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Ricarica elettrica in frenata: nel Regno Unito le colonnine calano per la prima volta nel 2025

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Per la prima volta da quando il Regno Unito ha imboccato la strada della mobilità elettrica, la crescita delle colonnine di ricarica si arresta e arretra. Il 2025 segna un punto di svolta inatteso: meno installazioni, più incertezze, e una transizione che rischia di rimanere incompleta proprio mentre si chiede agli automobilisti di abbandonare benzina e diesel.

I numeri arrivano da Zap Map, che fornisce dati all’Ufficio per le statistiche nazionali. Nei primi undici mesi del 2025 le installazioni pubbliche di caricabatterie sono crollate del 30% rispetto all’intero 2024. Entro fine novembre risultavano 13.469 nuove colonnine, contro le 19.834 registrate nell’anno precedente. Un calo netto, che rompe una serie storica di crescita continua.

Il dato pesa perché arriva mentre il governo spinge verso l’elettrico. Chiedere il cambio di abitudini senza garantire l’infrastruttura è una contraddizione che ora emerge con forza.

Un obiettivo sempre più lontano

Il rallentamento riaccende i dubbi sulla fattibilità del traguardo ufficiale: almeno 300.000 punti di ricarica pubblici entro il 2030. Oggi, in tutto il Paese, ce ne sono meno di 90.000. Tradotto: nei prossimi cinque anni bisognerebbe installare oltre 42.000 colonnine all’anno, più del doppio del record toccato nel 2024.

E non è solo una questione di ambizione politica. Le stime del National Audit Office collocano il fabbisogno reale tra 250.000 e 555.000 punti entro fine decennio. L’obiettivo governativo, dunque, è già nella fascia bassa delle proiezioni. Con il 2025 in calo, la distanza aumenta.

Il risultato è un paradosso: più pressione sui cittadini, meno certezze operative. E quando l’infrastruttura non tiene il passo, la fiducia vacilla.

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Politica e critiche: lo scontro si accende

Il tema è diventato immediatamente politico. Richard Holden, segretario ombra ai trasporti, ha attaccato frontalmente l’esecutivo: secondo Holden, l’ossessione per lo zero emissioni procede “alla cieca”, ignorando i costi per le famiglie e senza fornire le infrastrutture necessarie per rendere praticabile la transizione.

Il messaggio è chiaro: se le colonnine diminuiscono, il passaggio all’elettrico diventa più difficile, non più facile. Una critica che trova terreno fertile tra automobilisti e operatori del settore, alle prese con rincari e ritardi.

Costi, rete e sussidi: perché le colonnine non arrivano

Le cause del rallentamento non sono misteriose. I fornitori di servizi di ricarica indicano tre fattori chiave: impennata dei costi energetici, tempi lunghi per gli allacciamenti alla rete e ritardi nei pagamenti dei sussidi pubblici.

Il calo riguarda tutte le tipologie di caricabatterie. I più colpiti sono i rapidi (50–150 kW), in flessione del 46%, seguiti dai lenti, comprese le colonnine “a lampione”, in calo del 37%. È un segnale preoccupante perché proprio i rapidi sono cruciali per i viaggi e per ridurre l’ansia da autonomia.

A questo si aggiunge la voce degli operatori. ChargeUK segnala tariffe elettriche fisse aumentate fino al 460% in alcuni casi, oltre a ritardi nell’accesso ai fondi del programma governativo da £450 milioni per le infrastrutture locali. Un mix che frena investimenti e cantieri.

La CEO Vicky Read riconosce che il 2024 è stato “eccezionale”, ma avverte: senza regolamentazione stabile e costi sostenibili, il settore non può garantire il ritmo necessario. La speranza è una ripresa nel 2026–2027 con l’entrata in vigore dei contratti pubblici, ma la condizione è chiara: meno incertezza, più certezze.

Una transizione che rischia di incepparsi

Dal 2017 il Regno Unito ha annunciato il divieto di vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2030, sostenendo la svolta con incentivi, infrastrutture e ricerca sulle batterie. Il 2025, però, mostra che la catena si spezza proprio sull’anello più visibile: le colonnine.

Se l’infrastruttura rallenta mentre le scadenze restano, il rischio è una transizione percepita come punitiva. Per evitare l’inceppamento, servono tempi certi, regole stabili e costi sotto controllo. Altrimenti, la frenata di oggi potrebbe diventare lo stop di domani.

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