Macron spinge l’UE verso il divieto dei social ai minori di 15 anni

Il presidente francese Emmanuel Macron torna a chiedere regole più severe per proteggere i minori sui social network. In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Macron avrebbe sollecitato la preparazione di una normativa valida in tutta l’Unione europea per impedire l’accesso alle piattaforme social ai ragazzi con meno di 15 anni.
La proposta non riguarda soltanto l’età minima. Al centro dell’iniziativa ci sono anche i sistemi di verifica dell’età, la tutela della privacy e quelle funzionalità delle piattaforme considerate capaci di favorire un utilizzo eccessivo o compulsivo.
Macron chiede una normativa valida in tutta l’Unione europea
Secondo quanto riportato da Agence France-Presse (AFP) e ripreso dall’agenzia russa RIA Novosti, Macron ritiene necessario coinvolgere gli esperti e i servizi competenti della Commissione europea per arrivare rapidamente a una risposta comune.
L’obiettivo sarebbe quello di introdurre un quadro legislativo europeo che vieti l’accesso alle piattaforme social agli utenti di età inferiore ai 15 anni, evitando così che ogni Paese proceda esclusivamente attraverso normative nazionali differenti.
Un elemento particolarmente delicato riguarda la verifica dell’età. Secondo la posizione attribuita al presidente francese, il sistema dovrebbe basarsi su un insieme di soluzioni affidabili sviluppate sia a livello nazionale sia europeo, rispettando contemporaneamente le norme sulla protezione della vita privata.
La questione è centrale: rendere effettivo un limite anagrafico richiede infatti strumenti capaci di distinguere gli utenti minorenni senza trasformare l’accesso ai servizi digitali in un sistema eccessivamente invasivo per i dati personali.

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Nel mirino anche funzioni che possono creare dipendenza
La futura normativa europea immaginata da Macron dovrebbe andare oltre il semplice blocco dell’accesso sotto una determinata età. Nella lettera viene infatti indicata anche la necessità di definire e regolamentare con maggiore precisione le funzionalità dei social network considerate potenzialmente addictive.
Un altro punto riguarda l’introduzione di standard di sicurezza fin dalla progettazione delle piattaforme. Tra le possibili misure citate figurano anche limitazioni al tempo di utilizzo, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione prolungata dei minori ai servizi social.
Si tratterebbe quindi di un approccio più ampio, nel quale il limite dei 15 anni rappresenterebbe soltanto una parte delle misure dedicate alla sicurezza digitale dei più giovani.
La proposta, tuttavia, dovrà confrontarsi con questioni tecniche e giuridiche complesse. Oltre alla verifica dell’età e alla privacy, una normativa comune dovrebbe stabilire con precisione quali servizi rientrano nella definizione di social network e quali caratteristiche devono essere sottoposte a restrizioni.
In Francia il precedente divieto è stato bocciato
L’iniziativa europea arriva dopo un importante ostacolo incontrato proprio in Francia. Il 14 agosto, secondo la fonte, il Consiglio costituzionale francese ha annullato il divieto nazionale di accesso ai social network per i minori di 15 anni.
La legge era stata approvata dal Parlamento il 21 luglio e avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° settembre. Il provvedimento puntava a impedire ai ragazzi sotto la soglia prevista di utilizzare piattaforme come TikTok, Snapchat, X e Instagram.
Le restrizioni avrebbero interessato anche le componenti social di altri servizi, compreso YouTube, oltre a funzioni come commenti e canali per la condivisione dei contenuti.
Il perimetro della normativa francese era particolarmente ampio: avrebbe coinvolto anche alcuni servizi di messaggistica, tra cui WhatsApp, e determinate funzionalità presenti nei videogiochi online.
Dopo lo stop arrivato in Francia, Macron sembra quindi puntare su una soluzione di livello europeo. Se la richiesta dovesse tradursi in una concreta proposta legislativa della Commissione europea, il tema dell’accesso dei minori ai social potrebbe diventare uno dei dossier più rilevanti nel dibattito europeo sulla sicurezza online dei bambini e degli adolescenti.
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