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Essere in forma dopo i 50 anni potrebbe aiutare anche l’udito: cosa rivela un nuovo studio

Mantenersi attivi con l’avanzare dell’età potrebbe avere benefici che vanno oltre muscoli, equilibrio e salute cardiovascolare. Un nuovo studio condotto su 150 adulti tra i 50 e gli 80 anni ha infatti rilevato un’associazione tra una migliore funzione fisica e soglie uditive più favorevoli.

Il risultato più interessante è che questa relazione sarebbe rimasta presente anche considerando la pressione arteriosa sistolica, che non sembra spiegare il collegamento osservato dai ricercatori.

Lo studio non dimostra però che fare esercizio possa prevenire o recuperare direttamente la perdita dell’udito. Trattandosi di un’associazione, i risultati suggeriscono piuttosto che la salute fisica e quella uditiva potrebbero essere collegate durante l’invecchiamento attraverso meccanismi che meritano ulteriori approfondimenti.

Migliore funzione fisica associata a un udito migliore

I ricercatori hanno analizzato diversi aspetti della salute dei partecipanti. La funzione fisica è stata valutata attraverso questionari riguardanti anche capacità quotidiane come camminare, salire le scale e prendersi cura di sé.

Sono state inoltre misurate la pressione sistolica e le soglie uditive a differenti frequenze, insieme ad alcuni parametri cognitivi.

Dall’analisi è emersa una relazione quantitativa: per ogni miglioramento di 10 punti nella funzione fisica, la soglia uditiva risultava migliore di circa 1,35 decibel.

L’età continuava naturalmente ad avere un peso considerevole. Ogni incremento di 10 anni era associato a un aumento di circa 7,5 mmHg della pressione sistolica e a un peggioramento della soglia uditiva di 8,78 decibel. Nello studio gli uomini presentavano inoltre risultati uditivi mediamente peggiori rispetto alle donne.

Anche tenendo conto di queste variabili, tuttavia, l’associazione tra condizioni fisiche e udito rimaneva presente.

La pressione sanguigna non spiega il collegamento

Uno degli obiettivi della ricerca era verificare una possibile interpretazione della cosiddetta teoria della “causa comune” dell’invecchiamento.

L’ipotesi è che il deterioramento di alcuni sistemi dell’organismo, in particolare quello vascolare, possa contribuire contemporaneamente al declino delle capacità fisiche, cognitive e sensoriali.

In questo caso, però, la pressione sistolica non ha mediato la relazione osservata tra funzione fisica e capacità uditiva. In altre parole, i dati non indicano che il collegamento possa essere spiegato semplicemente dicendo che le persone più in forma hanno una pressione migliore e, di conseguenza, sentono meglio.

I ricercatori indicano quindi altri possibili meccanismi biologici.

L’attività fisica può favorire la circolazione sanguigna, compresa quella diretta alle strutture dell’orecchio interno, oltre ad avere effetti sull’infiammazione, sul metabolismo cellulare e sulla salute dei piccoli vasi sanguigni.

Si tratta di spiegazioni biologicamente plausibili, ma non costituiscono ancora la prova che siano proprio questi meccanismi a produrre l’associazione rilevata nello studio.

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La perdita dell’udito dipende da molti fattori

Il lavoro contribuisce anche a superare l’idea semplicistica secondo cui il deterioramento dell’udito sarebbe esclusivamente una conseguenza inevitabile dell’età.

L’invecchiamento rappresenta certamente uno dei principali fattori associati alla perdita uditiva, ma la situazione di ogni persona deriva dall’interazione di numerosi elementi accumulati nel corso della vita.

Tra questi rientrano genetica, condizioni generali di salute, esposizione al rumore e farmaci potenzialmente ototossici.

Particolarmente importante è proprio il rumore, perché rappresenta un fattore sul quale è possibile intervenire. Un’esposizione sufficientemente intensa o prolungata può danneggiare le delicate strutture dell’orecchio interno.

La prudenza riguarda anche cuffie e auricolari. Più che affidarsi a una singola percentuale universale del volume, è importante considerare contemporaneamente intensità e durata dell’ascolto, riducendo il volume soprattutto quando l’esposizione si prolunga.

Camminare e mantenere forza e mobilità può avere benefici più ampi

La “buona forma fisica” analizzata nello studio non significa necessariamente praticare sport ad alta intensità.

La capacità di muoversi autonomamente e affrontare le normali attività quotidiane rappresentava una componente importante della valutazione. Per gli adulti che superano i 50 anni, mantenere mobilità, forza ed equilibrio attraverso attività adeguate alle proprie condizioni può quindi contribuire alla salute generale.

Camminare regolarmente e svolgere esercizi di forza ed equilibrio sono esempi di attività che possono aiutare a conservare queste capacità durante l’invecchiamento.

Sul fronte dell’udito, rimane altrettanto importante limitare le esposizioni sonore eccessive e utilizzare protezioni appropriate negli ambienti particolarmente rumorosi.

Se iniziano invece a comparire difficoltà nel seguire le conversazioni, necessità di aumentare continuamente il volume della televisione o problemi nel comprendere le parole in ambienti affollati, una valutazione dell’udito può permettere di identificare precocemente eventuali cambiamenti.

Un indizio interessante, ma non la prova che l’esercizio protegga l’udito

Il dato principale dello studio deve essere interpretato con cautela. Una migliore funzione fisica è risultata associata a un udito migliore, ma questo non permette di concludere che aumentando l’attività fisica di una persona la sua capacità uditiva migliorerà automaticamente.

Altri fattori potrebbero contribuire alla relazione, e uno studio su 150 partecipanti necessita di essere affiancato da ulteriori ricerche, possibilmente longitudinali e sperimentali.

Il risultato rafforza comunque un concetto sempre più importante nello studio dell’invecchiamento: l’orecchio non funziona isolatamente dal resto dell’organismo.

Proteggere l’udito significa quindi evitare il rumore e controllare eventuali problemi specifici, ma la ricerca suggerisce che anche mantenere una buona salute fisica complessiva potrebbe avere un ruolo nel preservare le funzioni sensoriali con il passare degli anni.

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