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Durov accusa l’UE: “Sorveglianza giustificata tramite ONG e media”

Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, torna a far discutere con dichiarazioni molto dure nei confronti delle istituzioni europee. Secondo l’imprenditore, l’Unione Europea starebbe cercando di giustificare un rafforzamento della sorveglianza online utilizzando il supporto di organizzazioni non governative e di alcuni organi di informazione.

Le affermazioni sono state pubblicate direttamente sul suo canale ufficiale, dove Durov ha espresso forti preoccupazioni per la libertà digitale e per il modo in cui il dibattito pubblico verrebbe influenzato.

Le accuse contro ONG e media internazionali

Nel dettaglio, Durov sostiene che alcune organizzazioni, formalmente indipendenti, starebbero contribuendo a costruire una narrativa favorevole a un maggiore controllo delle comunicazioni online. Tra queste cita anche realtà impegnate nell’analisi delle piattaforme digitali, accusate di focalizzarsi su servizi come Telegram per motivi legati alla libertà di discussione.

Secondo il fondatore dell’app di messaggistica, il fatto che su Telegram sia possibile condividere e discutere contenuti in gruppi privati rappresenterebbe un elemento scomodo per chi vorrebbe un controllo più stringente delle informazioni.

Durov ha inoltre criticato il ruolo di diversi media internazionali, accusandoli di amplificare queste posizioni e contribuire a diffondere una visione allineata agli interessi istituzionali.

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Dubbi sulla fiducia pubblica

Un altro punto centrale delle sue dichiarazioni riguarda la credibilità delle organizzazioni coinvolte. Durov ha sottolineato come, a suo avviso, molte di queste abbiano perso la fiducia del pubblico negli ultimi anni, soprattutto durante la pandemia.

Questo elemento, secondo lui, renderebbe ancora più delicato il loro coinvolgimento nel dibattito sulla regolamentazione digitale, in quanto potrebbe influenzare l’opinione pubblica in modo non trasparente.

Il tema della libertà digitale

Alla base delle critiche di Durov c’è una preoccupazione più ampia: quella di una progressiva riduzione delle libertà online. L’imprenditore ha invitato a prestare attenzione a quelle che definisce strategie di manipolazione del consenso, ritenute funzionali all’introduzione di misure più restrittive.

In questo contesto, ha ribadito la necessità di difendere la privacy e l’autonomia degli utenti, elementi che considera fondamentali nell’ecosistema digitale contemporaneo.

Telegram e le prossime mosse

Parallelamente alle sue dichiarazioni, Durov ha annunciato l’intenzione di rendere ancora più difficile individuare e bloccare il traffico della piattaforma. Una mossa che sembra andare nella direzione di rafforzare la resilienza del servizio rispetto a eventuali tentativi di limitazione.

Il confronto tra istituzioni e piattaforme tecnologiche appare quindi destinato a intensificarsi, in un equilibrio sempre più complesso tra sicurezza, regolamentazione e libertà individuali.

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