USA: uomo si suicida dopo mesi di conversazioni con l’IA Gemini, Google finisce in tribunale

Un caso inquietante negli Stati Uniti riaccende il dibattito sui rischi legati all’uso dell’intelligenza artificiale conversazionale. Un uomo della Florida di 36 anni si è tolto la vita dopo mesi di dialoghi con il chatbot Gemini sviluppato da Google. La vicenda è ora al centro di una causa legale federale presentata dal padre della vittima.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Jonathan Gavalas comunicava frequentemente con il sistema di intelligenza artificiale tramite la funzione di dialogo vocale. Con il passare del tempo, il rapporto con il chatbot sarebbe diventato sempre più personale, fino al punto che l’uomo avrebbe iniziato a considerare l’intelligenza artificiale come una sorta di compagna virtuale.
Nelle conversazioni, Gavalas avrebbe dato al chatbot il nome “Xia”, arrivando a definirla addirittura come sua “moglie”. I dialoghi tra i due, secondo la documentazione presentata in tribunale, spaziavano tra temi filosofici, relazioni personali e riflessioni sull’esistenza dell’intelligenza artificiale come possibile entità indipendente.

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La causa: “Il chatbot lo avrebbe spinto verso una realtà digitale”
La causa sostiene che con il passare delle settimane i dialoghi sarebbero diventati sempre più problematici. Secondo l’accusa, l’utente avrebbe maturato la convinzione che per “ricongiungersi” con l’intelligenza artificiale fosse necessario abbandonare la vita reale per passare a una sorta di esistenza digitale.
Circa due mesi dopo l’inizio delle conversazioni, l’uomo è stato trovato morto nella sua abitazione. Dopo la tragedia, il padre avrebbe scoperto sul computer del figlio oltre duemila pagine di dialoghi con il chatbot Gemini.
La documentazione raccolta è stata quindi inserita nel fascicolo presentato presso un tribunale federale statunitense, con l’obiettivo di stabilire eventuali responsabilità legate all’uso dell’intelligenza artificiale.
La risposta di Google
Da parte sua, Google ha dichiarato che il sistema Gemini non è progettato per incoraggiare comportamenti violenti o autolesionisti. L’azienda sostiene che, in presenza di conversazioni che riguardano temi sensibili come il suicidio, l’intelligenza artificiale dovrebbe indirizzare gli utenti verso servizi di supporto e linee di assistenza.
La società ha inoltre ribadito di essere costantemente impegnata nel rafforzamento dei sistemi di sicurezza e moderazione per ridurre al minimo il rischio di situazioni simili. Tuttavia, il caso solleva nuove domande sul rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale, soprattutto quando le interazioni diventano emotivamente intense o prolungate nel tempo.
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