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Hacker per tutti grazie all’IA: Kaspersky lancia l’allarme sui malware del futuro

Fino a pochi anni fa, per creare un programma informatico dannoso servivano competenze di programmazione, conoscenze dei sistemi operativi e una certa familiarità con le tecniche di attacco. L’intelligenza artificiale sta cambiando questo scenario: entro un anno persino una persona senza una preparazione tecnica specifica potrebbe riuscire a generare un malware con l’aiuto dell’IA. È la previsione di Sergey Lozhkin, responsabile del Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky per le regioni META e APAC, formulata durante la conferenza internazionale Security Analyst Summit (SAS).

L’allarme non significa che chiunque sarà improvvisamente in grado di violare reti aziendali o costruire minacce invisibili agli antivirus. Al contrario, l’esperto distingue nettamente tra la facilità di produrre codice potenzialmente dannoso e la capacità di sviluppare strumenti di attacco sofisticati, efficaci e difficili da individuare.

L’intelligenza artificiale abbassa la barriera d’ingresso per i cybercriminali

I sistemi di IA generativa possono aiutare a scrivere codice, spiegare il funzionamento di programmi e correggere errori. Queste capacità hanno applicazioni legittime nella programmazione e nella sicurezza informatica, ma possono essere sfruttate anche da persone che intendono creare software dannoso.

Secondo Lozhkin, un utente inesperto potrebbe presto essere in grado di produrre un malware di livello elementare o intermedio senza possedere tutte le competenze che sarebbero state necessarie in passato. L’IA, in questo contesto, funziona come uno strumento che rende più accessibili operazioni tecniche precedentemente riservate a persone preparate.

È importante leggere questa dichiarazione per ciò che è: una previsione di un ricercatore di sicurezza, non la dimostrazione che qualsiasi persona possa già creare un malware efficace. Le prestazioni reali dipendono dal modello utilizzato, dai suoi limiti, dalle protezioni presenti e dal livello di conoscenza di chi lo impiega.

I malware creati dai principianti potrebbero essere più facili da bloccare

La maggiore accessibilità non equivale automaticamente a una maggiore pericolosità di ogni singola minaccia. Lozhkin ritiene che i programmi dannosi generati da persone inesperte possano risultare relativamente facili da riconoscere e intercettare attraverso gli strumenti di difesa.

Per spiegare il concetto, l’esperto propone un paragone con la fotografia: un osservatore competente può distinguere il lavoro di un professionista da un’immagine prodotta con strumenti automatici. Allo stesso modo, chi analizza software malevolo può individuare differenze tra un codice costruito da specialisti e uno assemblato con un supporto automatico.

L’analogia serve a illustrare la differenza di competenze, ma non costituisce una garanzia tecnica: non tutti i malware generati dall’IA sono necessariamente riconoscibili a colpo d’occhio e nessun sistema di sicurezza è infallibile. Il rischio dipende dalle caratteristiche concrete del programma e dal contesto in cui viene utilizzato.

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Per gli attacchi più sofisticati servono ancora esperti

Il ricercatore sottolinea che realizzare operazioni informatiche complesse richiede ancora conoscenze approfondite. Non basta chiedere a un modello linguistico di produrre del codice: bisogna comprendere il funzionamento dei sistemi bersaglio, riconoscere gli errori, valutare le contromisure e saper interpretare i risultati.

L’intelligenza artificiale può accelerare alcune attività, ma non sostituisce automaticamente il ragionamento tecnico necessario per costruire strumenti affidabili. Questo divario spiega perché un malware elementare e un attacco avanzato non siano affatto la stessa cosa, anche quando entrambi fanno uso dell’IA.

La diffusione di strumenti generativi potrebbe quindi aumentare soprattutto il numero di tentativi poco sofisticati, mentre le minacce più elaborate continuerebbero a essere associate a persone o gruppi con maggiori competenze. Si tratta di uno scenario plausibile, non di un dato quantitativo già dimostrato dalle dichiarazioni riportate.

Kaspersky osserva hacker sempre più giovani

Un altro aspetto segnalato da Lozhkin riguarda l’età di chi si avvicina alle attività di hacking illegale. Secondo il ricercatore, l’intelligenza artificiale sta contribuendo alla presenza crescente di ragazzi in età scolastica all’interno di gruppi di hacker.

La disponibilità di strumenti capaci di spiegare il codice e assistere nella programmazione può rendere più semplice il primo contatto con attività tecniche complesse. Naturalmente, imparare la sicurezza informatica non equivale a commettere reati: le stesse conoscenze possono essere impiegate per proteggere sistemi, identificare vulnerabilità e svolgere ricerca autorizzata.

La preoccupazione riguarda l’eventuale utilizzo illecito di strumenti sempre più accessibili, soprattutto da parte di persone che potrebbero non comprendere pienamente le conseguenze delle proprie azioni.

Cosa cambia per chi utilizza ogni giorno computer e smartphone

Per chi usa dispositivi digitali nella vita quotidiana, il messaggio più importante non è che ogni applicazione diventerà improvvisamente pericolosa. È piuttosto che la facilità con cui possono essere creati nuovi programmi dannosi rende ancora più importante mantenere buone abitudini di sicurezza.

Aggiornare regolarmente il sistema operativo e le applicazioni, scaricare software da fonti affidabili, prestare attenzione agli allegati inattesi e utilizzare l’autenticazione a più fattori sono precauzioni che restano utili indipendentemente dal fatto che un malware sia stato scritto da una persona o con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

Anche le aziende devono considerare che un numero maggiore di persone potrebbe tentare attacchi informatici senza possedere una formazione specialistica. Monitoraggio, formazione e aggiornamenti di sicurezza diventano quindi strumenti essenziali per ridurre l’esposizione alle minacce.

Le dichiarazioni sono state raccolte durante il Security Analyst Summit, appuntamento internazionale dedicato alla ricerca sulle minacce informatiche e allo scambio di informazioni tra specialisti del settore. La previsione di Kaspersky descrive una tendenza da osservare con attenzione: l’IA può rendere più semplice creare software dannoso, ma la competenza umana continua a fare la differenza tra un tentativo rudimentale e un attacco sofisticato.

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