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Docce fredde, lo studio svizzero sorprende: fino al 31% di assenze per malattia in meno

Una doccia fredda al mattino può sembrare una piccola tortura, soprattutto quando fuori fa freddo. Eppure, chi riesce a mantenere questa abitudine potrebbe assentarsi meno spesso dal lavoro per malattia. È quanto suggerisce una ricerca dell’Università di Basilea, in Svizzera, che ha analizzato i dati di 719 adulti coinvolti in tre esperimenti. Tra i partecipanti che facevano regolarmente docce fredde sono stati osservati il 26% di giorni con sintomi di malattia in meno e il 31% di giorni di assenza dal lavoro in meno rispetto agli altri.

Prima di trasformare il rubinetto dell’acqua fredda in una cura miracolosa, però, serve una precisazione: i risultati mostrano un’associazione, non dimostrano che la doccia fredda prevenga le infezioni. I giorni di malattia sono stati riferiti direttamente dai partecipanti e l’analisi, presentata nella tesi di dottorato della psicologa Lena Glaser, non aveva ancora superato la revisione tra pari al momento della diffusione dei risultati. È una ricerca interessante, ma non una prova definitiva.

Docce fredde e malattie: che cosa ha scoperto l’Università di Basilea

La ricerca ha riunito i dati di tre esperimenti condotti tra il 2019 e il 2024. I partecipanti, adulti generalmente sani tra i 18 e i 65 anni, non avevano l’abitudine di fare regolarmente docce fredde prima di entrare negli studi.

Per dodici settimane, i volontari sono stati invitati a utilizzare l’acqua più fredda disponibile nel proprio impianto per un periodo indicativo di due-cinque minuti. Ogni mese hanno compilato questionari sui giorni trascorsi con sintomi come raffreddore o influenza, sulle assenze lavorative e sul proprio benessere.

Per l’analisi complessiva, i ricercatori hanno confrontato chi aveva fatto docce fredde almeno nel 70% delle occasioni con chi aveva seguito l’abitudine meno regolarmente. Nel primo gruppo sono emersi i due risultati più discussi: 26% di giorni di malattia dichiarati in meno e 31% di assenze lavorative in meno.

La differenza non significa che una persona abbia il 31% di probabilità in meno di ammalarsi. La percentuale riguarda i giorni di assenza riferiti nel periodo osservato, non il rischio individuale di contrarre una malattia.

Perché l’acqua fredda potrebbe avere un effetto sull’organismo

Una spiegazione possibile riguarda la risposta fisiologica all’esposizione al freddo. Il contatto con acqua fredda provoca cambiamenti immediati nella respirazione, nella circolazione e nell’attivazione del sistema nervoso. Alcune ricerche precedenti hanno ipotizzato che esposizioni ripetute possano modificare anche determinati segnali della risposta immunitaria.

Ma il nuovo studio svizzero non ha misurato direttamente questi meccanismi biologici. Non ha verificato con esami medici se i partecipanti avessero contratto meno infezioni, né ha dimostrato un potenziamento delle difese immunitarie.

Esiste inoltre un’altra spiegazione: chi è riuscito a mantenere l’abitudine potrebbe avere caratteristiche o comportamenti salutari diversi rispetto a chi ha smesso. Il confronto finale non coincideva perfettamente con l’assegnazione casuale iniziale, quindi non permette di attribuire con certezza i risultati alla temperatura dell’acqua.

Non solo assenze: i partecipanti si sentivano anche meglio

Tra i partecipanti più costanti è stato osservato anche un piccolo miglioramento del benessere psicologico dichiarato. Molti hanno descritto una sensazione immediata di maggiore vigilanza e freschezza dopo la doccia.

Per il benessere fisico, invece, la differenza osservata non è risultata statisticamente significativa. In altre parole, i dati non permettono di concludere che le docce fredde abbiano migliorato in modo affidabile la condizione fisica generale.

L’esperimento ha mostrato anche quanto sia difficile cambiare abitudine. Numerosi partecipanti hanno abbandonato nelle prime due settimane; successivamente, il tasso di abbandono è diminuito. Secondo Glaser, questo andamento suggerisce che il disagio iniziale possa attenuarsi con l’abitudine.

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Un altro studio aveva già trovato un risultato simile nel 2016

La ricerca svizzera non è il primo tentativo di verificare i possibili benefici delle docce fredde. Uno studio randomizzato pubblicato nel 2016 su PLOS ONE, condotto nei Paesi Bassi su oltre 3.000 partecipanti, aveva riscontrato una riduzione del 29% delle assenze lavorative per malattia tra chi concludeva la doccia con acqua fredda.

C’era però un dettaglio decisivo: in quello studio non era emersa una riduzione statisticamente significativa dei giorni in cui le persone si sentivano malate. Il risultato potrebbe quindi riflettere differenze nella percezione dei sintomi, nella loro intensità o nella decisione di andare al lavoro, non necessariamente una minore frequenza delle infezioni.

La nuova analisi di Basilea ha osservato una riduzione anche dei giorni con sintomi riferiti, ma le differenze metodologiche e i limiti dei dati impediscono di considerare la questione risolta.

Docce fredde: come iniziare senza esagerare

La ricercatrice suggerisce un approccio graduale: ridurre progressivamente la temperatura e ascoltare le reazioni del proprio corpo. Non è necessario sottoporsi ogni giorno alla stessa intensità di freddo né forzarsi a sopportare un disagio eccessivo.

L’acqua molto fredda può provocare una risposta cardiovascolare e respiratoria improvvisa. Chi soffre di malattie cardiache, problemi circolatori, asma grave o condizioni aggravate dal freddo dovrebbe chiedere un parere medico prima di provare. In caso di capogiri, difficoltà respiratoria, dolore al petto o forte malessere, è opportuno interrompere subito.

Le docce fredde non sostituiscono vaccinazioni, sonno adeguato, igiene e altre misure di prevenzione. Non esiste al momento una durata o una temperatura universalmente dimostrata per prevenire le malattie.

Un possibile vantaggio anche per bollette e ambiente

Oltre agli effetti sulla salute, l’Università di Basilea ha esaminato il potenziale risparmio energetico. Usare meno acqua calda significa, in linea generale, richiedere meno energia per il riscaldamento.

In un’analisi aggiuntiva basata su 586 partecipanti, il gruppo ha stimato una riduzione complessiva di circa 8,8 tonnellate di CO₂ in dodici settimane, equivalente a circa 15 chilogrammi per persona. Si tratta di stime calcolate utilizzando ipotesi sui consumi, non di misurazioni dirette delle bollette domestiche.

La conclusione più interessante non è che una doccia gelata sia la soluzione per non ammalarsi, ma che un cambiamento relativamente semplice potrebbe essere associato a benefici percepiti e a minori consumi. Per capire se l’acqua fredda riduca davvero le infezioni serviranno studi più rigorosi, con dati sanitari verificati e confronti che distinguano gli effetti della doccia dalle abitudini personali.

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