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Passwork nel mirino in Europa: l’inchiesta riaccende il dibattito sulle origini del password manager

Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano francese Le Monde ha acceso un acceso dibattito in Europa sul gestore di password Passwork, software che si presenta come una soluzione di origine europea ma che, secondo i giornalisti, avrebbe radici strettamente legate alla Russia.

L’indagine sostiene che l’azienda promuove il prodotto come sviluppato da una società europea con sede in Spagna, evidenziandone l’affidabilità e la conformità al contesto normativo dell’Unione Europea. Tuttavia, secondo quanto ricostruito da Le Monde, la società Passwork Europe SL sarebbe collegata alla russa Passwork LLC, fondata ad Arcangelo (Arkhangelsk).

Il quotidiano francese utilizza toni particolarmente critici nei confronti dell’azienda, arrivando a definirla ironicamente “l’orecchio di Putin”, espressione impiegata per sottolineare i presunti legami tra il prodotto e il contesto russo.

Il nodo della certificazione e i chiarimenti

L’inchiesta afferma inoltre che la società russa opererebbe con una certificazione collegata alle autorità competenti in materia di sicurezza informatica.

Va però precisato che il riferimento riguarda una certificazione FSTEC, necessaria affinché determinati software possano essere utilizzati anche nelle infrastrutture critiche russe. La sola presenza di questa certificazione non costituisce una prova di collaborazione tra gli sviluppatori del software e i servizi di sicurezza o le agenzie governative russe.

Le origini del progetto e l’espansione internazionale

Passwork è stato sviluppato nella seconda metà degli anni 2010 dagli imprenditori russi Ilya Garakh e Andrey Pyankov.

Con l’obiettivo di espandersi sui mercati internazionali, il progetto ha successivamente aperto una società in Finlandia. Dopo l’inizio della guerra in Ucraina sono state costituite anche nuove strutture societarie negli Emirati Arabi Uniti e in Spagna.

Secondo Le Monde, nonostante questa riorganizzazione societaria, le versioni europea e russa del software continuerebbero a condividere la stessa base di codice, ricevendo gli aggiornamenti nello stesso momento e venendo gestite da persone riconducibili al nucleo originario dell’azienda.

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Tra i clienti anche enti pubblici e organizzazioni europee

L’inchiesta evidenzia come Passwork sia utilizzato anche da organizzazioni europee che gestiscono dati sensibili.

Tra gli esempi citati figurano la Università Tecnica di Dresda, il Laboratorio di Stato irlandese, una società controllata del gruppo francese Orange e Haropa Port, operatore dei principali porti lungo la Senna.

La presenza del software presso realtà di questo tipo ha alimentato il dibattito sulla sicurezza della catena di distribuzione degli aggiornamenti, considerata dagli esperti uno degli aspetti più delicati per qualsiasi applicazione destinata alla gestione delle credenziali.

I possibili rischi secondo gli esperti

Gli specialisti interpellati da Le Monde ritengono che il rischio principale non riguardi il funzionamento quotidiano del programma, bensì l’eventuale compromissione degli aggiornamenti software, scenario che potrebbe teoricamente consentire la diffusione di codice dannoso.

Allo stesso tempo, viene evidenziato che la maggior parte dei clienti utilizza una versione on-premise di Passwork, installata direttamente sui propri server. In questa configurazione le password non vengono archiviate sui server dell’azienda, riducendo significativamente l’esposizione dei dati a infrastrutture esterne.

L’inchiesta riporta quindi una serie di interrogativi sulla governance del progetto e sulla trasparenza della sua struttura societaria, temi destinati probabilmente a rimanere al centro del dibattito europeo sulla sicurezza informatica.

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