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Studi shock: i bambini sono più esposti alle radiazioni wireless

Un bambino può assorbire più energia dalle onde wireless rispetto a un adulto, anche quando si trova nelle stesse condizioni di esposizione. È il risultato di uno studio europeo che ha messo a confronto modelli anatomici di diverse età, analizzando frequenze utilizzate dalle reti mobili e dalle tecnologie più recenti. Il dato fa riflettere: nelle simulazioni al di sotto dei 6 GHz, l’assorbimento medio sull’intero corpo dei modelli infantili è risultato da 1,5 a 1,9 volte quello degli adulti.

Prima di pensare che smartphone, Wi-Fi e 5G siano improvvisamente diventati una minaccia dimostrata per la salute, però, c’è una differenza fondamentale da capire. La ricerca misura quanta energia elettromagnetica viene assorbita in determinati scenari simulati: non dimostra che i bambini sviluppino malattie, né che l’esposizione quotidiana superi automaticamente i limiti di sicurezza. Il lavoro, pubblicato nel 2026 su Physics in Medicine & Biology, offre soprattutto nuovi dati per valutare con maggiore precisione i sistemi di protezione.

550 simulazioni per confrontare bambini e adulti: che cosa hanno scoperto

I ricercatori hanno utilizzato quattro modelli anatomici digitali, due raffiguranti adulti e due bambini, sottoponendoli a 550 simulazioni al computer. Sono state esaminate 15 frequenze, da 450 MHz a 26 GHz, comprendendo bande impiegate dalle attuali reti wireless e altre di interesse per le future tecnologie di comunicazione. L’obiettivo era studiare come la forma e le dimensioni del corpo cambino la distribuzione dell’energia assorbita.

Per misurare questo fenomeno, lo studio ha utilizzato il SAR, acronimo di Specific Absorption Rate, cioè il tasso di assorbimento specifico espresso in watt per chilogrammo. È una misura della potenza assorbita dai tessuti per unità di massa: non è, da sola, una diagnosi medica o un indicatore diretto di danno.

Nelle esposizioni simulate a frequenze inferiori a 6 GHz, il SAR medio sull’intero corpo è risultato più alto nei modelli dei bambini. Le differenze anatomiche e dimensionali contribuiscono a spiegare perché due persone immerse nello stesso campo radio possano assorbire quantità differenti di energia per chilogrammo di tessuto. Il confronto riguarda condizioni di esposizione equivalenti nel modello, non una misurazione secondo cui ogni bambino riceve quotidianamente più radiazioni di qualsiasi adulto.

Il dato del bambino di sei anni e i limiti di sicurezza

Uno dei risultati più significativi riguarda un modello anatomico di sei anni. A una frequenza di 2.140 MHz, simulando campi elettromagnetici normalizzati ai livelli di riferimento delle linee guida, l’assorbimento medio corporeo raggiungeva il 93% del limite di 0,08 W/kg previsto per il pubblico. Nella configurazione più sfavorevole arrivava al 145% di quella soglia.

Ci sono risultati interessanti anche per il beamforming, la tecnologia con cui le antenne dirigono più efficacemente il segnale. Nelle condizioni semplificate simulate a 3,5 GHz, il SAR locale per testa e tronco superava il valore di riferimento di 2 W/kg in tutti e quattro i modelli, non soltanto in quelli infantili. A 7 GHz, per il modello di sei anni, la densità di potenza assorbita risultava superiore del 2,5% alla soglia analizzata.

Questi numeri non indicano che gli aeroporti, le case o le scuole siano già esposti a livelli pericolosi. Le simulazioni hanno imposto specifiche condizioni di campo e configurazioni geometriche, alcune volutamente sfavorevoli, per analizzare i margini rispetto ai limiti internazionali. Non equivalgono a misure della reale esposizione di un bambino che utilizza il Wi-Fi in salotto o cammina vicino a un’antenna 5G.

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5G e 6G: frequenze più alte significano più energia nel cervello?

