Il consigliere del Papa accusa i colossi dell’IA: “Si comportano come un cartello”

La crescente concentrazione di potere nelle mani delle aziende che sviluppano i modelli di intelligenza artificiale più avanzati sta alimentando un nuovo confronto sulla governance della tecnologia. A intervenire con parole particolarmente nette è stato Paolo Benanti, francescano, teologo ed esperto di etica dell’IA che collabora con la Chiesa cattolica sui temi legati all’innovazione tecnologica.
In un’intervista pubblicata da WIRED il 23 settembre 2026, Benanti ha sostenuto che il dibattito sui rischi estremi dell’intelligenza artificiale potrebbe distogliere l’attenzione da un problema molto più immediato: chi decide concretamente le regole con cui questa tecnologia viene sviluppata e distribuita. Quando un piccolo gruppo di imprese stabilisce le norme di un intero settore, ha osservato, questo meccanismo può assumere le caratteristiche di un «cartello».
Il timore che le regole vengano decise dagli stessi laboratori
Il punto centrale della critica di Benanti non consiste nel negare i potenziali rischi dei sistemi di IA particolarmente avanzati. La questione riguarda piuttosto chi debba stabilire i limiti e le condizioni del loro sviluppo.
Secondo il teologo, la discussione sulla possibilità che in futuro emergano sistemi di superintelligenza artificiale potrebbe finire per convincere l’opinione pubblica che soltanto una ristretta cerchia di ricercatori, ingegneri e dirigenti delle grandi aziende disponga delle competenze necessarie per prendere decisioni.
Benanti ritiene invece necessario mantenere un controllo umano significativo sulla tecnologia e portare le scelte relative alla sua governance all’interno di un dibattito pubblico più ampio. Nell’intervista ha inoltre sostenuto che la narrativa proposta dai principali laboratori può essere condizionata anche dai loro interessi economici e dalla posizione che cercano di mantenere nel mercato.
La questione è resa ancora più delicata dagli enormi investimenti nel settore e dalla competizione internazionale. Le aziende impegnate nello sviluppo dei modelli più avanzati devono contemporaneamente affrontare problemi di sicurezza, pressioni commerciali e una corsa tecnologica che coinvolge soprattutto Stati Uniti e Cina.
Nell’articolo di WIRED, Anthropic non ha commentato le osservazioni di Benanti, mentre OpenAI e Google DeepMind non hanno risposto alle richieste di commento della testata.
IA, democrazia e responsabilità delle decisioni
Le posizioni di Benanti si inseriscono in una riflessione più ampia sul rapporto tra algoritmi, potere e responsabilità umana.
La diffusione di sistemi capaci di intervenire in processi decisionali sempre più importanti solleva infatti una questione che va oltre le prestazioni tecniche: stabilire chi sia responsabile delle conseguenze quando una decisione viene delegata, completamente o parzialmente, a un algoritmo.
Benanti sostiene da tempo la necessità di evitare che l’efficienza tecnologica diventi l’unico criterio utilizzato per valutare l’intelligenza artificiale. La sua posizione attribuisce particolare importanza al mantenimento della capacità umana di scegliere e di rispondere delle proprie decisioni.
Va inoltre precisato che, come sottolinea WIRED, Benanti non rappresenta formalmente la Santa Sede nelle dichiarazioni rilasciate alla testata. Il francescano fornisce consulenza alla Chiesa in qualità di studioso di filosofia, teologia e tecnologia.

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L’intelligenza artificiale è diventata centrale per Leone XIV
Il tema occupa una posizione importante anche nel pontificato di Leone XIV. Il Papa ha dedicato la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, alla tutela della persona nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Il documento è stato firmato il 15 maggio 2026, in occasione del 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, e presentato ufficialmente in Vaticano il 25 maggio.
Nell’enciclica, Leone XIV richiama la necessità di tutelare la dignità umana, evitare nuove forme di disumanizzazione e orientare ricerca e industria verso il bene comune. Il documento affronta anche la concentrazione del potere tecnologico e invita a non considerare l’efficienza come unico parametro per giudicare il valore delle decisioni.
Alla presentazione di Magnifica Humanitas partecipò anche Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e ricercatore specializzato nell’interpretabilità dei sistemi di IA. Leone XIV lo ringraziò pubblicamente e sottolineò l’importanza del confronto tra persone provenienti da prospettive differenti per affrontare le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale.
Il Vaticano ha continuato a sostenere questa impostazione nei mesi successivi. In occasione dell’AI for Good Global Summit 2026, un messaggio del Pontefice ha richiamato esplicitamente il rischio della perdita dell’autonomia umana nelle aree critiche e la necessità di indirizzare l’IA al servizio delle persone.
Il dibattito sulla sicurezza divide anche l’industria
Le dichiarazioni di Benanti arrivano mentre all’interno dello stesso settore tecnologico cresce il confronto su quali regole adottare per i modelli più potenti.
Una parte dell’industria sostiene la necessità di controlli più severi, valutazioni indipendenti e standard condivisi. I critici temono però che un sistema costruito principalmente dai maggiori laboratori possa consolidare ulteriormente la posizione delle aziende che già dispongono dei capitali, delle infrastrutture informatiche e dei modelli più avanzati.
Il tema ha assunto anche una dimensione antitrust. Negli Stati Uniti si discute, tra le altre cose, dell’ipotesi di permettere una maggiore collaborazione tra aziende concorrenti per affrontare congiuntamente alcuni rischi dell’IA. I sostenitori considerano il coordinamento potenzialmente utile per la sicurezza, mentre i contrari avvertono che potrebbe ridurre la concorrenza e rafforzare gli operatori dominanti.
La posizione espressa da Benanti sposta però l’attenzione dalla sola competizione commerciale alla legittimità delle decisioni. Se l’intelligenza artificiale è destinata a incidere su lavoro, istruzione, informazione, sicurezza e rapporti sociali, sostiene il teologo, le regole che ne determinano lo sviluppo non possono dipendere esclusivamente dalle aziende che costruiscono i sistemi.
È su questo punto che si concentra il suo avvertimento: la sicurezza dell’IA e la supervisione pubblica non sono necessariamente obiettivi contrapposti. La sfida consiste nel costruire meccanismi capaci di affrontare i rischi tecnologici senza trasferire a un ristretto gruppo di aziende il potere di stabilire autonomamente quali siano le regole valide per tutti.
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