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Gli smart glasses di Meta conquistano il mercato, ma la privacy diventa il vero problema

Gli occhiali intelligenti stanno rapidamente passando da prodotto di nicchia a dispositivo tecnologico destinato al grande pubblico. A guidare questa trasformazione è Meta, che con i suoi smart glasses sviluppati insieme a EssilorLuxottica sta ottenendo risultati commerciali importanti. La crescita, però, porta con sé una questione sempre più difficile da ignorare: cosa succede alla privacy quando una videocamera può essere indossata sul volto e risultare quasi indistinguibile da un normale paio di occhiali?

Secondo quanto riportato da Bloomberg, nel 2025 Meta avrebbe venduto oltre 7 milioni di smart glasses basati sull’intelligenza artificiale, mentre entro la fine del 2026 la capacità produttiva potrebbe raggiungere tra 20 e 30 milioni di unità all’anno.

Numeri che mostrano la dimensione della scommessa di Meta sul settore, ma che stanno contemporaneamente alimentando le preoccupazioni di associazioni per i diritti digitali, scuole, organizzatori di eventi e semplici cittadini. Il problema principale non riguarda tanto chi indossa gli occhiali, quanto chi potrebbe essere ripreso senza rendersene conto.

Una videocamera sul volto cambia le regole della registrazione

Gli smart glasses Ray-Ban Meta dispongono di un piccolo indicatore luminoso pensato per segnalare alle persone circostanti quando la videocamera è in funzione. Secondo Cooper Quintin, staff technologist della Electronic Frontier Foundation (EFF), questa soluzione presenta però limiti evidenti.

Il LED è molto piccolo e potrebbe essere coperto, ad esempio con un semplice adesivo. Una modifica del genere renderebbe ancora più difficile capire quando qualcuno sta effettuando una registrazione.

La questione non è puramente teorica. BBC News ha riportato testimonianze di donne avvicinate da uomini che indossavano gli occhiali Meta e registravano le loro reazioni senza che ne fossero consapevoli o avessero espresso il proprio consenso. Video di questo genere sono inoltre comparsi sui social network, contribuendo ad alimentare la discussione sull’utilizzo responsabile dei dispositivi indossabili.

La differenza rispetto a uno smartphone è soprattutto sociale. Estrarre un telefono e puntare la fotocamera verso qualcuno rappresenta un gesto generalmente riconoscibile. Con un paio di occhiali dotati di videocamera, invece, la registrazione può avvenire senza un cambiamento altrettanto evidente nel comportamento di chi la effettua.

La crescente diffidenza avrebbe già prodotto conseguenze concrete. Alcuni possessori, secondo quanto riportato da Engadget, avrebbero iniziato a lasciare gli smart glasses a casa proprio per evitare reazioni negative quando si trovano in pubblico.

Arrivano le app che provano a individuare gli smart glasses

Dove le indicazioni visive non sembrano sufficienti, alcuni sviluppatori indipendenti stanno cercando una soluzione tecnologica. Sono così nate applicazioni per smartphone progettate per individuare nelle vicinanze dispositivi compatibili attraverso i segnali Bluetooth Low Energy (BLE).

Uno degli esempi è Nearby Glasses, sviluppata da Yves Jeanrenaud. L’applicazione Android, proposta a circa 3 dollari, avrebbe superato i 100.000 download. Lo stesso sviluppatore, tuttavia, ha sottolineato su GitHub che il sistema è imperfetto e può produrre falsi positivi.

Nell’agosto 2026, Pawel Szydlowski ha invece pubblicato Zuckoff per iPhone. Per costruire il sistema di identificazione, lo sviluppatore ha raccolto informazioni sui dispositivi anche entrando in contatto con alcuni utilizzatori tramite Instagram e Reddit. L’app può inoltre ricorrere ai nomi pubblicizzati dai dispositivi come metodo alternativo, sebbene meno preciso.

Questi strumenti hanno un limite fondamentale: possono tentare di rilevare la presenza di smart glasses, ma non stabilire se la videocamera stia effettivamente registrando. Proprio per questo i loro sviluppatori sconsigliano di accusare o affrontare una persona esclusivamente sulla base di una rilevazione Bluetooth.

L’interesse, comunque, esiste. Tra gli utilizzatori citati figura anche un insegnante preoccupato dalla possibilità che gli studenti possano servirsi degli occhiali AI per effettuare registrazioni indesiderate durante le lezioni.

