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Lo smartphone può scovare le telecamere nascoste in meno di cinque secondi: arriva SweepLED

Un normale smartphone potrebbe trasformarsi in uno strumento capace di individuare telecamere nascoste in pochi secondi. Un gruppo di ricercatori del KAIST (Korea Advanced Institute of Science and Technology) ha sviluppato SweepLED, un sistema che combina una particolare custodia dotata di LED con algoritmi di machine learning per distinguere gli obiettivi delle videocamere dagli altri oggetti riflettenti presenti in una stanza.

La tecnologia è stata pensata soprattutto per situazioni in cui è difficile sapere se un ambiente sia realmente privo di dispositivi di sorveglianza, come camere d’albergo e appartamenti in affitto. Invece di richiedere apparecchiature professionali, SweepLED sfrutta la fotocamera dello smartphone insieme a un accessorio dedicato.

Perché trovare una telecamera nascosta è più difficile di quanto sembri

Uno dei metodi più comuni per individuare dispositivi di registrazione nascosti consiste nell’illuminare l’ambiente e cercare il caratteristico riflesso prodotto da una lente. Il principio è relativamente semplice, ma nella pratica presenta un problema importante: moltissimi oggetti possono generare riflessi simili.

Bottoni lucidi, componenti metallici, superfici riflettenti e dettagli dei mobili possono facilmente essere scambiati per l’obiettivo di una telecamera. Il risultato è un numero elevato di falsi positivi e la necessità di controllare manualmente ogni elemento sospetto.

SweepLED cerca di superare questa limitazione analizzando non soltanto la presenza di un riflesso, ma soprattutto come quel riflesso cambia quando varia la direzione della luce.

Il sistema utilizza una custodia per smartphone equipaggiata con una serie di LED. L’utente deve inquadrare l’oggetto sospetto con la fotocamera e mantenere il telefono fermo durante l’analisi, effettuando il controllo da tre diverse angolazioni.

Durante la scansione, i LED modificano l’illuminazione della superficie mentre la fotocamera registra le piccole variazioni della luce riflessa.

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Il machine learning distingue una lente da un semplice riflesso

La parte più interessante del sistema entra in gioco dopo l’acquisizione delle immagini. Gli algoritmi di machine learning analizzano la sequenza alla ricerca di particolari schemi spazio-temporali nella riflessione della luce.

Una lente fotografica presenta infatti una struttura ottica più complessa rispetto a quella di una normale superficie brillante. Quando la sorgente luminosa cambia posizione, il comportamento dei riflessi generati dai diversi elementi interni dell’obiettivo può produrre caratteristiche riconoscibili.

È proprio questa differenza che SweepLED cerca di identificare, riducendo la possibilità di confondere una telecamera con un comune elemento metallico o lucido.

Secondo i risultati comunicati dai ricercatori, durante i test condotti su 30 oggetti, il sistema ha raggiunto un’accuratezza del 94% nella modalità di scansione manuale. L’intero controllo avrebbe richiesto meno di cinque secondi.

Si tratta comunque di risultati sperimentali: una percentuale del 94% implica che il sistema non è infallibile e non può garantire da solo che un ambiente sia completamente privo di dispositivi nascosti.

Una tecnologia pensata anche per hotel e appartamenti in affitto

La presenza di telecamere non autorizzate negli alloggi rappresenta una seria violazione della privacy. Dispositivi di dimensioni ridotte possono essere occultati all’interno di oggetti apparentemente innocui, rendendo complicato individuarli con una semplice ispezione visiva.

Una soluzione come SweepLED punta quindi a offrire un controllo più accessibile utilizzando un dispositivo che quasi tutti hanno già a disposizione.

La tecnologia sviluppata dal KAIST non trasforma però qualsiasi telefono in un rilevatore semplicemente installando un’applicazione: il funzionamento descritto dai ricercatori richiede infatti anche la custodia dotata dell’apposito sistema di LED, componente fondamentale per generare le variazioni controllate dell’illuminazione analizzate dall’algoritmo.

L’approccio mostra comunque come la combinazione tra fotocamere degli smartphone, illuminazione controllata e machine learning possa aprire nuove possibilità nel campo della protezione della privacy personale, rendendo più semplice riconoscere dispositivi che altrimenti potrebbero passare inosservati.

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