Google cambia la ricerca in Europa e avverte: “L’esperienza degli utenti peggiorerà”

Google sta modificando il funzionamento del suo motore di ricerca nell’Unione Europea per adeguarsi alle richieste della Commissione europea previste dal Digital Markets Act (DMA). Secondo l’azienda, però, le nuove regole finiranno per rendere Google Search meno utile per gli utenti europei e potrebbero aumentare i costi sostenuti dalle imprese locali.
A sollevare la questione è stato Nick Fox, vicepresidente senior di Google responsabile delle attività Search e Ads. In un’intervista a Reuters, il dirigente ha spiegato che le modifiche riguarderanno soltanto il mercato europeo: gli utenti che utilizzano Google al di fuori dell’UE non saranno interessati.
La vicenda nasce dalla decisione con cui Bruxelles ha sanzionato Google per aver favorito i propri servizi nei risultati delle ricerche dedicate, tra le altre cose, a shopping, hotel, trasporti e sport.
Una multa da 460 milioni di euro per Google Search
Il 23 luglio 2026, la Commissione europea ha inflitto a Google una sanzione di 460 milioni di euro per la cosiddetta pratica di self-preferencing all’interno del motore di ricerca. Una seconda multa da 430 milioni di euro ha riguardato invece le restrizioni imposte agli sviluppatori attraverso Google Play, portando complessivamente le due sanzioni a 890 milioni di euro.
Secondo Bruxelles, Google mostrava i propri servizi in maniera più evidente rispetto alle alternative offerte da terze parti, per esempio posizionandoli nella parte superiore dei risultati o utilizzando elementi grafici e filtri più avanzati.
Il DMA stabilisce invece che i gatekeeper non possano favorire i propri servizi nel ranking rispetto a quelli concorrenti e debbano applicare condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie.
Google ha ricevuto 60 giorni per adeguarsi alla decisione. In caso contrario, la società rischia penalità periodiche che possono raggiungere il 5% del fatturato mondiale complessivo.
Come cambieranno i risultati di ricerca in Europa
Per rispettare le richieste europee, Google sta intervenendo direttamente sull’organizzazione della pagina dei risultati.
Secondo quanto riportato da Reuters, nella nuova configurazione dovrebbe essere data maggiore visibilità ai servizi di ricerca verticale, ovvero piattaforme specializzate in settori come viaggi, prenotazioni e shopping. Una di queste potrà ricevere uno spazio particolarmente evidente, seguita da altre due presentate con una quantità inferiore di informazioni.
Più in basso continueranno a comparire caroselli dedicati, per esempio, a hotel, compagnie aeree e ristoranti, ma alcune delle funzionalità disponibili in precedenza verranno eliminate. Tra queste ci sarebbero informazioni considerate particolarmente utili dagli utenti, come i prezzi in tempo reale.
La posizione dei diversi servizi continuerà comunque a essere determinata dagli algoritmi di ranking di Google.
Il risultato potrebbe essere una pagina di ricerca sensibilmente differente da quella disponibile negli altri mercati, creando di fatto un’esperienza specifica per gli utenti dell’Unione Europea.

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Google teme conseguenze per utenti e attività locali
Secondo Google, il problema non riguarderebbe soltanto la comodità degli utenti.
Nick Fox sostiene che il nuovo sistema finirà per rafforzare gli intermediari online a discapito delle imprese locali, eliminando contemporaneamente alcune funzioni utilizzate quotidianamente per confrontare rapidamente offerte e servizi.
L’azienda cita anche gli effetti delle precedenti modifiche introdotte per adeguarsi alle richieste europee. Secondo i dati forniti da Google, queste avrebbero determinato una riduzione del 30% del traffico proveniente dalle prenotazioni dirette gratuite verso alcune imprese europee. Google prevede che le nuove modifiche possano produrre ulteriori conseguenze.
Si tratta comunque di dati e valutazioni forniti dalla stessa Google e devono quindi essere letti nel contesto dello scontro regolatorio in corso.
La posizione della Commissione europea è differente: l’obiettivo del DMA è impedire che un’azienda dominante possa utilizzare il controllo di una piattaforma per concedere un vantaggio ai propri servizi rispetto ai concorrenti. Bruxelles sostiene che prodotti e servizi debbano competere sulla qualità e non beneficiare semplicemente dell’appartenenza alla società che gestisce il motore di ricerca.
Il confronto tra Google e l’Unione Europea continua
La questione va oltre la semplice disposizione grafica dei risultati. Il Digital Markets Act punta infatti a modificare il funzionamento dei principali ecosistemi digitali, imponendo obblighi specifici alle aziende considerate gatekeeper.
Nel caso di Google, Bruxelles è intervenuta anche sull’accesso ai dati della ricerca. La Commissione ha stabilito misure affinché motori di ricerca concorrenti possano accedere, a determinate condizioni, a dati anonimizzati relativi a ranking, query, clic e visualizzazioni raccolti da Google Search.
L’obiettivo dichiarato dall’UE è favorire la concorrenza e consentire la nascita di alternative più competitive. Google, al contrario, sostiene che alcune delle misure richieste possano produrre effetti negativi proprio per gli utenti e per le attività che cercano di raggiungerli direttamente.
Le prossime settimane serviranno quindi a capire se il nuovo formato sarà considerato sufficiente dalla Commissione e, soprattutto, quale sarà l’effetto concreto sulle ricerche effettuate ogni giorno da milioni di utenti europei.
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