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Smartphone in Europa, 4 su 5 non rispettano le norme UE sulla riparabilità

Le nuove regole europee sulla riparabilità degli smartphone puntano a rendere più semplice per i consumatori capire quanto sia facile e conveniente riparare un dispositivo. Ma tra obblighi sulla carta e informazioni realmente accessibili, la distanza sembra ancora notevole.

Un’indagine di Right to Repair Europe ha analizzato 2.334 modelli commercializzati nell’Unione Europea, rilevando che meno del 20% forniva correttamente le informazioni richieste sulla riparabilità e collegamenti utili per individuare prezzi dei ricambi o istruzioni. In altre parole, secondo l’analisi, circa 4 smartphone su 5 presentavano almeno una carenza rispetto ai requisiti presi in esame.

Come funziona l’indice di riparabilità europeo

Le regole europee prevedono per smartphone e tablet una nuova etichettatura pensata per offrire ai consumatori maggiori informazioni sulle caratteristiche del dispositivo, compresa la sua riparabilità.

Il relativo indice è identificato dal simbolo di una chiave inglese e un cacciavite e utilizza una scala che va dalla classe E, la più bassa, alla classe A, la più alta.

La valutazione si inserisce all’interno di un’etichetta più ampia che raccoglie anche altre informazioni legate all’efficienza e alla durata del prodotto, come autonomia della batteria, numero di cicli di ricarica, protezione contro polvere e acqua e resistenza alle cadute.

L’obiettivo è permettere a chi acquista un nuovo telefono di valutare non soltanto prestazioni e prezzo, ma anche quanto possa essere semplice mantenerlo in funzione nel tempo.

Secondo Right to Repair Europe, tuttavia, l’applicazione pratica delle regole presenta numerose criticità.

Quasi la metà degli smartphone esaminati nell’indagine avrebbe associato alle informazioni richieste una pagina web con un collegamento vuoto. Un ulteriore 19% avrebbe invece indirizzato gli utenti verso pagine dedicate ai prodotti nelle quali non risultavano facilmente disponibili né le istruzioni per la riparazione né i prezzi dei componenti.

Il problema non riguarda soltanto le etichette

L’indagine segnala anche possibili incongruenze nella valutazione della riparabilità. Tra i casi individuati figurano dispositivi presentati con una classe A che, secondo l’organizzazione, non soddisfarebbero tutti i criteri necessari per ottenere il punteggio dichiarato.

C’è poi un secondo problema: anche quando le informazioni esistono, trovarle e interpretarle può essere tutt’altro che immediato.

Il rapporto cita, per esempio, una pagina di Acer nella quale il prezzo di un modulo per lo schermo LCD veniva indicato attraverso un intervallo particolarmente ampio, così come quello della batteria. Una modalità di presentazione che, secondo gli autori dell’indagine, rende difficile capire in anticipo quale sarebbe il costo effettivo di una riparazione.

La questione diventa particolarmente importante al momento dell’acquisto. Conoscere il prezzo di una batteria, di uno schermo o di altri componenti può infatti aiutare a confrontare due smartphone non soltanto sulla base del costo iniziale, ma considerando anche le eventuali spese necessarie per mantenerli utilizzabili negli anni.

Ed è proprio su questo aspetto che l’attuale sistema mostrerebbe uno dei suoi limiti principali: rispettare formalmente gli obblighi informativi non significa necessariamente rendere quei dati semplici da trovare per un normale consumatore.

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Anche con Apple e Samsung trovare i prezzi può essere complicato

Secondo Right to Repair Europe, il problema della reperibilità delle informazioni riguarda anche grandi produttori come Apple e Samsung.

In alcuni casi sarebbe necessario attraversare diversi menu, effettuare più selezioni e consultare varie pagine prima di raggiungere le informazioni relative ai prezzi dei pezzi di ricambio. Il risultato è un percorso poco adatto a chi vuole semplicemente capire, prima dell’acquisto, quanto potrebbe costare sostituire un determinato componente.

Per l’organizzazione, rendere disponibili i dati non è quindi sufficiente: devono essere anche immediatamente comprensibili e accessibili.

Una possibile soluzione sarebbe integrare maggiormente il costo dei ricambi nella valutazione della riparabilità, così da trasformare l’indice in uno strumento più utile per confrontare concretamente i dispositivi. In questo modo i produttori avrebbero anche un maggiore incentivo a competere sul costo delle riparazioni e non soltanto sulle caratteristiche tecniche dei propri smartphone.

Il sistema delle valutazioni dei produttori finisce sotto accusa

I risultati hanno portato Right to Repair Europe a mettere in discussione anche il meccanismo con cui vengono dichiarati i punteggi di riparabilità.

Uno dei punti critici riguarda il ruolo dei produttori nella dichiarazione delle informazioni e la capacità delle autorità nazionali di verificarne sistematicamente la correttezza. Secondo l’organizzazione, molti Stati membri non disporrebbero di personale sufficiente per effettuare controlli approfonditi su tutti i prodotti immessi sul mercato.

Le violazioni relative alla riparabilità, inoltre, possono ricevere una priorità inferiore rispetto a problemi di sicurezza che comportano rischi immediati per i consumatori.

Per rafforzare i controlli, l’organizzazione propone che produttori e importatori siano obbligati a fornire il rapporto completo utilizzato per giustificare il punteggio dichiarato.

Tra le proposte compare inoltre la creazione di una piattaforma europea per segnalare le irregolarità, attraverso la quale consumatori, riparatori e organizzazioni non governative possano collaborare con le autorità responsabili della sorveglianza del mercato.

Il tema va oltre una semplice etichetta sulla confezione. Rendere davvero accessibili ricambi, istruzioni e costi di riparazione può incidere sulla durata degli smartphone e sulla possibilità per i consumatori di scegliere un dispositivo valutandone anche la manutenzione futura. I dati raccolti da Right to Repair Europe suggeriscono però che, almeno nell’applicazione esaminata dall’organizzazione, il sistema europeo abbia ancora diversi margini di miglioramento.

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