Le IA possono generare password davvero sicure? L’analisi che sorprende

Le intelligenze artificiali sono davvero in grado di creare password sicure e imprevedibili? A prima vista sembrerebbe di sì. Le combinazioni generate da chatbot avanzati appaiono complesse, ricche di simboli, numeri e lettere maiuscole e minuscole. Tuttavia, un’analisi più approfondita racconta una storia diversa.
Un gruppo di ricercatori della società Irregolare ha messo alla prova diversi modelli linguistici chiedendo loro di generare password da 16 caratteri contenenti simboli speciali, numeri e lettere in diversi registri. Le stringhe ottenute, valutate da comuni strumenti online di verifica della sicurezza, risultavano apparentemente robuste, con stime che parlavano addirittura di secoli necessari per violarle.
Il problema degli schemi nascosti
L’illusione della casualità si è però infranta quando i ricercatori hanno analizzato nel dettaglio le sequenze prodotte. Le reti neurali non generano numeri realmente casuali: costruiscono le risposte sulla base di modelli statistici appresi durante l’addestramento. Questo significa che, dietro l’apparente disordine, possono celarsi schemi ricorrenti.
In un test condotto su 50 password generate da Claude Opus 4.6, ben 18 combinazioni erano identiche tra loro. Inoltre, nessuna delle password presentava caratteri ripetuti, un dettaglio sospetto che indica l’assenza di vera casualità.

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Il dato più significativo riguarda l’entropia, ovvero la misura dell’imprevedibilità di una sequenza. Secondo i calcoli, le password di 16 caratteri prodotte dai modelli linguistici offrivano circa 27 bit di entropia. In termini pratici, significa uno spazio di ricerca di circa 2^27 combinazioni (circa 134 milioni). Una password realmente casuale della stessa lunghezza può arrivare invece a circa 98 bit di entropia, una differenza enorme in termini di sicurezza.
Quando l’AI “ragiona” meglio
Non tutti i modelli si sono comportati allo stesso modo. Alcuni sistemi in grado di eseguire codice, come le versioni “thinking” capaci di richiamare funzioni esterne (ad esempio tramite Python), sono riusciti a generare combinazioni realmente casuali utilizzando generatori crittografici.
Altri modelli, invece, hanno mostrato schemi ricorrenti evidenti: sequenze divise in segmenti regolari, presenza fissa di un numero specifico di simboli speciali, assenza di ripetizioni o persino caratteri adiacenti sulla tastiera. Anche alcune password generate con Gemini 3 presentavano una struttura quasi identica tra loro, con un numero costante di cifre, simboli e lettere.
Questi pattern riducono drasticamente il numero effettivo di combinazioni possibili, rendendo la forza reale della password molto inferiore rispetto a quanto sembri. Per questo motivo, affidarsi a un chatbot per creare password può non essere la scelta più sicura.
La conclusione è chiara: per proteggere i propri account è sempre preferibile utilizzare generatori crittografici certificati o password manager affidabili, strumenti progettati specificamente per garantire una casualità autentica e un livello di sicurezza adeguato agli standard moderni.
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