La Polonia vuole far pagare le piattaforme social per le truffe online: multe destinate alle vittime

La Polonia vuole aumentare la responsabilità delle grandi piattaforme digitali per le truffe diffuse attraverso pubblicità e contenuti sponsorizzati. Varsavia sta cercando alleati nell’Unione Europea per sostenere un nuovo approccio: utilizzare almeno parte delle sanzioni imposte alle aziende tecnologiche per risarcire direttamente le persone vittime delle frodi online.
L’iniziativa è promossa dal vicepremier e ministro della Digitalizzazione polacco Krzysztof Gawkowski, che nelle ultime settimane ha intensificato lo scontro con Meta per la presenza di annunci fraudolenti su Facebook e Instagram.
Gawkowski ha già chiesto alla Commissione Europea di valutare una sanzione da 250 milioni di euro nei confronti di Meta, sostenendo che le misure adottate contro le inserzioni truffaldine non siano sufficienti.
La Polonia cerca una coalizione europea contro le truffe sui social
La strategia di Varsavia non dovrebbe limitarsi a un confronto nazionale.
Secondo quanto riportato dal quotidiano polacco Rzeczpospolita, il governo sta cercando di costruire una coalizione di Paesi dell’UE favorevoli a una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme digitali. Gawkowski ha dichiarato di aver già discusso la questione con rappresentanti della Germania.
L’obiettivo è spingere affinché gli strumenti europei esistenti, compreso il Digital Services Act (DSA), vengano utilizzati con maggiore incisività nei confronti delle piattaforme quando i sistemi di controllo non riescono a contrastare efficacemente pubblicità fraudolente e altre forme di scam.
La richiesta da 250 milioni di euro presentata dalla Polonia alla Commissione Europea riguarda proprio Meta. Ad agosto, Gawkowski aveva formalmente chiesto a Bruxelles di intervenire sulla società proprietaria di Facebook e Instagram.
Secondo Reuters, la richiesta polacca è arrivata dopo che un’analisi di CERT Polska aveva individuato 122 annunci fraudolenti: Meta, secondo i dati citati dal governo, non sarebbe intervenuta sull’86,8% di quelli segnalati. La società sostiene invece di investire continuamente in tecnologie e sistemi destinati a individuare e bloccare i truffatori.
Le multe potrebbero finanziare i risarcimenti alle vittime
L’elemento più interessante della proposta polacca riguarda la destinazione delle eventuali sanzioni.
Il Ministero della Digitalizzazione sta analizzando la possibilità di creare un fondo di compensazione per le vittime delle truffe online, evitando che tutto il denaro proveniente dalle multe finisca semplicemente nelle casse pubbliche europee.
Gawkowski ha spiegato a Rzeczpospolita di voler destinare le risorse alle persone maggiormente esposte agli effetti della pubblicità fraudolenta. Il ministro avrebbe discusso questa possibilità anche con Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea responsabile della sovranità tecnologica, della sicurezza e della democrazia.
Al momento si tratta però di una proposta in fase di valutazione, non di un meccanismo già approvato dall’Unione Europea. Non è quindi ancora stabilito come verrebbero individuate le vittime, quali frodi darebbero diritto a un risarcimento o quale percentuale delle sanzioni sarebbe destinata al fondo.

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Meta promette controlli più severi sugli inserzionisti
La pressione delle autorità polacche ha già provocato una risposta da parte di Meta.
L’azienda ha annunciato di voler estendere i propri sistemi di verifica e di utilizzare strumenti tecnologici più avanzati per contrastare le attività fraudolente. In particolare, Meta afferma che richiederà la verifica del 100% degli inserzionisti di servizi finanziari che mostrano pubblicità in Polonia. (Facebook)
A livello globale, l’obiettivo dichiarato dalla società è arrivare entro la fine del 2026 al 90% dei ricavi pubblicitari provenienti da inserzionisti verificati, rispetto al 70% del 2025. È importante distinguere questo obiettivo dalla verifica del 90% di tutti gli inserzionisti: la percentuale comunicata ufficialmente da Meta riguarda infatti i ricavi pubblicitari.
La società sostiene inoltre di aver rimosso, tra luglio 2025 e giugno 2026, circa 137.000 inserzioni provenienti dalla Polonia per violazioni delle regole relative a truffe e frodi, con oltre l’88% eliminate prima di una segnalazione degli utenti. Nello stesso periodo dichiara di aver rimosso circa 380.000 contenuti provenienti dalla Polonia su Facebook, Instagram e Threads per violazioni analoghe. Si tratta di dati forniti direttamente da Meta.
Per il governo polacco, tuttavia, questi interventi non sono ancora sufficienti.
Le piattaforme avrebbero incassato 725 milioni di zloty dalle pubblicità truffa in Polonia
A rendere particolarmente delicato il problema sono anche le dimensioni economiche del fenomeno.
Una ricerca di Juniper Research commissionata da Revolut ha stimato che nel 2025 le piattaforme social abbiano generato in Polonia circa 725 milioni di zloty di ricavi dalle pubblicità riconducibili a truffe.
A livello europeo, Juniper Research stima che nello stesso anno siano state mostrate quasi 1.000 miliardi di inserzioni fraudolente, generando per le piattaforme circa 3,8 miliardi di sterline di ricavi.
Questi numeri sono stime elaborate dalla società di ricerca e non equivalgono a somme accertate dalle autorità come profitti illeciti delle singole piattaforme.
Il rapporto citato dalla stampa polacca stima inoltre circa 33 miliardi di annunci truffa visualizzati in Polonia nel 2025, mostrando quanto il fenomeno possa essere difficile da affrontare esclusivamente attraverso la rimozione manuale delle singole campagne.
La battaglia polacca potrebbe diventare una questione europea
La proposta di Varsavia introduce quindi una questione più ampia: chi dovrebbe sostenere economicamente le conseguenze quando una truffa raggiunge la vittima attraverso una pubblicità venduta da una piattaforma digitale?
La posizione del governo polacco è quella di attribuire alle piattaforme maggiori responsabilità e di trasformare eventuali sanzioni anche in uno strumento di compensazione per le vittime. Meta, dal canto suo, sostiene che le frodi rappresentino un problema dell’intero ecosistema Internet e afferma di continuare a investire in prevenzione, verifica degli inserzionisti e tecnologie di rilevamento.
La partita si sposta ora a Bruxelles. La Polonia può esercitare pressione politica e costruire una coalizione con altri Stati membri, ma eventuali sanzioni nell’ambito del Digital Services Act e nuovi meccanismi europei di compensazione richiederebbero l’intervento delle istituzioni competenti dell’UE.
Se altri governi appoggiassero l’iniziativa, il dibattito sulle truffe online potrebbe quindi evolvere dalla semplice richiesta di rimuovere più rapidamente gli annunci fraudolenti a una questione molto più impegnativa per le piattaforme: chi guadagna dalla distribuzione della pubblicità potrebbe essere chiamato a sostenere una parte maggiore dei costi quando quella pubblicità viene utilizzata per truffare gli utenti.
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