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Keybytes, la tastiera open source del MIT che costruisci un tasto alla volta

Le tastiere meccaniche personalizzabili permettono di sostituire switch e copritasti, ma quasi sempre impongono di mantenere la disposizione prevista dalla scheda elettronica. Keybytes cambia completamente approccio: ogni tasto è un modulo indipendente che puoi collegare magneticamente agli altri, creando una tastiera con la forma e il numero di tasti che preferisci. Il progetto è stato sviluppato da Nathan Alspaugh, studente di ingegneria aerospaziale del MIT, ed è pubblicato come hardware open source.

L’idea è tanto semplice da spiegare quanto complessa da realizzare: costruire la tastiera un tasto alla volta, senza dover progettare una nuova scheda elettronica ogni volta che vuoi cambiare disposizione. Ma Keybytes è ancora un prototipo per appassionati di elettronica e non una tastiera pronta da acquistare.

Keybytes: una tastiera che cambia forma quando vuoi

Il sistema utilizza due tipi di moduli. Il primo si chiama Keybit ed è il singolo tasto; il secondo è Keyword, il controller che coordina gli altri elementi e comunica con il computer. I moduli sono quadrati da 19,05 × 19,05 millimetri, equivalenti all’ingombro standard di un tasto 1U.

I Keybit si agganciano tra loro mediante magneti. Su ciascuno dei quattro lati sono presenti piccoli contatti a molla, chiamati pogo pin, che trasportano alimentazione e dati. In questo modo puoi aggiungere un tasto a destra, a sinistra, sopra o sotto un altro modulo, senza ricorrere a un’unica scheda di grandi dimensioni.

La particolarità è che non devi limitarti alle classiche file rettangolari. Il concetto permette di sperimentare disposizioni insolite, tastierini separati o configurazioni costruite attorno alle tue esigenze. Tuttavia, il prototipo attuale dimostra il funzionamento con pochi tasti: le possibilità di una tastiera molto grande sono per ora soprattutto progettuali.

Ogni tasto ha un processore RISC-V tutto suo

Una tastiera tradizionale utilizza normalmente un controller per leggere una matrice di interruttori. Keybytes distribuisce invece l’elettronica: ogni Keybit integra un microcontrollore CH32V003 basato su RISC-V, oltre all’alloggiamento per uno switch meccanico compatibile con il formato Cherry MX.

I moduli comunicano attraverso connessioni I²C, un protocollo usato per scambiare informazioni tra componenti elettronici. I contatti sui quattro lati consentono ai moduli adiacenti di scambiarsi segnali e di ricevere energia. È questa architettura distribuita a rendere possibile la riconfigurazione fisica della tastiera.

Il controller Keyword integra invece due circuiti stampati sovrapposti. Al suo interno trova posto un STM32WB55 con processore Arm Cortex-M4, insieme all’elettronica per Bluetooth, memoria e collegamento USB-C. Sono previsti anche circuiti per la ricarica di una batteria opzionale e la gestione dell’alimentazione.

Il vantaggio è che il controller mantiene lo stesso ingombro di un normale tasto, così può essere inserito direttamente nella composizione. Non serve quindi un grosso dispositivo esterno per coordinare il sistema.

Il progetto è open source: puoi scaricare schemi e file di costruzione

Alspaugh ha pubblicato i materiali di Keybytes su GitHub con licenza MIT. Nel repository sono disponibili i file delle schede elettroniche, i modelli delle parti da stampare in 3D, le informazioni sui componenti e il diario di sviluppo. Il punto di partenza è github.com/notaroomba/keybytes.

La disponibilità dei file significa che puoi studiare, modificare e provare a riprodurre il progetto, nel rispetto della licenza. Non significa però che sia sufficiente scaricare un programma per ottenere una tastiera funzionante: occorrono schede PCB personalizzate, componenti elettronici, switch meccanici, contenitori stampati in 3D e operazioni di assemblaggio.

