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DeepSeek riaccende lo scontro tra USA e Cina: Washington accusa i colossi dell’AI di “distillazione” su larga scala

La competizione globale sull’intelligenza artificiale entra in una fase ancora più delicata. Le autorità statunitensi accusano alcune delle principali società cinesi del settore, tra cui DeepSeek, Alibaba, Moonshot AI, MiniMax, StepFun e Z.AI, di aver sfruttato su vasta scala i modelli americani più avanzati per accelerare lo sviluppo delle proprie tecnologie.

Pechino respinge le contestazioni e rivendica invece i progressi raggiunti grazie alla propria capacità scientifica e tecnologica. Al centro dello scontro c’è la cosiddetta knowledge distillation, una tecnica realmente utilizzata nello sviluppo dell’AI, ma che secondo Washington sarebbe stata impiegata dalle aziende coinvolte attraverso modalità non autorizzate.

La vicenda va quindi oltre DeepSeek. Sul tavolo ci sono la protezione della proprietà intellettuale, l’accesso ai modelli più potenti, le restrizioni tecnologiche e, soprattutto, una domanda destinata a diventare sempre più importante: dove passa il confine tra apprendere da un sistema concorrente e appropriarsi indebitamente delle sue capacità?

FBI, NSA e CISA accusano sei aziende cinesi

L’8 settembre 2026, FBI, NSA e CISA hanno pubblicato un advisory congiunto dedicato alle attività di distillazione attribuite alle aziende cinesi. Secondo le agenzie americane, le operazioni sarebbero in corso almeno dalla fine del 2024 e avrebbero coinvolto miliardi di token attraverso milioni di richieste.

Nel mirino sarebbero finiti modelli appartenenti ad Anthropic, OpenAI, Google e xAI, comprese varianti di Claude, GPT, Gemini e Grok. Le autorità sostengono inoltre che siano stati utilizzati account multipli, intermediari e altri percorsi di accesso per aggirare restrizioni e condizioni d’uso dei servizi.

La distillazione, tuttavia, non è di per sé una pratica anomala o necessariamente illecita. In termini generali permette a un modello più piccolo, detto “studente”, di apprendere dalle risposte o dalle conoscenze prodotte da un sistema più potente. È una tecnica consolidata nel settore e può servire a ottenere modelli più efficienti e meno costosi.

La contestazione americana riguarda quindi soprattutto come sarebbe stata eseguita. Le agenzie sostengono che le aziende cinesi abbiano effettuato campagne mirate e su scala industriale, violando le condizioni di utilizzo delle piattaforme statunitensi e cercando di riprodurne capacità proprietarie.

Pechino respinge le accuse e rivendica la propria autonomia tecnologica

La risposta cinese non si è fatta attendere. Il governo di Pechino ha definito infondate le accuse americane e ha contestato quella che considera una strategia volta a ostacolare lo sviluppo dell’industria AI nazionale.

La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha affermato che i progressi cinesi nell’intelligenza artificiale derivano dall’autosufficienza e dalla capacità tecnologica del Paese. Ha inoltre invitato Stati Uniti e Cina, entrambe potenze fondamentali nel settore, a rafforzare la cooperazione per uno sviluppo dell’AI aperto e inclusivo.

La distanza tra le due interpretazioni è evidente. Washington descrive operazioni organizzate per ridurre rapidamente il divario tecnologico sfruttando sistemi americani; Pechino vede invece nelle accuse un tentativo di trasformare la superiorità tecnologica statunitense in una barriera all’ingresso per i concorrenti.

Anche il segretario al Tesoro americano Scott Bessent è intervenuto nella disputa. Durante un incontro alla Southern Methodist University, ha sostenuto che attraverso la distillazione le aziende cinesi possono copiare i progressi americani, ma non superarli, paragonando il processo a uno studente che copia il compito di un altro.

