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LibreOffice rilancia la sua alternativa a Google Docs per il lavoro online

LibreOffice torna a guardare al lavoro online con una nuova spinta verso la propria piattaforma web. Gli sviluppatori hanno annunciato la ripresa ufficiale dei lavori su LibreOffice Online, un progetto che punta a offrire un’esperienza simile a quella di Google Docs, ma con una differenza sostanziale: nessuna dipendenza obbligatoria da server centralizzati del produttore.

L’idea non è nuova. Già nel 2022 si era parlato di una possibile evoluzione in chiave cloud della suite open source, ma il progetto era rimasto in sospeso. Ora, a sorpresa, The Document Foundation (TDF) ha comunicato la riapertura del repository dedicato, segnando di fatto una nuova fase di sviluppo.

Un modello decentralizzato per l’ufficio digitale

Secondo quanto dichiarato dagli sviluppatori, l’obiettivo è riattivare il repository di LibreOffice Online all’interno dell’infrastruttura della fondazione, apportando miglioramenti progressivi fino a garantire stabilità e sicurezza. Il team ha chiarito che informerà la comunità sullo stato del progetto man mano che il codice diventerà pienamente utilizzabile.

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Il punto chiave della nuova strategia è però un altro: TDF non ospiterà direttamente il servizio e non offrirà supporto commerciale ufficiale. Questo significa che saranno gli utenti stessi — privati, aziende o organizzazioni — a poter installare e gestire i propri server. Una scelta che rafforza la filosofia open source e promuove un modello più decentralizzato rispetto alle piattaforme cloud tradizionali.

Al momento non è stata comunicata una data di lancio ufficiale, né sono stati forniti dettagli su eventuali funzionalità a pagamento. Resta quindi da capire quale sarà il modello di sostenibilità del progetto e in che modo si posizionerà rispetto ai concorrenti già affermati nel settore della produttività online.

Con questa mossa, LibreOffice riafferma la propria volontà di offrire un’alternativa libera e indipendente nel panorama degli strumenti collaborativi digitali, puntando su controllo dei dati, autonomia infrastrutturale e trasparenza del codice.

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