Il nodo del riconoscimento facciale e del “super sensing”

Le preoccupazioni potrebbero diventare ancora più rilevanti con l’evoluzione delle capacità dell’intelligenza artificiale. Secondo il Financial Times, Meta starebbe sperimentando un prototipo di occhiali dotato di funzionalità definite di “super sensing”, pensate per utilizzare fotocamere e audio in maniera molto più continua per comprendere ciò che accade intorno all’utilizzatore.

Sempre secondo le informazioni riportate dal quotidiano, tra le ipotesi allo studio ci sarebbe la possibilità di non attivare l’indicatore LED durante alcune di queste funzioni. Trattandosi di caratteristiche sperimentali, non significa che saranno necessariamente introdotte nei prodotti commerciali, ma la prospettiva rende ancora più delicato il dibattito sulla trasparenza delle registrazioni.

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A questo si aggiunge la questione del riconoscimento facciale. Wired ed Electronic Frontier Foundation hanno riferito della presenza, nell’app Meta AI, di codice collegato a un sistema di riconoscimento facciale non ancora pubblicato. Quel codice sarebbe successivamente scomparso da un aggiornamento, senza però chiarire definitivamente quali siano i programmi futuri dell’azienda in questo campo.

L’eventuale combinazione fra videocamere indossabili, riconoscimento facciale e sistemi AI avanzati rappresenta uno degli scenari che maggiormente preoccupano le organizzazioni per la tutela della privacy. Il rischio non riguarda soltanto l’identificazione di una persona, ma anche il possibile utilizzo successivo delle immagini raccolte per manipolazioni, deepfake o altri contenuti prodotti senza consenso.

Quintin ha indicato tra le possibili risposte normative anche l’introduzione di strumenti che permettano ai cittadini di agire direttamente contro le aziende quando un prodotto viola i loro diritti in materia di dati biometrici.

Scuole ed eventi iniziano a vietare gli occhiali AI

In attesa di regole più specifiche, alcune organizzazioni hanno scelto una strada molto più semplice: vietare gli smart glasses.

Nel 2026, la convention dedicata alla sicurezza informatica DEF CON ha deciso di non consentirne l’utilizzo, invitando persino i partecipanti che possiedono modelli graduati a portare con sé occhiali tradizionali alternativi.

Provvedimenti simili, tuttavia, presentano un problema pratico. Uno smart glass può avere un aspetto molto simile a quello di un normale paio di occhiali, quindi far rispettare un divieto significa spesso affidarsi alla collaborazione di chi lo indossa oppure alla capacità degli altri presenti di riconoscere il dispositivo.

È proprio questo uno dei cambiamenti più significativi introdotti dalla tecnologia indossabile: l’onere di capire se esiste una videocamera rischia di spostarsi sulla persona potenzialmente ripresa.

Una dinamica destinata a diventare ancora più complessa se questi prodotti raggiungeranno davvero una diffusione paragonabile a quella prevista dall’industria.

Le vendite continuano a crescere nonostante le polemiche

Le controversie sulla privacy, almeno per il momento, non sembrano aver fermato il mercato. EssilorLuxottica ha indicato una crescita vicina al raddoppio dei ricavi legati agli occhiali con intelligenza artificiale nel secondo trimestre del 2026, sostenuta dalla domanda per i modelli Ray-Ban e Oakley.

Meta sta inoltre ampliando la propria presenza con modelli proposti negli Stati Uniti a partire da 299 dollari, mentre il settore attira sempre più concorrenti. Anche Google e Apple stanno lavorando sul futuro dei dispositivi indossabili basati sull’intelligenza artificiale, rendendo probabile una competizione sempre più intensa.

Il precedente degli Apple AirTag mostra quanto rapidamente una tecnologia progettata per uno scopo legittimo possa sollevare problemi inattesi. I tracker di Apple sono stati utilizzati anche in episodi di stalking, spingendo successivamente aziende e legislatori a introdurre maggiori protezioni. Szydlowski teme che con gli smart glasses possa verificarsi un ritardo simile tra la diffusione della tecnologia e l’arrivo di norme adeguate.

La questione, quindi, non riguarda soltanto Meta. Con videocamere, microfoni e sistemi AI destinati a diventare sempre più piccoli e discreti, il confine tra tecnologia indossabile e sorveglianza involontaria rischia di diventare progressivamente più sottile.

Gli smart glasses difficilmente scompariranno. La vera sfida sarà stabilire quali limiti tecnici, sociali e normativi dovranno accompagnarne la diffusione, in modo che la comodità di registrare e interagire con l’intelligenza artificiale non comporti automaticamente la perdita del diritto degli altri a sapere quando vengono osservati.

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