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Perché DeepSeek ha cambiato la percezione dell’AI cinese

La particolare attenzione riservata a DeepSeek nasce anche dall’impatto che l’azienda ebbe sui mercati e sull’industria tecnologica nel gennaio 2025.

L’arrivo dei suoi modelli mise in discussione l’idea che per ottenere sistemi AI altamente competitivi fosse indispensabile sostenere sempre investimenti infrastrutturali paragonabili a quelli dei maggiori laboratori statunitensi. La prospettiva di modelli capaci di offrire prestazioni elevate con costi e risorse inferiori contribuì a una violenta reazione dei titoli tecnologici americani.

Questo non dimostra, da solo, che la Cina abbia raggiunto o superato gli Stati Uniti nell’intero settore dell’intelligenza artificiale. Costi di addestramento, disponibilità dei chip, infrastrutture, qualità dei dati, tecniche di post-training e prestazioni effettive sono elementi differenti e difficili da condensare in un unico confronto.

DeepSeek ha però mostrato quanto rapidamente possa cambiare la competizione quando l’attenzione si sposta dalla sola potenza di calcolo verso efficienza, architettura e ottimizzazione.

Va inoltre distinta la distribuzione dei pesi di un modello dal funzionamento del servizio online. File di pesi in formati come GGUF possono essere utilizzati localmente attraverso software compatibile e non equivalgono, da soli, a un’applicazione eseguibile. Questo aspetto, però, non dimostra né confuta le accuse americane sulla distillazione: sono due questioni tecnicamente separate.

Il cyberattacco a DeepSeek resta senza un responsabile accertato

Un altro episodio spesso associato alla crescita improvvisa di DeepSeek risale al 27 gennaio 2025, quando l’azienda annunciò di aver subito attacchi informatici su larga scala e limitò temporaneamente le nuove registrazioni.

L’incidente arrivò mentre il servizio stava conquistando rapidamente utenti e l’applicazione DeepSeek era salita ai vertici dell’App Store statunitense.

La coincidenza temporale alimentò inevitabilmente sospetti e speculazioni. Non risultano però prove pubbliche sufficienti per attribuire quell’attacco al governo statunitense, alle aziende tecnologiche americane o ad altri soggetti specifici. La stessa DeepSeek, nelle comunicazioni iniziali, parlò di attacchi malevoli su larga scala senza identificarne pubblicamente l’origine.

Presentare l’episodio come un’operazione americana accertata andrebbe quindi oltre le informazioni disponibili.

La vera battaglia riguarda le regole dell’intelligenza artificiale

Lo scontro sulla distillazione anticipa probabilmente uno dei problemi più complessi della prossima fase dell’AI. I modelli commerciali producono enormi quantità di output accessibili agli utenti e agli sviluppatori, mentre quelle stesse risposte possono diventare materiale utile per addestrare o perfezionare altri sistemi.

Le aziende proprietarie cercano comprensibilmente di impedire che concorrenti utilizzino i loro servizi per replicarne sistematicamente le capacità. Allo stesso tempo, definire regole troppo ampie contro la distillazione potrebbe limitare una tecnica importante per rendere i modelli più piccoli, economici ed efficienti.

Per questo la vicenda DeepSeek-USA non può essere ridotta semplicemente alla contrapposizione tra innovatori e imitatori. Le agenzie americane hanno formulato accuse precise su campagne di estrazione su larga scala; la Cina le contesta e rivendica uno sviluppo tecnologico autonomo. Stabilire quali capacità derivino da ricerca indipendente e quali dall’utilizzo non autorizzato di sistemi concorrenti richiede evidenze tecniche molto più specifiche.

Una cosa, però, appare ormai evidente: la supremazia nell’intelligenza artificiale non dipenderà soltanto da chi possiede più GPU o investe più miliardi. Efficienza dei modelli, accesso ai dati, software, chip, ricerca e regole sulla proprietà intellettuale stanno diventando parti della stessa competizione geopolitica.

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