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L’intelligenza artificiale provoca una nuova crisi: circuiti stampati introvabili e prezzi alle stelle

Dopo aver messo sotto pressione la disponibilità di memorie, acceleratori e componenti per i server, il boom dell’intelligenza artificiale rischia di provocare una nuova carenza: quella dei circuiti stampati. Sono le schede che collegano i componenti elettronici di computer, smartphone, televisori e praticamente qualsiasi dispositivo moderno. La domanda dei grandi data center sta assorbendo una parte crescente della capacità produttiva, mentre i fornitori segnalano tempi di consegna fino a 30 mesi per alcuni prodotti e forti rincari dei materiali di base.

Il problema non è soltanto che servono più chip per addestrare e utilizzare i modelli di IA. Ogni acceleratore, processore e modulo di rete deve essere collegato ad altri componenti attraverso schede e substrati progettati per trasferire segnali ad alta velocità. La corsa alle infrastrutture di calcolo coinvolge quindi una filiera molto più ampia dei soli semiconduttori. E quando i produttori privilegiano le commesse più redditizie per i server, chi costruisce dispositivi di consumo può ritrovarsi con meno capacità disponibile e costi più elevati.

Perché l’intelligenza artificiale sta mettendo in crisi i circuiti stampati

I PCB, acronimo di Printed Circuit Board, sono le schede sulle quali vengono montati e collegati elettricamente i componenti. Non vanno confusi con i processori: un chip esegue operazioni, mentre il circuito stampato permette a numerosi componenti di comunicare e funzionare insieme. I sistemi destinati ai data center per l’IA richiedono PCB sofisticati, spesso con molti strati e caratteristiche elettriche più impegnative rispetto a quelle di prodotti meno complessi.

La crescita degli ordini per server e infrastrutture di rete sta quindi occupando le linee produttive specializzate. Per un fornitore, realizzare schede avanzate destinate ai grandi operatori del cloud può offrire margini più interessanti rispetto alle commesse per dispositivi consumer. La concorrenza non riguarda soltanto i chip, ma anche fabbriche, materiali e personale tecnico.

Le difficoltà sono già percepite dai costruttori di computer. Un dirigente di un’azienda statunitense del settore ha raccontato di avere problemi ad assicurarsi un numero sufficiente di PCB per i prodotti del prossimo anno, nonostante le prospettive di un mercato PC meno dinamico. La disponibilità dei componenti, dunque, può diventare un ostacolo anche quando la domanda finale non è particolarmente elevata.

Consegne fino a 30 mesi: quanto è grave il problema

Le segnalazioni raccolte nella filiera indicano che alcuni tempi di approvvigionamento sono raddoppiati. Per determinate commesse si parla di attese fino a 30 mesi, mentre un fornitore ha collocato alla fine del 2028 la prima finestra utile per nuovi ordini. Questo non significa che ogni scheda madre richiederà due anni e mezzo per essere prodotta: i dati riguardano specifici segmenti e forniture della filiera.

La distinzione è importante perché la catena dei circuiti stampati comprende prodotti molto diversi. Ci sono schede relativamente semplici per apparecchi domestici, PCB multistrato ad alte prestazioni e substrati per il packaging dei semiconduttori, utilizzati per collegare il chip al resto del sistema. I vincoli produttivi e i tempi di consegna non sono identici per tutte queste categorie.

Un altro collo di bottiglia riguarda i macchinari necessari per ampliare gli stabilimenti. Il presidente di Unimicron ha segnalato che alcune apparecchiature specializzate richiedono fino a 30 mesi dalla prenotazione alla consegna. In questo caso il dato riguarda le macchine per la produzione, non necessariamente il tempo necessario per consegnare un lotto di PCB finiti. Anche investendo subito in nuove fabbriche, quindi, non è possibile aumentare istantaneamente la capacità.

I materiali per le schede elettroniche costano sempre di più

A rendere più complessa la situazione è la disponibilità delle materie prime e dei semilavorati. Per costruire molte schede elettroniche si utilizzano laminati rivestiti di rame, detti CCL, oltre a speciali tessuti in fibra di vetro e resine. I laminati costituiscono una base essenziale sulla quale vengono realizzate le connessioni elettriche.

