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Meta dovrà affrontare il processo: respinta la richiesta di archiviazione nella causa sulla pirateria di film per adulti

La battaglia legale tra Meta e alcuni produttori di contenuti per adulti entra in una fase decisiva. Dopo le accuse presentate da Strike 3 Holdings e Counterlife Media, un tribunale federale statunitense ha stabilito che la causa per violazione del copyright può proseguire, respingendo il tentativo dell’azienda di ottenere l’archiviazione del procedimento.

I querelanti sostengono che film e video protetti da copyright siano stati scaricati attraverso reti riconducibili a Meta e utilizzati, direttamente o indirettamente, nell’ambito dello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale. Si tratta di accuse simili a quelle già avanzate da autori, editori e altri titolari di diritti contro diverse società attive nel settore dell’AI.

Perché Meta voleva chiudere il caso

Nella propria difesa, Meta ha sostenuto che gli elementi presentati dai querelanti non fossero sufficienti a dimostrare un coinvolgimento diretto dell’azienda. In particolare, ha contestato il valore probatorio degli indirizzi IP associati alle attività di download tramite BitTorrent, affermando che tali dati, senza ulteriori verifiche, non possono dimostrare una responsabilità aziendale.

Secondo la società, parte dei download contestati potrebbe essere stata effettuata da dipendenti o visitatori per finalità personali. Inoltre, Meta ha evidenziato che alcune delle attività segnalate sarebbero avvenute prima dell’avvio di specifici programmi di addestramento dei propri modelli di AI.

Il tribunale: il download tramite torrent può già costituire una violazione

La giudice federale Eumi K. Lee non ha accolto queste argomentazioni. Nel provvedimento con cui ha respinto la richiesta di archiviazione, ha chiarito che la presunta violazione del copyright non dipende necessariamente dalla dimostrazione dell’effettivo utilizzo dei contenuti per addestrare un modello di intelligenza artificiale.

Per il tribunale, infatti, il semplice fatto che opere protette siano state copiate e condivise attraverso il protocollo BitTorrent può essere sufficiente per sostenere una contestazione di violazione del copyright. Di conseguenza, le accuse formulate da Strike 3 sono state ritenute abbastanza solide da consentire al procedimento di andare avanti.

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I modelli di download giudicati troppo simili per essere casuali

Uno degli aspetti più rilevanti della decisione riguarda l’analisi dei modelli di download individuati dagli accusatori. Strike 3 ha presentato dati che mostrerebbero attività molto simili su decine di indirizzi IP aziendali e su diversi intervalli di rete collegati a Meta.

Secondo la giudice, la ripetizione di determinate parole chiave nei file scaricati e la sincronizzazione temporale delle operazioni rendono poco credibile l’ipotesi di semplici coincidenze. In alcuni casi sarebbero stati scaricati contemporaneamente contenuti per adulti, cartoni animati e serie televisive accomunati dalla presenza di termini specifici nei titoli.

Il tribunale ha inoltre osservato che diversi indirizzi IP avrebbero scaricato gli stessi episodi di una serie televisiva nello stesso giorno e persino in ordine non sequenziale, un comportamento considerato difficilmente spiegabile come frutto di iniziative indipendenti di più persone.

Le accuse di violazione contributiva e vicaria restano valide

La decisione non riguarda soltanto la presunta violazione diretta del copyright. Il tribunale ha stabilito che anche le contestazioni relative alla violazione contributiva e alla violazione vicaria meritano ulteriori approfondimenti durante il processo.

Secondo i querelanti, Meta non si sarebbe limitata a mettere a disposizione infrastrutture tecnologiche, ma avrebbe predisposto strumenti e configurazioni specifiche che avrebbero favorito l’attività di torrenting. Inoltre, l’azienda avrebbe avuto un interesse economico diretto nell’acquisizione di grandi quantità di dati utilizzabili per prodotti commerciali basati sull’intelligenza artificiale.

La causa entra nella fase di discovery

La decisione della giudice Lee non rappresenta una condanna per Meta, ma consente al procedimento di proseguire. Nelle prossime fasi le parti potranno acquisire documentazione, raccogliere testimonianze e analizzare in dettaglio le prove presentate.

Meta continua a sostenere che esistano elementi in grado di smentire le accuse, inclusi dettagli tecnici relativi alle infrastrutture utilizzate e alla cronologia dei propri progetti di addestramento AI. Tuttavia, per il momento, il tribunale ritiene che le contestazioni avanzate dai produttori di contenuti siano sufficientemente fondate da giustificare un processo. Salvo accordi tra le parti, il procedimento dovrebbe arrivare davanti a una giuria nel 2028.

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