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La Cina potrebbe schierare armi laser nello spazio entro il 2030: l’allarme degli USA

La competizione militare tra Stati Uniti e Cina potrebbe spostarsi sempre più nello spazio. Un nuovo rapporto della Defense Intelligence Agency (DIA), pubblicato il 26 ottobre 2026, avverte che Pechino potrebbe schierare sistemi ad energia diretta direttamente in orbita entro la fine del decennio. Si tratterebbe di tecnologie capaci di interferire con i satelliti avversari senza dover necessariamente lanciare un missile.

Il punto decisivo è la distinzione tra capacità già esistenti e previsioni dell’intelligence. Secondo la DIA, la Cina possiede sistemi laser terrestri che possono disturbare, degradare o danneggiare satelliti in orbita bassa. Al contrario, non ci sono prove pubbliche di armi laser cinesi già operative nello spazio. Il possibile dispiegamento orbitale resta uno scenario indicato dagli analisti statunitensi, non un fatto accertato.

Armi a energia diretta: come potrebbero colpire un satellite

Le armi a energia diretta, spesso indicate con la sigla DEW, impiegano energia concentrata invece di un proiettile tradizionale. Tra le tecnologie possibili figurano laser ad alta potenza e sistemi a microonde. Il rapporto americano non specifica quale soluzione potrebbe essere adottata dalla Cina per un futuro sistema orbitale.

Un laser può essere impiegato per abbagliare temporaneamente un sensore ottico, impedendo a un satellite di acquisire immagini durante un’operazione di ricognizione. Con livelli di energia superiori, alcune tecnologie potrebbero danneggiare componenti sensibili e provocare effetti permanenti.

È una differenza fondamentale: un attacco che rende inutilizzabile una fotocamera per pochi istanti non equivale alla distruzione fisica di un satellite. Entrambi, però, possono compromettere attività militari che dipendono da osservazione, navigazione e comunicazioni.

Perché mettere un’arma laser nello spazio cambierebbe lo scenario

Oggi un sistema terrestre deve tenere conto della distanza dal bersaglio, della geometria orbitale e, per i laser, degli effetti dell’atmosfera. Un dispositivo installato in orbita opererebbe in condizioni differenti e potrebbe essere progettato per avvicinarsi maggiormente a determinati obiettivi.

Questo non significa che un’arma orbitale sarebbe automaticamente più potente o sempre efficace. Alimentazione energetica, dissipazione del calore, puntamento e controllo dell’assetto sono problemi ingegneristici complessi. Non è noto se Pechino abbia già superato tali difficoltà per un sistema d’arma spaziale.

La DIA prevede inoltre che la Cina possa sviluppare sistemi terrestri più potenti, capaci di minacciare satelliti situati a quote superiori rispetto a quelle oggi raggiungibili dalle capacità descritte nel rapporto.

Non solo laser: disturbi elettronici e satelliti che si avvicinano ad altri satelliti

Il documento del 2026 amplia l’attenzione anche alle capacità di guerra elettronica. Secondo la DIA, le forze cinesi dispongono di sistemi di disturbo che comprendono componenti terrestri e orbitali. Questi strumenti potrebbero interferire con collegamenti radio e segnali utilizzati da infrastrutture satellitari.

Un altro elemento osservato dagli Stati Uniti è la capacità di alcuni veicoli spaziali cinesi di manovrare vicino ad altri oggetti in orbita. Tali operazioni possono servire a ispezione, manutenzione e rimozione dei detriti, ma possiedono anche possibili applicazioni militari.

È proprio questa natura a duplice uso a complicare la valutazione delle intenzioni. Un satellite capace di avvicinarsi e manipolare un altro veicolo non è necessariamente un’arma, ma alcune delle stesse tecnologie potrebbero essere impiegate per interferire con sistemi avversari.

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Il misterioso spazioplano cinese Shenlong

Il rapporto della DIA ha attirato attenzione anche per la pubblicazione di una rara immagine dello spazioplano riutilizzabile cinese Shenlong, fotografato nel 2024 da un satellite commerciale. Il veicolo, privo di equipaggio, ricorda per alcuni aspetti l’americano X-37B.

Le sue missioni hanno incluso manovre orbitali e interazioni con piccoli oggetti rilasciati nello spazio. Queste capacità sono rilevanti per lo sviluppo di veicoli riutilizzabili e operazioni di prossimità, ma non dimostrano che Shenlong trasporti armi laser o altri sistemi offensivi.

Confondere lo spazioplano con un’arma già schierata significherebbe attribuire al programma cinese capacità che le informazioni pubbliche non permettono di verificare.

Cosa rischiano GPS, comunicazioni e osservazione della Terra

I satelliti sostengono numerose attività quotidiane, dai servizi di navigazione alle telecomunicazioni, ma hanno anche un ruolo fondamentale nelle operazioni militari. Un’interferenza mirata potrebbe compromettere ricognizione, comunicazioni o localizzazione in una determinata area e per un periodo variabile.

Il rischio concreto dipenderebbe dal tipo di satellite, dall’orbita, dalla protezione dei sensori e dalla natura dell’attacco. Non ogni arma a energia diretta può colpire qualsiasi satellite, e il rapporto non indica che l’intera rete GPS mondiale sia esposta a un’unica minaccia imminente.

Anche la risposta a un attacco rappresenta una questione delicata. Un sensore temporaneamente accecato può rendere difficile attribuire subito la responsabilità, mentre la distinzione tra interferenza reversibile e danno permanente può influire sulle decisioni politiche e militari.

Una previsione americana, non la conferma di una guerra spaziale imminente

La valutazione della DIA riflette la crescente attenzione degli Stati Uniti per le capacità antisatellite della Cina. La possibile comparsa di armi a energia diretta in orbita entro la fine degli anni Venti resta una previsione, non un annuncio di Pechino né la prova che un sistema simile sia già stato dispiegato.

Il rapporto riguarda anche Russia e altri Paesi, confermando che lo spazio è considerato un ambito sempre più strategico. Le attività di ricerca e le tecnologie duali richiedono però cautela nell’interpretazione: sviluppare una capacità, sperimentarla e renderla operativa sono tre passaggi distinti.

Il dato più significativo, per ora, è che la sicurezza dei satelliti non riguarda più soltanto il rischio di collisioni o missili antisatellite. Interferenze elettroniche, sensori accecati e sistemi orbitali manovrabili stanno entrando stabilmente nelle valutazioni di sicurezza delle grandi potenze.

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