Un produttore taiwanese di computer ha riferito che, per le forniture considerate, il costo dei laminati ramati è aumentato di almeno dodici volte da luglio 2026. È una testimonianza relativa a specifiche condizioni di acquisto e non equivale a dire che tutti i PCB o tutte le materie prime del settore abbiano subito lo stesso rincaro.

Altri operatori segnalano aumenti più contenuti ma comunque significativi: per alcune categorie di materiali elettronici sono stati comunicati ritocchi di prezzo nell’ordine del 15-30%. Le differenze dipendono dalla tipologia del prodotto, dal fornitore e dal momento dell’ordine. Il quadro complessivo resta però quello di una filiera sottoposta a una pressione crescente.

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Ordini fino al 2030: i produttori cercano di aumentare la capacità

Secondo le informazioni raccolte da Nikkei Asia e riprese dalla stampa specializzata, un importante produttore di laminati ramati avrebbe già impegnato il proprio portafoglio ordini fino al 2030. L’azienda punta a triplicare la capacità entro il 2028, ma il progetto non garantisce che il mercato torni rapidamente in equilibrio.

Anche Unimicron sta programmando una forte espansione produttiva, con l’obiettivo riportato di portare la capacità a circa 2,5 volte il livello attuale nell’arco di tre anni. Nel frattempo, NVIDIA ha stretto accordi con aziende come Ibiden, Samsung Electro-Mechanics e Unimicron per assicurarsi substrati avanzati destinati ai processori.

L’espansione richiede però più di nuovi edifici. Servono macchinari, materiali qualificati e ingegneri capaci di gestire processi industriali complessi. Nella filiera sono stati segnalati anche aumenti retributivi del 20-30% per trattenere lavoratori specializzati. Una nuova linea produttiva non diventa operativa soltanto perché un’azienda decide di finanziarla.

Computer, smartphone e console diventeranno più costosi?

Il rischio esiste, ma non ci sono elementi sufficienti per prevedere rincari precisi dei singoli prodotti. Se i PCB e i materiali necessari diventano più cari o difficili da reperire, i produttori possono dover sostenere costi superiori, anticipare gli ordini o modificare la pianificazione industriale. Una parte di questi costi potrebbe essere trasferita sui prezzi finali, ma dipenderà dalle scorte, dai contratti e dalla concorrenza.

La pressione può riguardare un numero molto ampio di categorie: PC, smartphone, console, televisori, dispositivi di rete ed elettronica per automobili. Non significa però che tutti questi settori siano già in carenza. Le schede impiegate in un server per IA non sono necessariamente intercambiabili con quelle di un prodotto domestico; l’effetto si trasmette soprattutto attraverso la competizione per capacità produttiva, forniture e materiali condivisi.

Per chi deve acquistare un computer o un altro dispositivo elettronico, la notizia non è un motivo per comprare in fretta. I prezzi dipendono da molti fattori e le segnalazioni industriali non permettono di stabilire quando o quanto aumenteranno. La situazione merita attenzione, non allarmismo.

Il boom dell’IA sta cambiando tutta la filiera dell’elettronica

La crescita dell’intelligenza artificiale viene spesso raccontata attraverso le GPU più potenti e i grandi investimenti dei colossi tecnologici. Ma ogni data center richiede anche memorie, sistemi di alimentazione, apparati di rete, raffreddamento e circuiti stampati. Se anche uno solo di questi elementi diventa difficile da ottenere, può rallentare l’intera catena di produzione.

Il caso dei PCB mostra un effetto collaterale meno visibile della corsa all’IA: la domanda concentrata su infrastrutture ad alto valore può sottrarre risorse a settori tradizionali dell’elettronica. Per riequilibrare il mercato serviranno nuove capacità produttive, forniture più stabili e tempi di consegna meno estremi. Fino ad allora, i produttori di dispositivi consumer dovranno fare i conti con una concorrenza industriale che va ben oltre il mercato dei processori.

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