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Troppi alimenti ultra-processati associati a un rischio di aterosclerosi fino al 40% più alto

Un consumo elevato di alimenti ultra-processati è stato associato a una maggiore probabilità di sviluppare aterosclerosi. È quanto emerge da uno studio condotto su 133.797 partecipanti della UK Biobank, nel quale le persone con il consumo più elevato hanno mostrato un rischio superiore di circa il 40% rispetto a quelle che ne mangiavano meno.

La ricerca, pubblicata l’11 settembre 2026 su Frontiers in Nutrition, aggiunge nuovi elementi al dibattito sugli effetti che un’alimentazione ricca di prodotti industriali altamente trasformati potrebbe avere sulla salute cardiovascolare.

Il dato richiede però un’importante precisazione: si tratta di uno studio osservazionale. I risultati mostrano quindi un’associazione statistica, ma non dimostrano che gli alimenti ultra-processati siano direttamente responsabili dell’aterosclerosi.

Oltre 133.000 persone seguite per circa 11 anni

All’inizio dello studio nessuno dei 133.797 partecipanti presentava aterosclerosi. I ricercatori hanno monitorato il gruppo per un periodo mediano di circa 11 anni, utilizzando registri ospedalieri e di mortalità per individuare nuovi casi della malattia.

Durante il periodo di osservazione sono stati registrati 654 casi di aterosclerosi.

Per ricostruire le abitudini alimentari, i partecipanti hanno completato più questionari relativi a ciò che avevano consumato nelle 24 ore precedenti. Gli alimenti sono stati successivamente classificati utilizzando il sistema NOVA, che li suddivide in funzione del livello e delle caratteristiche della trasformazione industriale.

Nella categoria degli ultra-processati possono rientrare prodotti molto diversi tra loro, come alcune bevande zuccherate, snack confezionati, cereali zuccherati e pasti pronti, generalmente caratterizzati da formulazioni industriali e ingredienti o additivi poco utilizzati nella cucina domestica.

Dopo aver tenuto conto statisticamente di diversi fattori relativi alla salute e allo stile di vita, il gruppo con il maggiore consumo di ultra-processati presentava un rischio di aterosclerosi di circa il 40% superiore rispetto al gruppo con il consumo più basso.

Utilizzando invece il peso degli alimenti consumati come parametro, la differenza tra i gruppi estremi risultava pari a circa il 29%.

Cos’è l’aterosclerosi e perché può diventare pericolosa

L’aterosclerosi è un processo caratterizzato dall’accumulo di placche all’interno delle arterie. Con il passare del tempo queste alterazioni possono restringere i vasi sanguigni e interferire con il normale flusso del sangue.

La malattia rappresenta uno dei processi alla base di numerosi problemi cardiovascolari e può contribuire allo sviluppo di eventi gravi quando interessa arterie che alimentano organi vitali.

Per questo motivo individuare i fattori associati alla sua comparsa è particolarmente importante dal punto di vista della prevenzione.

Gli alimenti ultra-processati sono già stati studiati in relazione a diversi indicatori di salute cardiovascolare. Un’altra ricerca pubblicata nel 2026, per esempio, aveva rilevato un’associazione tra un consumo elevato e una maggiore incidenza di eventi cardiovascolari.

Ciò non significa però che tutti i prodotti classificati come ultra-processati abbiano necessariamente gli stessi effetti né che il livello di trasformazione industriale sia l’unica caratteristica nutrizionale da considerare.

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I ricercatori hanno trovato indizi anche nel sangue

Lo studio non si è limitato a confrontare dieta e diagnosi. In un sottogruppo di partecipanti sono stati analizzati anche diversi marcatori presenti nel sangue.

I ricercatori hanno identificato molecole e proteine associate contemporaneamente al consumo di alimenti ultra-processati e al rischio di aterosclerosi. Alcuni dei segnali osservati riguardavano processi collegati al metabolismo dei grassi, all’infiammazione e alla regolazione ormonale.

Questi risultati potrebbero offrire indicazioni sui possibili meccanismi biologici coinvolti, ma non rappresentano ancora la dimostrazione di una catena causale.

In altre parole, non è possibile affermare sulla base di questi dati che un determinato alimento provochi una specifica alterazione nel sangue che, a sua volta, causi direttamente l’aterosclerosi.

Serviranno studi ulteriori per capire quali caratteristiche degli alimenti ultra-processati possano eventualmente avere un ruolo e quanto dipenda invece dalla qualità complessiva della dieta.

Il 40% in più non significa avere il 40% di probabilità di ammalarsi

Il dato principale dello studio può essere facilmente interpretato in maniera errata.

Un aumento relativo del rischio del 40% non significa che il 40% delle persone che consumano molti alimenti ultra-processati svilupperà aterosclerosi. Indica una differenza relativa tra il gruppo con il consumo maggiore e quello con il consumo minore nelle condizioni analizzate dai ricercatori.

Inoltre, le persone che consumano quantità differenti di alimenti ultra-processati possono differire anche per attività fisica, condizioni economiche, peso corporeo, abitudine al fumo, qualità generale dell’alimentazione e altri comportamenti.

Le analisi statistiche possono correggere molti di questi elementi, ma uno studio osservazionale non è generalmente in grado di escludere ogni possibile fattore confondente.

Il risultato va quindi considerato come un ulteriore segnale da approfondire, non come la dimostrazione che un singolo snack o pasto pronto provochi aterosclerosi.

Conta soprattutto l’alimentazione nel suo complesso

I risultati non richiedono necessariamente di eliminare qualsiasi prodotto confezionato dalla propria dieta. Il punto centrale riguarda piuttosto la frequenza e la quantità complessiva con cui gli alimenti ultra-processati sostituiscono cibi meno trasformati.

Verdura, frutta, legumi, cereali integrali e fonti proteiche poco lavorate possono costituire la base di un modello alimentare nel quale anche alcuni prodotti confezionati trovano occasionalmente spazio.

È inoltre importante non confondere automaticamente “confezionato” con “ultra-processato”. Il sistema NOVA considera le modalità di produzione e formulazione, e prodotti venduti in una confezione possono avere caratteristiche nutrizionali molto differenti.

Lo studio su oltre 133.000 persone rafforza quindi un quadro scientifico nel quale il consumo elevato di ultra-processati continua a essere associato a risultati cardiovascolari meno favorevoli.

Ma il messaggio non riguarda un singolo alimento da demonizzare. Per la salute cardiovascolare resta molto più significativo osservare l’intero modello alimentare nel lungo periodo, insieme agli altri fattori dello stile di vita e alle condizioni individuali di salute.

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