File Epstein e Bitcoin: perché le accuse sul controllo israeliano non reggono

Negli ultimi giorni stanno circolando online teorie secondo cui i cosiddetti “file di Epstein” conterrebbero prove di un controllo segreto di Israele sulla rete Bitcoin. Le affermazioni hanno trovato spazio soprattutto su X (ex Twitter) e in alcune comunità legate alle criptovalute, alimentando un acceso dibattito. Tuttavia, un’analisi più attenta mostra come queste ipotesi siano prive di riscontri concreti.
A riportare la questione è stato anche CoinPedia, che ha ricostruito l’origine delle accuse e verificato i documenti resi pubblici nell’ambito del caso Jeffrey Epstein, chiarendo cosa emerge davvero dalle carte ufficiali.
Da dove nascono le accuse sul controllo di Bitcoin
Una delle principali fonti della teoria è Jacob King, responsabile di SwanDesk, che ha fatto riferimento a un presunto documento proveniente dagli archivi di Epstein. Secondo questa ricostruzione, alcune comunicazioni tra Epstein e l’imprenditore Joichi Ito parlerebbero di finanziamenti occulti agli sviluppatori di Bitcoin e di un ipotetico sostegno israeliano a una larga parte del progetto.
Alle accuse si sono aggiunte ipotesi su investimenti significativi in Blockstream, azienda chiave nello sviluppo dell’infrastruttura di Bitcoin, e su una possibile influenza congiunta di Blockstream e Tether sull’andamento del prezzo della criptovaluta.
Le verifiche di CoinPedia e i documenti ufficiali
L’analisi condotta da CoinPedia ha però evidenziato come non esistano prove documentali a sostegno di queste affermazioni. Dopo la pubblicazione di milioni di atti da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, nell’ambito dell’Epstein File Transparency Act, non è emersa alcuna evidenza di un controllo israeliano sulla rete Bitcoin né di un finanziamento governativo agli sviluppatori.
I documenti mostrano invece che Epstein ha effettuato donazioni per circa 850.000 dollari al MIT tra il 2002 e il 2017. Parte di questi fondi, nel 2015, è stata utilizzata dal MIT Digital Currency Initiative per sostenere lo sviluppo di Bitcoin Core, dopo la chiusura della Bitcoin Foundation.
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Il ruolo del MIT e i legami con Israele
Secondo CoinPedia, questi finanziamenti non dimostrano in alcun modo un controllo sulla rete Bitcoin. Il riferimento a Israele emerge soprattutto in relazione all’ex primo ministro Ehud Barak, che avrebbe visitato più volte Epstein a New York tra il 2013 e il 2017.
Nello stesso periodo, i fondi di Epstein affluivano al MIT Media Lab, dove operavano anche ricercatori israeliani. Un collegamento che, tuttavia, non prova alcuna regia politica o statale sullo sviluppo di Bitcoin.
L’investimento in Blockstream e le conclusioni
È confermato che nel 2014 Epstein partecipò a un round di finanziamento da 18 milioni di dollari di Blockstream. In seguito, però, l’amministratore Adam Back ha chiarito che la quota di Epstein fu ceduta rapidamente, interrompendo ogni legame finanziario con la società.
Alla luce dei documenti disponibili, le accuse di un controllo israeliano su Bitcoin restano quindi teorie non supportate dai fatti. I finanziamenti esistiti rientrano in dinamiche di ricerca e sviluppo già note e non indicano alcuna presa di potere sulla rete.
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