Neuralink, Elon Musk promette: «Le persone paralizzate torneranno a camminare entro pochi anni»
Elon Musk è convinto che Neuralink permetterà alle persone paralizzate di tornare a camminare e usare le mani nei prossimi anni. L’imprenditore lo ha scritto su X il 7 novembre 2026, commentando un video dedicato a Noland Arbaugh, il primo essere umano a ricevere un impianto cerebrale dell’azienda. È una promessa ambiziosa, ma per il momento non è un risultato clinico dimostrato: gli impianti Neuralink consentono già ad alcuni partecipanti di controllare dispositivi digitali attraverso l’attività cerebrale, non di recuperare il movimento naturale delle gambe.

Musk non ha comunicato una data precisa, non ha presentato nuovi risultati di sperimentazioni sulla deambulazione e non ha spiegato quale configurazione di impianti sarà necessaria. Per capire la portata dell’annuncio bisogna distinguere le capacità già documentate dalle tecnologie che Neuralink spera di sviluppare.
La promessa di Musk: camminare e usare di nuovo le mani
Il messaggio pubblicato su X è diretto: «Nei prossimi anni Neuralink permetterà alle persone di camminare e usare nuovamente le mani». Musk lo ha condiviso in risposta a un video nel quale Noland Arbaugh racconta quanto l’impianto abbia cambiato la sua vita quotidiana e gli abbia restituito motivazione.
Il traguardo prospettato è molto diverso dall’utilizzo di un cursore. Camminare richiede una coordinazione complessa tra cervello, midollo spinale, nervi e muscoli. Quando una lesione interrompe le vie nervose, leggere i segnali cerebrali non basta: occorre anche trovare un modo per trasformarli in comandi efficaci per il corpo.
L’azienda non ha ancora mostrato pubblicamente che il suo sistema sia capace di ripristinare questa comunicazione nelle persone con paralisi. La previsione di Musk rimane quindi un obiettivo di ricerca, non una terapia già disponibile.
Chi è Noland Arbaugh, il primo paziente Neuralink
Noland Arbaugh ha ricevuto l’impianto Neuralink nel gennaio 2024. È tetraplegico in seguito a una lesione del midollo spinale e ha partecipato allo studio clinico PRIME, che valuta la sicurezza e l’utilità dell’interfaccia cervello-computer.
L’impianto, chiamato Link, registra l’attività neurale e la converte in comandi digitali. Arbaugh ha dimostrato di poter muovere il puntatore, utilizzare un computer, scrivere e giocare ai videogiochi senza controlli manuali tradizionali.
Il dispositivo non gli ha restituito il movimento delle braccia o delle gambe. Ha però reso più semplice svolgere attività digitali che prima richiedevano strumenti adattati e l’assistenza di altre persone. È proprio questo risultato concreto ad aver reso Arbaugh il volto più conosciuto della sperimentazione.
Come funziona il chip cerebrale di Neuralink
Neuralink sviluppa un’interfaccia cervello-computer, indicata anche con la sigla BCI. Sottilissimi elettrodi inseriti nel cervello registrano segnali legati all’intenzione di movimento. Un sistema software interpreta questi segnali e li traduce in azioni, per esempio lo spostamento di un cursore sullo schermo.
Il progetto Telepathy punta a permettere alle persone con gravi limitazioni motorie di utilizzare computer, smartphone e dispositivi robotici attraverso il pensiero. Nei programmi di sperimentazione, l’azienda sta studiando anche il controllo di un braccio robotico. Muovere un arto artificiale, tuttavia, non equivale a riattivare i muscoli del proprio corpo.
Per ripristinare il movimento naturale potrebbe essere necessario un sistema capace di collegare i comandi del cervello ai circuiti nervosi situati oltre la lesione, eventualmente con stimolazione del midollo spinale o dei muscoli. Musk ha già evocato questa possibilità, ma non ha presentato un protocollo clinico che dimostri il funzionamento della soluzione Neuralink.
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Neuralink ha già restituito il movimento a qualcuno?
No, non nel senso annunciato da Musk. Le capacità documentate riguardano soprattutto il controllo di strumenti esterni e la comunicazione. Alcuni partecipanti hanno utilizzato l’interfaccia per interagire con computer, sedie a rotelle motorizzate o sistemi robotici, ma questi risultati non dimostrano il recupero della deambulazione autonoma.
Nel gennaio 2026 Neuralink ha comunicato che 21 partecipanti erano stati coinvolti nelle sue sperimentazioni a livello internazionale. L’azienda ha descritto progressi nel controllo dei dispositivi e nella traduzione dei segnali neurali in comandi, ma non ha annunciato pazienti tornati a camminare grazie all’impianto.
Anche il recupero della funzionalità delle mani presenta difficoltà notevoli. Per trasformare l’intenzione di afferrare un oggetto in un movimento reale occorre coordinare molteplici muscoli, regolare la forza e, idealmente, ripristinare una forma di feedback sensoriale.
Blindsight: l’altro progetto di Musk per restituire la vista
La promessa sul movimento arriva pochi giorni dopo un altro annuncio. Il 30 ottobre 2026 Musk ha dichiarato che il progetto Blindsight, un impianto concepito per fornire percezioni visive attraverso la stimolazione del cervello, sarebbe pronto dal punto di vista ingegneristico e in attesa delle necessarie autorizzazioni regolatorie.
Secondo Musk, il sistema potrebbe aiutare anche persone completamente cieche o prive della vista dalla nascita. Anche in questo caso, però, la disponibilità di un prototipo non equivale alla dimostrazione clinica della sua efficacia. La sicurezza e le capacità effettive dovranno essere valutate attraverso studi sull’essere umano.
L’eventuale autorizzazione della Food and Drug Administration (FDA) a iniziare una sperimentazione non sarebbe automaticamente un’approvazione per la commercializzazione o per l’utilizzo diffuso del dispositivo.
Quanto è realistico tornare a camminare grazie a un impianto cerebrale?
Il settore delle interfacce cervello-computer ha già prodotto risultati promettenti anche al di fuori di Neuralink. La ricerca su sistemi che collegano segnali cerebrali e stimolazione del midollo spinale dimostra che esistono approcci sperimentali per recuperare alcuni movimenti dopo lesioni neurologiche. I risultati, però, dipendono dal tipo di lesione, dalle condizioni del paziente e dall’architettura utilizzata.
Per trasformare queste dimostrazioni in una terapia occorrono studi su più partecipanti, verifiche di sicurezza a lungo termine, interventi chirurgici affidabili e risultati riproducibili. Inoltre, non tutte le forme di paralisi hanno la stessa causa e una tecnologia efficace per un paziente potrebbe non esserlo per un altro.
L’annuncio di Musk indica la direzione in cui Neuralink vuole muoversi, ma non autorizza a parlare di una cura imminente. La vera svolta arriverà quando l’azienda presenterà prove cliniche verificabili di persone capaci di recuperare movimenti naturali, non soltanto di controllare dispositivi esterni con il pensiero.
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