Claude sotto accusa: Anthropic citata in giudizio per i dati biometrici

Anthropic, la società che sviluppa il chatbot Claude, è stata citata in giudizio da un utente dell’Illinois per una presunta violazione delle norme sulla privacy dei dati biometrici. La controversia riguarda una procedura di verifica dell’identità che, secondo il ricorrente, richiedeva di fotografare un documento ufficiale e acquisire un’immagine del volto senza fornire tutte le informazioni scritte previste dalla legge statale. Si tratta di accuse contenute in una causa civile, non di violazioni già accertate da un tribunale.
Claude sotto accusa per la verifica dell’identità
La causa collettiva proposta è stata avviata alla fine di settembre 2026 presso il tribunale superiore della contea di San Francisco. A presentarla è stato Jose Enrique Ortiz Colon, residente a Chicago, che sostiene di essere stato escluso dal proprio account Claude fino al completamento di una procedura di identificazione.
Secondo il suo racconto, il sistema gli ha chiesto di fotografare entrambi i lati della patente di guida e di posizionare il viso davanti alla fotocamera per acquisire una immagine dal vivo. Le informazioni sarebbero poi state elaborate attraverso un fornitore di verifica dell’identità, allo scopo di confrontare il volto con quello presente sul documento.
Il ricorrente non contesta soltanto l’esistenza del controllo di sicurezza: sostiene soprattutto che, prima dell’acquisizione, non gli sia stato comunicato per iscritto per quanto tempo sarebbero stati conservati i dati biometrici né quando sarebbero stati eliminati definitivamente.
Che cosa prevede la legge BIPA dell’Illinois
Al centro del procedimento c’è il Biometric Information Privacy Act (BIPA), una legge dell’Illinois approvata nel 2008 per disciplinare la raccolta e la gestione di identificatori biometrici, come impronte digitali e scansioni della geometria del volto.
La normativa richiede alle aziende private che raccolgono dati biometrici coperti dalla legge di informare preventivamente le persone, in forma scritta, sulle finalità e sulla durata del trattamento e di ottenere il consenso richiesto. Prevede inoltre obblighi relativi alla conservazione, alla distruzione e alla protezione delle informazioni.
La questione giuridica non è semplicemente se sia stata scattata una fotografia: nel procedimento dovrà essere valutato se la procedura utilizzata rientri nelle definizioni di dati biometrici disciplinate dal BIPA e se Anthropic abbia rispettato gli obblighi applicabili.
In caso di violazione accertata, la legge contempla risarcimenti predeterminati che possono arrivare a 1.000 dollari per una violazione negligente e a 5.000 dollari per una violazione intenzionale o temeraria, oppure il risarcimento del danno effettivo se superiore. Non si tratta di una multa già inflitta ad Anthropic.
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La risposta di Anthropic e i prossimi sviluppi
Anthropic ha dichiarato di prendere seriamente la privacy dei propri utenti, di essere a conoscenza della denuncia e di stare esaminando la vicenda. Al momento delle notizie disponibili non risulta una decisione giudiziaria sul merito delle accuse.
Il ricorrente chiede che il procedimento venga trattato come class action, cioè una causa potenzialmente estesa ad altri utenti che si trovino in una situazione comparabile. L’ammissibilità della classe e le eventuali responsabilità dovranno però essere valutate dal tribunale.
Perché la causa interessa chi utilizza l’intelligenza artificiale
Le piattaforme di intelligenza artificiale possono ricorrere a controlli di identità per contrastare abusi e accessi non autorizzati. Quando tali controlli coinvolgono il volto o altri elementi biometrici, diventano importanti la trasparenza sul trattamento, la durata della conservazione e le modalità di cancellazione.
Il caso Claude mostra il possibile conflitto tra misure di sicurezza degli account e tutela dei dati personali. Non dimostra, da solo, che tutti gli utenti Claude siano sottoposti alla medesima procedura o che le immagini raccolte vengano usate per addestrare i modelli di intelligenza artificiale.
Per gli utenti, il punto essenziale è verificare quali informazioni vengono richieste durante l’identificazione e leggere le indicazioni sulla loro gestione. Per le aziende, invece, la vicenda evidenzia quanto possa essere delicato integrare sistemi di riconoscimento e verifica biometrica in servizi digitali distribuiti in territori con regole differenti.
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