si concili con il precedente conteggio di tre siti bloccati.
I giudici hanno anche stabilito che Cloudflare non può essere ritenuta responsabile quando un sito passa a un’altra CDN o si trasferisce su un dominio mirror. In tali situazioni spetta ai titolari dei diritti rivolgersi ai nuovi intermediari o segnalare i mirror ad Arcom.

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Il DNS 1.1.1.1 resta senza filtri antipirateria
La decisione non significa che Cloudflare sia esentata da ogni obbligo di contrasto alla pirateria. Significa, più precisamente, che per questi ordini francesi i blocchi effettuati attraverso la CDN sono stati considerati sufficienti e che non sono state imposte ulteriori sanzioni per il mancato filtraggio attraverso 1.1.1.1.
Nel proprio rapporto sulla trasparenza Cloudflare ribadisce di non aver bloccato contenuti attraverso il resolver pubblico 1.1.1.1. L’azienda osserva che un filtro applicato a un DNS globale potrebbe avere effetti anche su utenti residenti al di fuori del Paese che ha richiesto il blocco.
La differenza con l’Italia e il caso Piracy Shield
Il verdetto francese arriva mentre in Italia Cloudflare affronta un contenzioso differente. A gennaio 2026 l’AGCOM ha imposto alla società una sanzione di circa 14,25 milioni di euro per il mancato rispetto di richieste di blocco legate al sistema Piracy Shield, anche in relazione al resolver 1.1.1.1. Cloudflare ha impugnato quella decisione.
Le due vicende mostrano approcci diversi al ruolo degli intermediari nella lotta allo streaming illegale. In Francia, in questi procedimenti, il tribunale ha ritenuto sufficienti le misure ragionevoli già adottate tramite CDN. La decisione non chiude comunque la controversia: Canal+ può ancora presentare ricorso.
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