ChatGPT sotto accusa: un’inchiesta del Wall Street Journal riapre il dibattito sulla sicurezza dell’IA

L’ultima evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale riporta al centro dell’attenzione il delicato equilibrio tra innovazione e sicurezza. Secondo un’inchiesta pubblicata dal Wall Street Journal, dopo l’aggiornamento rilasciato nell’estate del 2025, alcuni utenti sarebbero riusciti a ottenere da ChatGPT risposte dettagliate riguardanti la produzione di veleni tossici e la progettazione di armi biologiche, aggirando in alcuni casi le misure di sicurezza predisposte dal sistema.
Stando al quotidiano statunitense, le conversazioni analizzate mostravano istruzioni considerate da alcuni esperti particolarmente accurate e potenzialmente pericolose. Fonti interne a OpenAI, citate dal giornale, avrebbero inoltre osservato che determinate spiegazioni risultavano sufficientemente semplici da poter essere comprese anche da uno studente con una preparazione scolastica di base in biologia.
OpenAI interviene, ma il quadro normativo resta incerto
L’inchiesta riferisce che OpenAI avrebbe successivamente sospeso gli account coinvolti nelle richieste ritenute più rischiose. Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, tali episodi non sarebbero stati segnalati alle autorità competenti, anche perché negli Stati Uniti non esiste attualmente una normativa federale che imponga alle aziende sviluppatrici di intelligenza artificiale di denunciare richieste di questo tipo o di limitarle in modo specifico.
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Il giornale sostiene inoltre che, nei primi mesi del 2026, alcuni utenti abbiano tentato di ottenere informazioni sulla diffusione di microrganismi patogeni, sulla modifica di virus e sulla realizzazione di sostanze altamente tossiche. In alcuni casi, secondo l’indagine, il chatbot avrebbe fornito risposte che hanno alimentato le preoccupazioni degli esperti in materia di biosicurezza.
Il caso della Corea del Nord
Tra gli elementi citati nell’articolo emerge anche il presunto utilizzo di ChatGPT da parte della Corea del Nord nell’ambito di attività di ricerca scientifica. Tuttavia, al momento non sono stati resi pubblici elementi sufficienti per confermare nel dettaglio le modalità d’impiego o l’effettivo impatto di questo utilizzo. La notizia va quindi considerata con cautela in attesa di eventuali conferme indipendenti.
L’inchiesta riaccende così il confronto internazionale sulla necessità di introdurre regole più rigorose per lo sviluppo e l’impiego dei modelli di intelligenza artificiale avanzati. Da un lato, questi strumenti rappresentano un’importante risorsa per ricerca, medicina e innovazione; dall’altro, cresce la richiesta di rafforzare i sistemi di controllo per ridurre il rischio che possano essere sfruttati con finalità dannose.
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