Per chi si occupa di elettronica, firmware o stampa 3D, Keybytes può essere anche un interessante banco di prova. Per chi cerca semplicemente una tastiera da collegare al computer, invece, l’attuale livello di complessità lo rende poco pratico.

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Quanto costa costruire una tastiera Keybytes?

Il principale ostacolo è il prezzo. Il creatore ha stimato che una configurazione di dimensioni complete, con circa 110 Keybit e due controller Keyword, potrebbe costare intorno ai 900 dollari se assemblata dal produttore. È una stima di realizzazione, non un prezzo di vendita e non un preventivo valido per ogni configurazione.

I costi crescono perché ogni tasto ha una propria scheda, un microcontrollore, connettori e altri componenti. Inoltre, la produzione e l’assemblaggio di numerose piccole schede elettroniche possono incidere molto sul totale. Alspaugh ha spiegato che, se costruisse una versione completa, preferirebbe acquistare i componenti separatamente e saldarli personalmente per contenere la spesa.

Per ora, dunque, Keybytes non è una soluzione economica. Il suo valore è soprattutto dimostrare che una tastiera interamente riconfigurabile è tecnicamente possibile e che i relativi progetti possono essere condivisi con la comunità.

Cento ore di lavoro e numerosi prototipi

Lo sviluppo è iniziato nel marzo 2026. Alspaugh ha raccontato di aver dedicato al progetto circa cento ore, affrontando problemi che vanno dalla tenuta dei magneti agli errori nei circuiti stampati, fino alle tolleranze dei contenitori realizzati con una stampante 3D a resina.

I primi magneti non riuscivano a mantenere insieme i moduli contro la pressione dei pogo pin. Il progettista ha quindi dovuto sperimentare magneti più potenti e modificare ripetutamente le custodie. Anche il contenitore del controller ha richiesto numerose revisioni prima di arrivare a una soluzione funzionante.

Il primo assemblaggio operativo è stato mostrato a fine ottobre, ma la documentazione pubblica presenta ancora un prototipo con pochi moduli. Non ci sono prove pubbliche di una tastiera completa da oltre cento tasti già costruita e collaudata con questo sistema.

Le funzioni che potrebbero arrivare in futuro

Alspaugh sta valutando nuove revisioni hardware e l’eventuale vendita dei moduli una volta perfezionato il progetto. Tra le idee menzionate figurano tasti specializzati con lettore di impronte digitali; altre possibili estensioni includono controlli aggiuntivi o moduli di input differenti.

È importante distinguere i progetti futuri dalle funzioni già disponibili. Al momento, per esempio, i singoli Keybit non dispongono di illuminazione RGB dedicata, mentre il controller prevede un indicatore di stato. Non sono stati annunciati una data di commercializzazione, un listino ufficiale o un kit pronto all’uso.

Per chi desidera sperimentare, il repository resta il riferimento per controllare i file aggiornati e l’effettivo stato del firmware. Chi cerca prestazioni specifiche, come la latenza necessaria per il gaming competitivo, dovrebbe attendere misurazioni affidabili prima di considerare Keybytes un’alternativa a una tastiera commerciale.

Perché Keybytes è un’idea interessante anche se costa molto

Le tastiere personalizzate non sono una novità, ma il progetto del MIT porta la modularità a un livello insolito: non cambi soltanto i copritasti o gli interruttori, cambi proprio la struttura fisica della tastiera. Potresti partire da un piccolo tastierino di scorciatoie e ampliarlo nel tempo, oppure sperimentare una disposizione completamente diversa senza riprogettare tutto.

Il limite economico e la complessità costruttiva impediscono per ora una diffusione di massa. Tuttavia, la disponibilità del progetto come open source permette ad altri sviluppatori di studiarlo, proporre modifiche e cercare soluzioni più accessibili.

Keybytes è quindi soprattutto un prototipo funzionante e un invito a ripensare la tastiera: non più un oggetto con una forma prestabilita, ma un insieme di piccoli componenti elettronici che puoi organizzare secondo le tue necessità.

Per saperne di più visita il progetto ufficiale su Github.

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