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Telegram sotto pressione in Russia: il Cremlino accelera il blocco

Telegram potrebbe essere vicino a un punto di non ritorno in Russia. Nelle ultime settimane, milioni di utenti hanno iniziato a segnalare malfunzionamenti diffusi: messaggi che non arrivano, file multimediali che non si caricano e chiamate completamente inutilizzabili.

Secondo diverse fonti locali, non si tratta di semplici problemi tecnici ma di un blocco progressivo e mirato, avviato dalle autorità russe con largo anticipo rispetto ai tempi ufficialmente annunciati.

Il blocco è già iniziato

Già da febbraio 2026, l’ente regolatore Roskomnadzor ha iniziato a limitare alcune funzionalità di Telegram. Prima sono state colpite le chiamate vocali e video, poi il caricamento di contenuti multimediali.

Nel weekend tra il 14 e il 15 marzo, la situazione è peggiorata drasticamente: in molte regioni il servizio risulta quasi inutilizzabile, con livelli di blocco stimati fino all’80%. Gli esperti parlano apertamente di un blocco totale già in corso, non più di una semplice fase di test.

Le motivazioni ufficiali

Le autorità russe giustificano l’intervento sostenendo che Telegram non collabori con le forze dell’ordine e non blocchi contenuti considerati estremisti o illegali. Viene inoltre accusato di essere utilizzato per truffe su larga scala e attività pericolose.

A fine febbraio, la pressione è aumentata ulteriormente con l’apertura di un’indagine nei confronti del fondatore Pavel Durov, accusato di presunto favoreggiamento del terrorismo. Accuse gravi, ma al momento prive di prove pubbliche.

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Il vero obiettivo: controllo totale

Al di là delle motivazioni ufficiali, molti osservatori ritengono che Telegram rappresenti l’ultimo grande spazio digitale non completamente controllato nel Paese. Altre piattaforme occidentali sono già state limitate o bloccate negli anni precedenti.

Nel frattempo, il governo sta spingendo l’adozione di MAX, una nuova app sviluppata da VK, progettata per integrarsi con i servizi statali. Secondo diverse analisi, questa piattaforma offrirebbe maggiore controllo e sorveglianza rispetto alle alternative indipendenti.

Una situazione diversa dal passato

Non è la prima volta che la Russia tenta di bloccare Telegram. Tra il 2018 e il 2020, un tentativo simile fallì, con l’app che continuò a funzionare grazie a VPN e sistemi alternativi.

Oggi però lo scenario è cambiato: le tecnologie di controllo, come il Deep Packet Inspection (DPI), sono molto più avanzate e permettono interventi più precisi ed efficaci.

Cosa cambia per gli utenti

Le conseguenze potrebbero essere significative. Telegram è utilizzato da milioni di cittadini per comunicare, informarsi e lavorare. La sua eventuale scomparsa lascerebbe un vuoto importante nel panorama digitale russo.

In particolare, verrebbero colpiti canali indipendenti, comunità online e utenti che si affidano alla piattaforma come principale fonte di informazione non filtrata.

Il futuro di Telegram in Russia

Pavel Durov ha dichiarato che Telegram continuerà a resistere il più a lungo possibile. Tuttavia, con un controllo sempre più stringente e alternative statali già pronte, il futuro della piattaforma nel Paese appare incerto.

Nei prossimi giorni si capirà se Telegram riuscirà ancora una volta a sopravvivere o se il Cremlino riuscirà davvero a chiudere l’ultima grande finestra digitale indipendente rimasta in Russia.

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