Pirateria online, nel mirino dell’UE finiscono yt-dlp e quattro grandi VPN

IFPI propone di inserire yt-dlp nella Piracy Watch List europea, mentre LaLiga segnala NordVPN, ProtonVPN, ExpressVPN e Surfshark: per ora si tratta di richieste dei titolari dei diritti, non di accertamenti di illegalità.
Un popolare downloader open source e quattro tra i più conosciuti servizi VPN sono finiti nelle proposte inviate alla Commissione europea per la prossima Counterfeit and Piracy Watch List. Tra i nomi segnalati compaiono yt-dlp, NordVPN, ProtonVPN, ExpressVPN e Surfshark.
È importante chiarire subito un punto: l’inclusione nelle proposte non significa che la Commissione europea abbia dichiarato illegali questi strumenti. La Watch List identifica servizi e mercati online indicati come problematici nell’ambito della tutela della proprietà intellettuale, ma non costituisce di per sé un accertamento giudiziario di violazioni.
Cos’è la Piracy Watch List dell’Unione europea
La Commissione utilizza la Watch List per richiamare l’attenzione su servizi e mercati che, secondo le segnalazioni ricevute, possono facilitare la disponibilità di beni o contenuti in violazione dei diritti di proprietà intellettuale.
I titolari dei diritti possono proporre nomi da includere e i contributi vengono pubblicati per consentire osservazioni e repliche. La consultazione per l’aggiornamento corrente è iniziata l’11 giugno 2026 e si è conclusa il 21 settembre, mentre i commenti sui contributi pubblicati possono essere presentati fino al 28 ottobre. La nuova Watch List è prevista nel secondo trimestre del 2027.
Essere citati nella lista può avere un impatto reputazionale e attirare maggiore attenzione da parte di autorità e titolari dei diritti, ma non comporta automaticamente sanzioni, blocchi o responsabilità legali.
IFPI chiede di inserire yt-dlp
La International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), che rappresenta l’industria discografica a livello internazionale, ha chiesto alla Commissione di includere nella lista yt-dlp.
Il software è un progetto open source utilizzabile da riga di comando per scaricare video e audio da numerosi servizi online, incluso YouTube. È mantenuto da una comunità di sviluppatori e il suo codice è pubblicamente disponibile.
La segnalazione dell’IFPI evidenzia proprio alcune caratteristiche della struttura decentralizzata del progetto. Secondo il documento, la natura aperta dello sviluppo e la presenza di manutentori volontari renderebbero più complesso intervenire sul software rispetto a un servizio gestito da una singola azienda.
Nel documento compaiono anche aziende dell’infrastruttura internet
L’IFPI non si limita al downloader. Nella propria segnalazione indica come problematici anche nomi dell’infrastruttura internet quali Cloudflare, Njalla, GoDaddy e Verisign.
La presenza di provider di rete, registrar e operatori dei domini mostra come le richieste dei titolari dei diritti possano estendersi oltre i siti che distribuiscono direttamente contenuti, arrivando ai servizi tecnici utilizzati per mantenerli raggiungibili online.
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LaLiga segnala NordVPN, ProtonVPN, ExpressVPN e Surfshark
Un’altra richiesta arriva dalla LaLiga spagnola, che propone l’inserimento di quattro grandi provider VPN: NordVPN, ProtonVPN, ExpressVPN e Surfshark.
La posizione espressa dalla lega calcistica non contesta l’esistenza delle VPN come tecnologia. L’obiezione riguarda invece il modo in cui questi servizi verrebbero promossi attraverso alcuni programmi di affiliazione.
Secondo LaLiga, alcuni affiliati pubblicherebbero guide che spiegano come utilizzare le VPN per accedere alle partite senza passare attraverso i normali canali autorizzati. La lega sostiene che i provider trarrebbero un vantaggio economico dalle affiliazioni.
La segnalazione, tuttavia, non equivale a dimostrare che i provider VPN abbiano creato direttamente quelle guide o che siano stati riconosciuti responsabili di violazioni del copyright.
VPN e yt-dlp sono tecnologie con utilizzi legittimi
Il caso è particolarmente interessante perché coinvolge tecnologie che possono essere utilizzate legalmente. Una VPN può proteggere il traffico sulle reti non affidabili, migliorare la privacy e consentire connessioni sicure a infrastrutture remote.
Allo stesso modo, un downloader come yt-dlp può essere impiegato per scaricare contenuti propri, materiali liberamente distribuibili o risorse per le quali l’utente dispone delle necessarie autorizzazioni. La legalità dipende quindi anche dal contenuto, dalle modalità di utilizzo e dalle norme applicabili.
Il precedente dello scontro tra LaLiga e le VPN
LaLiga conduce da tempo una campagna particolarmente aggressiva contro la distribuzione non autorizzata delle partite. Le misure adottate in Spagna hanno alimentato un ampio dibattito soprattutto quando i blocchi degli indirizzi IP hanno coinvolto infrastrutture condivise da numerosi servizi.
La questione delle VPN aggiunge un ulteriore livello al confronto: questi strumenti non ospitano necessariamente il contenuto contestato, ma possono rendere più difficile determinare l’origine geografica della connessione dell’utente.
Cosa succede adesso
Le richieste di IFPI e LaLiga sono quindi proposte sottoposte alla Commissione e non la versione definitiva della Watch List. Il processo prevede ancora la possibilità di presentare osservazioni sui contributi pubblicati.
Soltanto al termine della procedura sarà possibile sapere quali servizi verranno effettivamente menzionati nell’edizione prevista per il 2027. Anche in quel caso, la presenza nella lista non avrebbe lo stesso valore di una sentenza o di una decisione che stabilisce una violazione della legge.
La vicenda mostra comunque come il confronto sulla pirateria stia progressivamente coinvolgendo non soltanto siti e piattaforme che distribuiscono contenuti, ma anche software open source, VPN e aziende che forniscono infrastrutture fondamentali di Internet.
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