Oracle e il maxi progetto IA da 165 miliardi: perché Stifel conferma il Buy

Il gigantesco Project Jupiter torna sotto i riflettori di Wall Street. Stifel ha confermato il giudizio Buy sulle azioni Oracle, dopo i nuovi progressi registrati nella costruzione del campus di data center in New Mexico, destinato a diventare una delle infrastrutture chiave per la crescita della società nel cloud e nell’intelligenza artificiale.
Il progetto, tuttavia, presenta anche elementi di rischio. Oltre alle dimensioni dell’investimento, stimato in circa 165 miliardi di dollari, rimangono questioni ambientali, autorizzative e finanziarie da risolvere. Le difficoltà hanno attirato una crescente attenzione anche sul debito collegato alla costruzione dell’infrastruttura.
Project Jupiter raggiunge il 26% dei lavori
Secondo Mahesh Thiagarajan, vicepresidente esecutivo di Oracle Cloud Infrastructure, la costruzione di Project Jupiter ha raggiunto circa il 26%. Rispetto all’aggiornamento fornito a luglio, si tratta di un incremento di 17 punti percentuali, segnale di un’accelerazione dei lavori.
Project Jupiter sorge nella Doña Ana County, vicino a Santa Teresa, e rappresenta una componente importante dell’espansione delle infrastrutture destinate ai carichi di lavoro di intelligenza artificiale. Il Center for Biological Diversity, che si oppone ad alcuni aspetti del progetto, lo descrive come un campus da circa 165 miliardi di dollari sviluppato per Oracle e OpenAI.
Il progetto non riguarda soltanto capacità di calcolo. Oracle ha annunciato anche una richiesta di proposte per sviluppare 2 GW di nuova energia rinnovabile in New Mexico, con l’obiettivo dichiarato di sostenere l’impegno di Project Jupiter verso una corrispondenza del 100% con energia carbon-free entro il 2031.
La società ha inoltre stanziato fino a 1 milione di dollari per studiare la possibilità di catturare e sequestrare la CO₂ associata alle celle a combustibile previste per il progetto.
Permessi e approvvigionamento energetico restano nodi cruciali
Il rapido avanzamento del campus non significa che tutti gli ostacoli siano stati superati. Stifel ha evidenziato che il sito della microrete a celle a combustibile risultava completato soltanto per circa il 10%, mentre rimanevano questioni riguardanti autorizzazioni ambientali e infrastrutture energetiche.
Oracle ha precisato che il campus dei data center e la microrete sono strutture distinte, situate su siti adiacenti e gestite da società differenti. Secondo l’azienda, i lavori già effettuati riguardano il campus, mentre la microrete segue un proprio iter autorizzativo.
Le controversie hanno coinvolto anche l’utilizzo dell’acqua. Ad agosto la Corte Suprema del New Mexico aveva temporaneamente fermato l’autorizzazione relativa a un pozzo utilizzato durante la costruzione. Successivamente, secondo l’aggiornamento citato da Stifel, la Corte ha respinto all’unanimità sia una richiesta di New Energy Economy relativa all’udienza sul permesso per la qualità dell’aria sia il ricorso del Center for Biological Diversity sull’autorizzazione d’emergenza per il pozzo di Santa Teresa.
Per Stifel, la rimozione di questi due ostacoli rappresenta un passo favorevole per il progetto, anche se al momento dell’analisi non risultavano ancora fissati un esaminatore e una nuova data per l’udienza sulla qualità dell’aria.

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Il cloud è il motore della crescita di Oracle
L’interesse degli analisti per Oracle non dipende esclusivamente da Project Jupiter. I risultati finanziari mostrano quanto velocemente stia crescendo il business delle infrastrutture cloud.
Nel quarto trimestre dell’esercizio fiscale 2026, Oracle ha registrato ricavi complessivi per 19,2 miliardi di dollari, in aumento del 21% su base annua. I ricavi cloud hanno raggiunto 9,9 miliardi, mentre la componente Cloud Infrastructure (IaaS) è salita a 5,8 miliardi di dollari, con una crescita del 93% in dollari e del 92% a valuta costante.
Sull’intero esercizio fiscale 2026, i ricavi IaaS sono arrivati a 18,1 miliardi di dollari, con un incremento del 77%, mentre i ricavi totali di Oracle hanno raggiunto 67,4 miliardi di dollari.
Questi dati aiutano a spiegare perché la capacità dei data center sia diventata strategica. La crescita dell’intelligenza artificiale richiede enormi quantità di potenza di calcolo, energia e infrastrutture fisiche, trasformando la disponibilità di nuovi campus in un fattore sempre più importante per i grandi fornitori cloud.
Il maxi investimento porta con sé anche rischi finanziari
Accanto alle prospettive di crescita emergono però interrogativi sui costi dell’espansione. Secondo quanto riportato da Reuters citando il Financial Times, circa 18 miliardi di dollari di prestiti collegati a Project Jupiter sono finiti sotto pressione sul mercato del credito. Reuters segnala inoltre l’aumento dell’attenzione degli investitori sul crescente indebitamento di Oracle e sulle difficoltà regolatorie incontrate dal progetto.
È quindi un quadro a due facce: da una parte Oracle sta espandendo rapidamente il proprio business cloud e costruendo capacità destinata alla domanda di IA; dall’altra, infrastrutture di queste dimensioni richiedono investimenti enormi e devono affrontare questioni finanziarie, energetiche e ambientali.
Al 21 settembre 2026, quando Stifel ha ribadito il proprio giudizio, le azioni Oracle venivano indicate a 147,61 dollari, circa il 52% sotto il livello di un anno prima. La valutazione Buy rimane comunque l’opinione dell’analista e non elimina i rischi legati al titolo o all’esecuzione di Project Jupiter.
Stifel promuove anche Microsoft
L’attenzione della banca d’investimento non si limita a Oracle. Il 23 settembre 2026, Stifel ha alzato il giudizio su Microsoft da Hold a Buy e portato il prezzo obiettivo da 530 a 575 dollari.
Gli analisti guidati da Brad Reback hanno indicato tra gli elementi favorevoli l’andamento di Azure, i miglioramenti nell’efficienza dell’infrastruttura e il contributo crescente legato all’intelligenza artificiale. Anche in questo caso, la valutazione riflette l’analisi di Stifel e non costituisce una garanzia sull’andamento futuro delle azioni.
Oracle e Microsoft si trovano così al centro della stessa trasformazione: la competizione sull’IA non si gioca soltanto sui modelli e sul software, ma anche sulla capacità di costruire abbastanza data center, potenza di calcolo ed energia per sostenerne la crescita.
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