L’intuizione potrebbe suggerire che un segnale a frequenza più alta penetri più profondamente nell’organismo. In realtà, la ricerca mette in evidenza una tendenza diversa: quando la frequenza aumenta, l’energia tende a concentrarsi nei tessuti più superficiali. Secondo i risultati riportati dagli autori, il SAR cerebrale diminuiva del 96% passando da 450 MHz a 5,8 GHz nei loro scenari simulati.

Anche l’assorbimento negli occhi cambiava sensibilmente con la frequenza. Fra 7 e 26 GHz, il valore analizzato si riduceva di circa 77 volte, perché la profondità di penetrazione diminuiva fino a diventare inferiore allo spessore della palpebra. Questo non vuol dire che le frequenze elevate siano innocue in qualunque situazione: significa che la distribuzione dell’energia cambia e che per le bande più alte occorrono grandezze dosimetriche adatte alla pelle e alle superfici corporee.

È anche il motivo per cui le linee guida internazionali non usano un unico parametro per tutte le frequenze. Il SAR è particolarmente utile quando l’energia penetra nei tessuti, mentre sopra determinate soglie di frequenza assume rilievo anche la densità di potenza assorbita. Lo studio fornisce dati utili per migliorare queste valutazioni, soprattutto per i corpi di dimensioni più piccole.

Assorbire più radiazioni non significa automaticamente ammalarsi

La parola “radiazioni” può spaventare, ma quelle utilizzate da cellulari, Wi-Fi e reti mobili sono non ionizzanti: non hanno le stesse proprietà fisiche dei raggi X o delle radiazioni gamma. Gli effetti accertati delle radiofrequenze a livelli sufficientemente elevati riguardano soprattutto il riscaldamento dei tessuti; proprio su tali effetti si basano importanti limiti di esposizione.

Cosa sappiamo invece degli effetti a lungo termine? Una revisione sistematica commissionata dall’Organizzazione mondiale della sanità e pubblicata nel 2024, basata su 63 studi epidemiologici, non ha trovato un’associazione tra uso del cellulare e aumento del rischio dei principali tumori cerebrali esaminati, inclusi gli esiti pediatrici valutati. Questo non significa che ogni questione scientifica sia definitivamente chiusa: gli autori della nuova ricerca chiedono dati dosimetrici migliori, mentre gli studi epidemiologici continuano a valutare possibili effetti su persone e popolazioni.

Perciò la conclusione corretta è doppia: le differenze di assorbimento legate all’età meritano attenzione, ma non è giustificato trasformare una simulazione in una prova che il 5G provochi tumori, danni neurologici o problemi di apprendimento. Sono domande diverse, che richiedono metodi di ricerca diversi.

Come ridurre l’esposizione senza rinunciare alla tecnologia

Se vuoi adottare qualche accorgimento prudente, senza allarmismi, puoi iniziare dalle abitudini più semplici. Durante le chiamate lunghe, usa il vivavoce o auricolari e tieni il telefono un po’ distante dalla testa; quando non serve, evita di lasciarlo a contatto diretto con il corpo per periodi prolungati. Anche una piccola distanza può ridurre l’esposizione proveniente dal dispositivo vicino.

Non è invece necessario considerare ogni router Wi-Fi un pericolo o acquistare accessori che promettono di “bloccare le radiazioni” senza prove di efficacia. Per valutare la sicurezza contano le misure dell’esposizione reale, il rispetto delle normative e la qualità degli studi. La ricerca europea suggerisce che nei modelli di valutazione sia opportuno considerare con attenzione anche le caratteristiche anatomiche infantili, anziché assumere che il corpo di un adulto rappresenti sempre tutti.

La notizia più importante, quindi, non è che la tecnologia wireless sia stata dichiarata dannosa per i bambini. È che gli scienziati dispongono ora di nuove simulazioni per capire meglio come l’età influenza l’assorbimento delle radiofrequenze. Un risultato che merita approfondimento e controlli rigorosi, senza minimizzare le domande aperte ma nemmeno anticipare conclusioni che lo studio non dimostra.

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